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Sondaggio: Ripartenza delle gioiellerie, per gli esercenti è meglio del previsto

Il presidente di Federpreziosi Pino Aquilino: “Le riparazioni sono state importanti. È un servizio che diamo e dopo tre mesi le persone sentivano la necessità di assistenza”.


Post Covid migliore delle aspettative per una gioielleria su tre, grazie a bijoux, servizi e gioielli, anche se è forte l’incertezza sul futuro.
E per spingere gli affari quasi tre su quattro puntano sul connubio tra vetrina fisica e digitale.


Sono alcuni dei risultati del sondaggio promosso da Preziosa Magazine, al quale hanno risposto 387 aziende
, il 40,5% delle quali situate al sud, il 37,8% al nord, il 17,6% nelle isole e solo il 4,1% al centro. La stragrande maggioranza, l’83,8%, è collocata in città, mentre il 14,9% in periferia e  l’1,3% in un  centro commerciale.

I RISULTATI

Tra le aziende interpellate, un po’ più di un terzo (35,2%) è soddisfatto delle vendite fatte dal 18 maggio, rispetto alle aspettative della vigilia, mentre per il 64,8% l’andamento è peggiore del previsto. In particolare il 31,1% ha risposto “bene” e il 4,1% “benissimo”, mentre per il 45,9% gli affari sono andati male e per il 18,9% addirittura malissimo.


Le categorie più vendute sono state bijoux (37,8%), gioielli (23%) e servizi, incluse riparazioni (27%). Per quanto riguarda le sensazioni sul futuro, i dati rispecchiano abbastanza quelli dell’andamento: per il 48,6% sarà stagnante e per il 17,6% pessimo, con un 66,2% di pessimisti, ma dall’altro lato un’impresa su tre (33,8%) guarda avanti con ottimismo. Per il 21,6% sarà infatti in risalita e per il 12,2% buono.

Infine, focalizzandosi sulla propria attività, il 48,6% pensa che essa avrà un futuro e solo il 12,2%, non lo crede. In questo caso, però, è significativa l’incertezza: il 39,2% afferma infatti di non saperlo.


Un dato interessante è, infine, quello relativo alla strategia che si vuole adottare per spingere il proprio business, soprattutto dopo un periodo che ha dimostrato l’importanza dell’online e che ha spinto molti in questa direzione: il 12,2% migliorerà la vetrina fisica, il 14,9% la presenza online e il 73% lavorerà su entrambi gli aspetti.

 

I COMMENTI

“Dire che le cose vadano benissimo forse è un po’ esagerato ma di sicuro vanno meglio di quanto ci aspettassimo, soprattutto per quanto riguarda la gioielleria”

Giuseppe Aquilino

Ad analizzare i dati sono i rappresentanti di categoria, a partire dal presidente di Federpreziosi, Giuseppe Aquilino. «Dire che le cose vadano benissimo forse è un po’ esagerato – afferma – ma di sicuro vanno meglio di quanto ci aspettassimo, soprattutto per quanto riguarda la gioielleria, rispetto ai prodotti a basso costo. Dipende appunto anche dal tipo di negozio e di fascia di prezzo. Per tutti, comunque, le riparazioni sono state importanti. È un servizio che diamo e dopo tre mesi le persone sentivano la necessità di assistenza: il fatto che siano venuti è positivo, perché si temeva che non entrassero in gioielleria. Per quanto riguarda il futuro, credo che se riusciremo a tenere duro fino a fine anno, gli auspici per il 2021 siano buoni, anche per la ripresa di matrimoni, comunioni e cresime».
Tra vetrina online e fisica, il presidente ritiene comunque chiave quest’ultima. «Purtroppo ne vedo di obsolete, che magari vengono cambiate di rado, mentre soprattutto per chi è su una strada dove c’è passeggio sono importantissime, perché fanno nascere desideri, che sono ciò che vendiamo. L’online credo sia più importante per la comunicazione che per la vendita, almeno per chi ha un prodotto di alta gamma».

“Oggi la vetrina fisica è importante, ma è limitata. Serve quella online, sia come social che come sito, che poi spesso non si traduce in vendita online ma le persone vengono ad acquistare direttamente. Per molti il periodo di lockdown è stato una sveglia in questo senso”.

Andrea Sangalli

Linea simile per Andrea Sangalli, presidente dell’Associazione orafa lombarda, che lavora nella zona d’Italia più colpita dal Covid. «Che le cose vadano benissimo forse è eccessivo, ma temevamo che la situazione sarebbe stata peggiore. C’è chiaramente molta meno gente, soprattutto nei centri storici, anche a causa del telelavoro. Le vendite di massa non ci sono più, gli ingressi sono dimezzati, ma chi viene compra pezzi più importanti. Insomma, sono diminuiti gli scontrini, ma è aumentato il valore, anche se questo potrebbe cambiare. Chi ha detto che le cose vanno malissimo forse lavora nei centri storici o molto con le cerimonie e ha perso una stagione chiave come maggio. Speriamo che queste ultime ripartano tra settembre e ottobre».

Anche lui sottolinea l’importanza delle riparazioni. «Per la ripartenza sono state determinanti, nei primi giorni si sono fatte solo quelle, sia con chi doveva ritirarle che con chi portava. È il segno che non siamo negozi “usa e getta”».

Riguardo al futuro è fatalista, «oggi si può prevedere al massimo la settimana. Mi preoccupa settembre, quando sarà finita la cassa integrazione e la gente comincerà ad essere lasciata a casa, con conseguenze su tutta l’economia. Quello dei negozi dipende da come sono strutturati: chi è riuscito ad evolversi e ad assestarsi andrà avanti, chi è rimasto ancorato a determinati canoni deve mettersi in gioco o ha fatto il suo tempo. Oggi la vetrina fisica è importante, ma è limitata. Serve quella online, sia come social che come sito, che poi spesso non si traduce in vendita online ma le persone vengono ad acquistare direttamente. Per molti il periodo di lockdown è stato una sveglia in questo senso».

“La digitalizzazione non sarà la panacea, ma è uno dei tanti strumenti che il marketing mette a disposizione ed era assurdo non essere pronti prima. I social sono stati e sono importantissimi, ma bisogna anche rinnovare le vetrine fisiche, per presentarsi al cliente con la veste migliore”

Batte soprattutto sulla necessità di un approccio emotivo propositivo Pierpaolo Donati, presidente di Federpreziosi Roma. «Siamo ripartiti da un mese ed era illegittimo attendersi miracoli, dove non ce n’erano le basi. La situazione è complessa, ringraziamo il cielo che il 18 maggio abbiamo riaperto e che i clienti si vedono, sia grazie alle riparazioni che – soprattutto all’inizio – per fare quei regali che non ha potuto acquistare durante il lockdown».

E se i centri storici legati all’afflusso turistico soffrono, Donati a Roma vede comunque «un approccio è positivo, perché ci si attende una rinascita nei prossimi mesi». Ad influire negativamente, invece, è «la sensazione che lo Stato non ci stia aiutando, non solo con una politica economica a nostro favore, ma anche con investimenti sulla sicurezza e sull’ottimismo che non cogliamo. C’è però tanta gente che sta investendo e ha passato il lockdown pensando e agendo: lavorando per la riapertura; facendosi trovare pronto; implementando un online che prima era sotto tono o non c’era; contattando aziende nuove, che appena riaperto hanno inserito il loro prodotto. Questo nella consapevolezza che si è aperta una fase nella quale chi ha la forza emotiva, prima ancora che economica, di muoversi e cogliere opportunità risulta vincente, contrariamente a chi si è chiuso e assiste impotente e immobile alla catastrofe. Oggi la cosa più importante, dove i contesti lo permettono, è l’approccio emotivo: se pensi che andrà tutto male, lo sarà».

Infine, anche lui sottolinea l’importanza del digitale: «Chi aveva investito nel commercio online ha avuto un po’ di incasso durante la chiusura. Ora c’è la rincorsa da parte di chi non lo aveva fatto. La digitalizzazione non sarà la panacea, ma è uno dei tanti strumenti che il marketing mette a disposizione ed era assurdo non essere pronti prima. I social sono stati e sono importantissimi, ma bisogna anche rinnovare le vetrine fisiche, per presentarsi al cliente con la veste migliore».


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