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Richard Hughes al Ciges: “La gemmologia è scienza, ma anche arte e passione”

La quarta edizione dell’evento si è chiusa oggi a Napoli. Rubini, quarzi, ambra verde: presentati tutti gli ultimi studi di settore

“La gemmologia è scienza, ma anche arte e passione: senza un legame emozionale con le persone e i luoghi, la gemmologia non è niente”. Così, tra le righe del suo intervento al IV Convegno di Gemmologia Scientifica che si è svolto da domenica ad oggi a Napoli, si è espresso Richard Hughes, uno dei gemmologi più autorevoli del panorama internazionale e ospite “d’onore” dell’evento organizzato dal Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e dall’Università di Bari, con la collaborazione della Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Napoli e della Camera di Commercio di Napoli.

L’analisi di Hughes è partita dal rubino ‘pigeon’s blood’, cioè quel rubino dalla colorazione particolarmente intensa che viene estratto nello stato di Burma, comunemente noto come Myanmar. Lo studioso vi ha fatto visita negli anni Sessanta, non appena la nazione, dove si trovano molti dei giacimenti più importanti del mondo, ha iniziato ad accettare visitatori stranieri. Nelle immagini fotografiche da lui scattate e nel video della sua presentazione, Hughes ha riassunto la storia di un paese e del suo prodotto più celebre, raccontando aneddoti e smentendo falsi miti, fino ad arrivare al fulcro della questione: cos’è la gemmologia? “Un connubio tra scienza e arte – ha detto -: la gente non compra pietre preziose per il loro valore, ma per la loro bellezza e per passione”.

Il gemmologo esperto di corindoni Richard Hughes durante la sua presentazione al CIGES

Un binomio che, secondo l’esperto di corindoni, non va scisso: e proprio la parte scientifica della professione è stata analizzata dai numerosi interventi degli esperti chiamati per la seconda e ultima giornata del Convegno di Gemmologia Scientifica, di cui Preziosa Magazine è media partner. Un appuntamento che ha raccolto a Napoli studiosi ed esponenti del comparto imprenditoriale, con l’obiettivo di aprire un fronte di dialogo costante tra il mondo della formazione e quello della produzione e del commercio.

Antonello Donini del Cisgem di Milano

Nel suggestivo salone del Museo di Mineralogia la seconda e ultima giornata del Ciges, dopo il fitto calendario di ieri, ha preso il via dall’analisi di Antonello Donini, del Cisgem (laboratorio gemmologico della Camera di Commercio di Milano), incentrata sulla presenza del colore verde in alcuni diamanti: del fenomeno sono state esaminate le cause (come l’irraggiamento o la presenza di idrogeno), oltre ad alcuni case studies particolarmente interessanti.

Il suo contributo è stato seguito da quello di Adriana Maras, dell’Università La Sapienza di Roma, che ha analizzato le inclusioni nelle gemme, che non vanno sempre considerate come imperfezioni ma, in taluni casi, come esaltazione della bellezza delle gemme stesse. Il suo intervento – completato dalle osservazioni di Antonio Caramelli dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia – è partito dai primi risultati di un sistema di ripresa alternativo in 3D.

Manuela Rossi (Università degli Studi di Napoli Federico II) ha invece affrontato le tematiche connesse al gruppo del turchese e alla caratterizzazione multimetodologica dei minerali che vi appartengono. Quali siano le regole per indicare la presenza di trattamenti come il riscaldamento con residui in fessure risanate con vetro è stato l’oggetto del contibuto di Elena Gambini di INNOVHub SSI, divisione Innovazione del laboratorio Cisgem di Milano. “Ci sono anche casi in cui la pietra è composta da frammenti di rubino tenuti insieme da vetro al piombo – ha spiegato – e in questo caso non si può più parlare di rubino, ma di rubino con vetro o, in inglese, manifactured product”.

Il gemmologo dell'Igi di Anversa Luigi Costantini

I misteri storici e gemmologici connessi all’opale di Cervenica (località dell’odierna Slovacchia) sono stati analizzati dal gemmologo dell’IGI di Anversa Luigi Costantini. L’assenza di fonti ha spinto lo studioso a indagare sulle particolarità di questa gemma caratterizzata da una vasta gamma di colori contemporaneamente presenti e dalla sua peculiare durezza e stabilità nel tempo malgrado il basso contenuto di acqua.

I metodi per distinguere il quarzo naturale da quello sintetico sono stati esaminati da Ilaria Adamo, dell’Università degli Studi di Milano: è questa infatti una delle questioni più dibattute ancora oggi in ambito gemmologico. “La combinazione di varie tecniche analitiche – ha concluso la studiosa – consente oggi di distinguere efficacemente tra quarzi naturali e sintetici, anche se molte questioni restano ancora aperte”.

La tecnica della XRDT (X-ray diffraction topography) e il suo utilizzo per la caratterizzazione e la distinzione tra diamanti è stata al centro dell’intervento di Gioacchino Tempesta dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. “Caratterizzazione di corindoni infiltrati e di materiali compositi”: questo il tema del contributo di Raffaella Navone (laboratorio di analisi, corsi e ricerche gemmologiche di Torino), che ha indagato in modo approfondito i materiali utilizzati per le infiltrazioni nei corindoni naturali.

Sull’ambra verde, un materiale comparso per la prima volta alla fiera di Hong Kong nel 2006, ha presentato la propria indagine il geologo Gianluca Cattaneo. L’ambra verde, caratterizzata da un colore che va dal verde brillante al giallo-verde, è rinvenibile in realtà solo in Messico e nella Repubblica Dominicana ed è molto rara. Molti dei materiali proposti con questo nome sono in realtà, come confermato dalle analisi di Cattaneo e dei geologi dell’Istituto Gemmologico Nazionale, una copale colombiana sottoposta a un processo multistage di riscaldamento in autoclave a pressioni crescenti.

Dall’ambra verde alla tzavorite: lo studio di Valerio Zancanella (del Gemmarum Lapidator di Cavalese, Trento) è stato dedicato proprio a questo granato e alla particolarità per cui è una delle pochissime gemme al mondo che si può datare in modo certo. E’ stata infatti scoperta da Campbell Bridges negli anni Sessanta, nell’Africa Orientale.

Valerio Zancanella (Gemmarum Lapidator) durante l'intervento sulla tzavorite

Il IV Convegno di Gemmologia Scientifica, sponsorizzato da E-Motion, GemTech, Paolo Minieri, Masterstones, Gemmoraman, Medias, Arcogem e patrocinato dalla Federazione Orafa Campana e dal Consorzio Antico Borgo Orefici di Napoli, si è arricchito della visita al Museo di Zoologia dell’Università partenopea, ricco di reperti perfettamente conservati e in alcuni casi dal valore storico inestimabile. Nei due saloni del museo, l’esposizione di poster esplicativi: tra i temi, l’applicazione della ‘Laser induced Breakdown Spectroscopy’ per gli smeraldi, l’indagine tramite diffrazione a raggi X della zoisite colorata e l’analisi di diamanti, corindoni termo-diffusi e riempimenti per smeraldi.

“Il senso ultimo di questo evento e della professione di gemmologo è racchiuso nell’intervento di Richard Hughes – ha detto tirando le somme Paolo Minieri, presidente di Gemtech, uno degli organizzatori del Convegno -: un aspetto che troppo spesso perdiamo di vista e che incontri come questo devono ricordarci: il nostro è un lavoro basato sulla passione”.