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Rovatti (Fedepreziosi Modena): “Il futuro del comparto è nella Rete”

Il neo presidente dell’associazione punta a ricreare un network di operatori che sappia dialogare con altre realtà e conosca le potenzialità dei nuovi strumenti

Andrea Rovatti

Puntare sui nuovi mezzi di comunicazione, ma anche ambire a un network di operatori che non sia solo virtuale, spingendo verso un vero associazionismo. In estrema sintesi, è questo il pensiero di Andrea Rovatti, giovani neo-presidente di Federpreziosi Confcommercio Modena, che riunisce più della metà delle gioiellerie della provincia.

Eletto all’unanimità, Rovatti ha trent’anni, una laurea in Economia e un incarico nella divisione marketing della Lowell, l’azienda di famiglia che produce e commercializza orologi e gioielleria da indosso Made in Modena e che distribuisce marchi svizzeri.Con lui, nel direttivo, Gabriella Cassanelli (presidente uscente), Maurizio Bandieri e Gianfranco Malagoli.

Presidente, il suo ruolo professionale è a cavallo tra produzione, distribuzione e dettaglio. Quale vantaggio può apportare la sua peculiare esperienza alla categoria che rappresenta?
Conoscere i diversi punti di vista certamente aiuta. Sono sempre necessari spunti diversi: trovandomi anche dall’altra parte rispetto al punto vendita posso comprendere le esigenze di chi produce, di come si desidera che il prodotto venga presentato ed esposto. Resiste ancora un certo spirito conservativo: dobbiamo sostenerci e dialogare per affrontare le mutate aspettative del consumatore.

Qual è il suo obiettivo?
Dobbiamo ambire a un processo che porti gli operatori a conoscere i nuovi strumenti di uso ormai comune come i social media. Anche in questo la mia esperienza nel marketing può essere condivisa: ci sono settori del made in Italy che hanno già saputo intercettare le potenzialità delle nuove modalità di comunicare: ecco perché in questo senso già ci stiamo muovendo.

Quali sono precisamente le attività in calendario?
Ciò che vorremmo comunicare non è solo spiegare come funzionano i nuovi media o l’e-commerce: vorremmo riunire gli operatori dei settori chiave del commercio per offrire loro dei nuovi strumenti. Prima attraverso la conoscenza, quindi organizzando corsi di aggiornamento (il primo si è già svolto pochi giorni fa, ndr) e poi offrendo servizi di consulenza a prezzo agevolato tramite gli specialisti della Camera di Commercio. Le Pmi  spesso non hanno la forza di predisporre un’unità lavorativa per seguire questo segmento.

Un esperimento di formazione è già stato fatto. Che risposta ha avuto?
Abbiamo registrato grande interesse, perciò nell’interesse di tutti andremo avanti. Queste iniziative, tra l’altro, sono aperte a tutti e diventano così anche un modo per avvicinare nuovi operatori. Finché si è fuori, vince chi è più bravo, ma in associazione si lavora tutti per un bene comune. Ecco perché puntiamo a tornare al punto di origine dell’associazionismo: la visione di network deve essere sì tecnologica e virtuale, ma oggi più che mai deve essere anche reale, tangibile. 

Come si mettono in relazione l’associazionismo sul territorio e le ricadute a livello nazionale?
Dialogando. Non è da escludere che riusciremo a connetterci con altre realtà per rappresentare il comparto davanti alle istituzioni regionali e nazionali. Siamo già in contatto con associazioni di altre province, non solo emiliane, per organizzare iniziative congiunte, sempre nel solco della rappresentanza territoriale che ci è propria. Siamo già al lavoro: a breve renderemo anche più dettagliato il programma  del nuovo direttivo. 


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