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Sarà fuorilegge mischiare i lotti di diamanti?

Chi pensasse che e’ solo italiana la smania di metter regole, creare protocolli ed albi in adorazione della nuova dea delle buone coscienze, la tracciabilita’, si ricreda. Oggi  la Jewelers of America (JA), e la Diamond Manufacturers & Importers Association of America (DMIA) insieme al Jewelers Vigilance Committee (JVC) organizzazioni di settore orafo americane stanno proponendo l’introduzione nientedimeno che di un Diamond Source  Warranty Protocol. Letteralmente si tratta di un protocollo che obblighi a rendere identificabile il percorso di tutti i diamanti dalla miniera al negozio. Molto, molto ma molto di più ambizioso del Kimberley Process che invece incide solo sulle transazioni di grezzo.

 

L’ambizioso disegno mi riporta indietro nel tempo. Gia nel 2001 un articolo del Wall Sreet Journal, alquanto poco documentato, scomodo’ addirittura il Dipartimento di Stato in una improvvisa lotta contro la tanzanite sospettata di foraggiare il terrorismo. E ce ne uscimmo con un  nuovo protocollo che di fatto ammetteva che non c’era niente da tracciare e niente di pericoloso. E che dire del Jade Act del 2003? Stop ai rubini birmani per espresso decreto presidenziale su sollecitazione di Jewellers of America (ed altri). Finche’ il GIA fece giustamente notare: ” a nostro parere non si e’ in grado di attuare l’embargo a causa dell’impossibilita  di pervenire a conclusioni certe sull’origine geografica dei rubini che varcano i confini. L’opinione pubblica nordamericana non e’ nuova a posizionamenti radicali che impongono alle organizzazioni passi impegnativi a sostegno dei diritti civili e a difesa delle comunità’ che si suppongono più deboli.

 

La nuova proposta obbligherebbe a tenere registrazioni del percorso di ciascun lotto di diamanti. I lotti di origine geografica differente non si potrebbero mischiare per qualità o affinità in un tentativo di rendere responsabile la catena intera dalla miniera al negoziante. A queste complicazioni si sono immediatamente opposte le principali associazioni di produttori di diamanti. Quanto costerebbe il nuovo protocollo? Milioni di dollari e tanta, tanta carta.

 

Ma i paladini di nuovi e più incisivi interventi non hanno torto nelle intenzioni. E’ vero infatti che il KP, lo schema certificarorio che da un decennio ha collaborato a bloccare i grezzi che finanziano le guerre fratricide, non e’ sufficiente così come e’ oggi configurato.  Gillian Milovanovic, dinamica diplomatica americana che presiede l’organizzazione del processo di Kimberley, sta fortemente insistendo affinché l’impegno dello schema di tutele alzi considerevolmente l’asticella dei propri target. Non si devono infatti scongiurare i soli conflitti armati ma anche gli abusi contro i civili, lo sfruttamento dei minatori e del lavoro minorile, le violazioni dei diritti in generale. Ma per fare ciò il lavoro e’ tanto e di tutto c’e bisogno tranne che di un proliferare di schemi poco negoziati e per niente condivisi.

 

 

 


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