di


Ricerca DPA: il 61% dei gioiellieri non vuole vendere diamanti sintetici

Un sondaggio rivela un atteggiamento di cautela da parte dei rivenditori, che temono una perdita di reputazione

Diamanti sintetici-min

La reputazione aziendale è un valore difficile da costruire, ma ci vuole un attimo a perderla. Sembrano pensare questo i gioiellieri intervistati dalla Diamond Producers Association che ha condotto un sondaggio sulla propensione a vendere diamanti sintetici, riportato da Rapaport News. Ancora tanto scetticismo, dunque, tra i membri della categoria del dettaglio. Dalla ricerca emerge che il 61% dei rivenditori non è “assolutamente” intenzionato a vendere sintetici nei prossimi 12 mesi.

Il mondo del sintetico apre lo spiraglio a numerose problematiche. Nei mesi scorsi, infatti, sono stati segnalati diversi casi di lotti di Melèe naturali ‘inquinati’ da sintetici, tanto che si stanno diffondendo diversi macchinari in grado di rivelarne la presenza soprattutto in gruppi di pietre di piccole dimensioni (quelle solitamente più difficili da verificare). Persino il Processo di Kimberley si è interessato alla questione, tanto da dedicare un anno fa un focus al fenomeno durante l’assemblea plenaria.

“C’è sempre maggiore consapevolezza nell’industria – ha detto Jean-Marc Lieberherr , CEO dell’organizzazione di marketing di diamantisul fatto che bisogna fare attenzione prima di abbracciare la categoria di diamanti sintetici, affinché non influisca sul business di alto valore dei naturali”. La ricerca, svolta a giugno da 360 Market Reach per conto di DPA, ha esaminato i pareri di 250 gioiellieri, gestori di catene e rivenditori indipendenti.

Di quelli che hanno dichiarato di non volere vendere sintetici, il 45% ha dichiarato di temere una compromissione della reputazione del proprio negozio, mentre il 36% ha citato una mancanza di interesse da parte del consumatore. Circa il 25% si preoccupa di abbassare il valore medio delle transazioni. Coloro che hanno partecipato all’indagine hanno mostrato una forte consapevolezza sui sintetici ma meno sul modo in cui sono prodotti: per esempio, molti non sapevano che fossero necessarie solo alcune settimane per coltivare un diamante. Insomma, a quanto pare i sintetici hanno ancora tanta strada da fare per diventare una reale alternativa al diamante naturale. 


1 commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In Lebole secondo banner orizzontale