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Sace, la gioielleria italiana guarda ancora alla Cina

Accordo tra il gruppo finanziario e Bank of China per scambi commerciali e progetti strategici destinati a finanziare le imprese di entrambi i paesi

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Le aziende italiane guardano alla Cina, dove cresce la domanda di beni di consumo di molti settori di punta del made in Italy, tra cui la gioielleria. Ecco perché il gruppo finanziario Sace ha stretto un accordo di collaborazione con Bank of China – Milan branch, la filiale italiana dell’istituto di credito, per espandere le opportunità di interscambio e investimento tra i due paesi, facilitando la realizzazione di operazioni di mutuo interesse. Una partnership che interessa molti settori della produzione manifatturiera italiana, come la moda, ma anche la gioielleria, di cui la Cina è il terzo importatore al mondo per l’Italia, dopo Russia e Emirati Arabi Uniti.

L’accordo prevede il rafforzamento dei canali di comunicazione e dello scambio di informazioni tra SACE e la filiale italiana di Bank of China al fine di individuare progetti strategici, facilitando l’accesso a fonti di finanziamento sia per le imprese cinesi interessate ad acquistare beni e servizi dall’Italia, sia per le imprese italiane interessate a progetti di investimento in Cina.

“Questa nuova intesa conferma l’impegno di Sace nel sostenere le imprese italiane in un mercato chiave per il Made in Italy come quello cinese, in cui esiste ancora un ampio margine di penetrazione per i nostri prodotti – ha dichiarato Michal Ron, Managing Director, Head of International business di Sace –. E ci consentirà di beneficiare dell’ampio network di Bank of China, non solo a livello regionale ma anche internazionale, per cogliere insieme nuove importanti opportunità”.

Bank of China conferma con questo accordo il suo consolidato ruolo di intermediazione tra il mercato cinese ed italiano, rinnovando il suo impegno a supporto dell’integrazione e sviluppo del business tra i due sistemi. Questa nuova collaborazione permetterà di beneficiare dell’esperienza di Sace sul mercato locale ed internazionale, ampliando così le opportunità di collaborazione su scala globale.

Con volumi di export dell’ordine dei 10 miliardi, l’Italia è oggi il 15° partner commerciale della Cina a livello mondiale e il quarto a livello europeo. Nell’arco degli ultimi quindici anni, la performance delle vendite italiane nel Paese è sempre stata sostenuta: ha messo a segno un tasso di crescita medio annuo superiore al 17% nel periodo pre-crisi (2000-2007), sceso all’8,3% nel 2008-2012, e tornato al 10% nel 2014, con prospettive altrettanto positive per i prossimi anni: secondo le previsioni di SACE è prevista una crescita dell’export italiano del 6,5% nel 2015 e del 5,3% in media tra il 2016-2018.

Le esigenze di ammodernamento e innalzamento degli standard qualitativi industriali traineranno la domanda di beni di investimento, principalmente dei comparti della meccanica strumentale, che rappresentano oggi oltre il 50% dell’export italiano nel paese. Lo sviluppo socio-demografico e l’evoluzione degli standard di vita spingerà la domanda di beni di consumo, in particolare di prodotti di fascia medio-alta nei settori alimentari, arredamento, abbigliamento (soprattutto dopo la recente dichiarazione del governo di un taglio ai dazi alle importazioni dei beni di lusso), occhialeria e gioielleria.

Driver fondamentale di questa crescita di opportunità saranno le circa 2 mila imprese italiane stabilitesi in Cina, a cui è riconducibile un fatturato di circa 5 miliardi di euro, rispetto alle quali Sace può garantire l’accesso a finanziamenti in valuta locale, soddisfare la crescente domanda delle controparti cinesi e migliorare le condizioni di pagamento.


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