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Risolto “brillantemente” l’annoso problema del sovraffollamento dei cimiteri

L’immortalità a portata di mano.

“Post fata resurgo” era il motto dell’Araba Fenice, ma questa peculiarità oggi pare essere alla portata di tanti, nemmeno così leggendari. Ne avevo parlato nel mio ultimo blog (http://preziosamagazine.com/il-lato-buono-dellinquinamento/) ma in termini molto diversi. Il soggetto in questione è ancora lui, il migliore amico delle donne – a detta di Merlyn -, solo che questa volta viene sintetizzato non dallo smog ma dalle ceneri della cremazione dei defunti. Si chiama diamantificazione delle ceneri, ha spiegato Alessandro Taffo, direttore commerciale e co-titolare della Taffo Funeral Service, agenzia di pompe funebri. Il procedimento assicura un prodotto finale con le medesime caratteristiche ottiche, fisiche e chimiche di quelli naturali ad un costo che parte dai 3.500 euro, all’incirca quanto bisogna sborsare per una normale sepoltura. Inoltre, per sfoggiare il gioiello di famiglia (è il caso di dirlo!) necessitano dai 3 ai 6 mesi e tutto sommato sembra essere un tempo giusto per elaborare il lutto e… guardare con più soddisfazione quel solitario che abbaglia tanto da nascondere anche i brutti ricordi. Potranno dirsi fortunate quelle inconsolabili vedove il cui ex era ben in carne perché per ottenere un diamante di ¼ di ct occorre circa mezzo chilo di cenere e dalla cremazione se ne può ricavare anche un chilo e mezzo! Ma a sconcertare non è la notizia in sé bensì i manifesti 6×3 con cui La Tasso ha tappezzato Roma: “Trasformiamo in diamanti le ceneri dei tuoi cari” (precedentemente aveva proposto il rateizzo del funerale scrivendo “Vi aiuteremo a farlo a pezzi” oppure, in riferimento al limite del tasso alcolemico consentito dalla legge a chi si mette alla guida lo slogan recitava: “Se hai bevuto fai guidare qualcun altro. O saremo noi a darti un passaggio”). Uno stile eccentrico per affrontare il tema del trapasso, chi può negarlo, ma quello che arriva come un dardo in pieno petto è il sorrisino compiacente della donna che mostra l’anello su cui ha fatto montare quel che resta del marito. Quasi non avesse aspettato altro. Ma a chi sta per gridare allo scandalo suggerirei di valutare prima se sia più irriverente trasformare un proprio caro in un gioiello, tenerlo in un’urna sul comò tra inutili ninnoli oppure incensare custodi e becchini al cimitero.

Niente crisantemi, dunque, solo una pulitina di tanto in tanto, ma mi sia concesso sospettare di chi, invece di un solitario, indossa un collier o un tennis.

 


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