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Riciclaggio di oro, la Consulta orafa di Arezzo a difesa del distretto

La presidente pro-tempore contesta le ricostruzioni comparse sulla stampa sul ruolo del comparto aretino e indice per oggi pomeriggio una riunione straordinaria

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Riunione straordinaria oggi pomeriggio indetta dalla Consulta Orafa di Arezzo dalla presidente pro tempore Alessia Gualdani contro le ricostruzioni comparse sulla stampa in merito all’inchiesta sul riciclaggio di oro che coinvolgerebbe anche il distretto toscano. “Alla luce dei due articoli pubblicati ne Il Sole 24 Ore che si sono susseguiti ieri ed oggi, contenenti una rappresentazione del distretto orafo di Arezzo, collegata alla storia della nostra città e al suo sviluppo economico – ha detto Gualdani, come riportato sul quotidiano Arezzonotizie – ho convocato con urgenza una riunione presso gli uffici di Arezzo Fiere e Congressi, che vedrà la presenza dei Presidenti delle singole Sezioni Orafe delle quattro Associazioni di Categoria, ritenendo gli articoli in parola del tutto lesivi dell’immagine, della dignità e della onorabilità di migliaia di imprenditori che, con enorme sacrifico, tengono in piedi aziende con oltre 11.000 addetti, ivi compreso l’indotto”. La riunione  si terrà oggi pomeriggio alle 17.30.

Il servizio pubblicato sul Sole 24 Ore cui fa riferimento la rappresentante della Consulta orafa ricostruisce il traffico di metalli preziosi intercettato tra la Svizzera e l’Italia, attraverso alcuni punti del confine meno presidiati: l’inchiesta ribattezzata “Fort Knox” dal nome della fortezza a Monte San Savino (in provincia di Arezzo), acquistata dall’organizzazione attraverso una società di diritto maltese, in cui nel novembre 2012 la Guardia di finanza smantellò un’organizzazione con base in Svizzera dedita a riciclaggio, ricettazione, frode fiscale ed esercizio abusivo del commercio di oro.

Le perquisizioni delle Fiamme Gialle, eseguite in tutta Italia, hanno avuto ad oggetto negozi di compro oro, gioiellerie e aziende orafe, comprese 23 società del distretto orafo di Arezzo, 16 del polo campano “Il Tarì” e una del distretto di Valenza. Il vertice dell’associazione sarebbe stato in Svizzera, con bracci operativi in Italia. “L’oro proveniente da piccoli e medi esercizi commerciali specializzati nella compravendita di prodotti di oreficeria (compro-oro e gioiellerie) – si legge nell’articolo del quotidiano economico – veniva conferito a pochi soggetti che fungevano da “collettori” che, a loro volta, consegnavano l’oro ad intermediari. Tutte le forniture avvenivano in nero mediante scambi di oro contro denaro contante in banconote di grosso taglio, trasportate da corrieri che usavano automobili modificate con doppifondi.  In seguito l’oro raggiungeva la Svizzera e, sempre secondo l’accusa, veniva consegnato all’acquirente finale, il cittadino italo-svizzero Petrit Kamata e veniva trasformato in lingotti per oro da investimento, con tanto di timbro ufficiale, acquistati anche da banche e Stati”.

Attualmente, l’indagine vede 168 indagati, di cui 66 a vario titolo per associazione a delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio. 87 posizioni sono state oggetto di stralcio da parte del Pm e inviate, per competenza territoriale, a 21 Procure della Repubblica, dove sono stati instaurati i rispettivi procedimenti penali; per i 71 rinviati a giudizio lo stato del procedimento penale si trova ad oggi in “udienza preliminare”.


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