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Roma, contatto diretto tra negozianti a rischio e forze dell’ordine

Iniziativa tra il commissariato Trevi e l’associazione dei Commercianti. Paolillo: “Siamo gli occhi e le orecchie del territorio: in caso di sospetti chiamiamo gli agenti che intervengono subito”

L’escalation di crimini ai danni dei negozianti colpisce ogni parte d’Italia, ma è anche vero che il centro di Roma sembra una delle “vittime” predilette di rapinatori e malintenzionati. Le tecniche per trarre in inganno i commercianti si fanno sempre più sofisticate e tante sono le categorie merceologiche a rischio: in primis gioiellerie, ma anche tabaccai, farmacisti, benzinai. Ecco perché – anche grazie al supporto della questura romanail commissariato capitolino di Trevi, guidato da Lorenzo Suraci, ha dato il via a un progetto pilota di “sicurezza partecipata”: in particolare, l’iniziativa è stata concordata con l’Associazione dei commercianti della zona.

In prima fila Paolo Paolillo, presidente Associazione regionale romana orafi e delegato alla Sicurezza di Confcommercio (nella foto a sinistra). Porta la data dello scorso maggio la firma dell’accordo tra la Confcommercio Roma e la Regione Lazio per lo stanziamento da parte dell’ente regionale di un fondo di solidarietà che garantisca tutela legale e psicologica ai commercianti vittime di azioni criminali.

Oggi l’impegno a favore della sicurezza fa un ulteriore passo in avanti con l’avvio di una collaborazione diretta tra i commercianti e sei agenti in moto nel centro di Roma, con l’obiettivo di sventare rapine e prevenire crimini. Per dare il via all’iniziativa Paolillo si è confrontato anche con i comitati di quartiere e le diverse realtà che operano sul territorio: proprio il territorio ed il suo controllo sono al centro di questo progetto pilota.

“Vogliamo essere, perché di fatto lo siamo già, gli occhi e le orecchie del territorio – spiega Paolo Paolillo – e ora abbiamo interlocutori qualificati come le squadre di poliziotti, in divisa o in borghese, che possiamo contattare ogni qualvolta abbiamo un sospetto. Così si rompe la classica timidezza dei negozianti nel segnalare comportamenti anomali”. Per le emergenze, naturalmente, chiarisce il presidente dell’Arro, resta attivo il 113, mentre in questo caso si tratta di uno strumento di controllo ma soprattutto di prevenzione, da attuare insieme a quegli agenti che meglio conoscono il territorio e le realtà commerciali. Lo scambio di informazioni tra le forze dell’ordine e i negozianti accorcia le distanze e consolida il dialogo.“Speriamo che il progetto sia esportato prima ad altri quartieri e poi a livello nazionale – prosegue Paolillo – e contiamo di diffondere questa cultura del controllo. Periodicamente valuteremo l’impatto dell’iniziativa, tenendo conto anche di come i commercianti l’avranno accolta e di quanto si saranno sentiti più al sicuro”.


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