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Ricerca Convey per Assorologi, il 35% delle pagine web utilizza illegalmente i brand

La consapevolezza dei danni che la contraffazione on line apporta al comparto dell’orologeria a livello mondiale è emersa con forza durante il convegno organizzato da Assorologi in partnership con la società specializzata in web intelligence Convey, svoltosi a Milano il 6 febbraio scorso. I lavori sono stati aperti da un videomessaggio del presidente di Confcommercio Carlo Sangalli; a discutere degli effetti della contraffazione on line e delle azioni dal possibile ruolo della pubblica amministrazione, della magistratura e del legislatore sono stati l’Avvocato Daniela Mainini, Presidente del Cnac – Consiglio Nazionale Anti-Contraffazione, l’Onorevole Giovanni Fava, presidente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla Contraffazione e il professore avvocato Cesare Galli, consulente del Ministero dello Sviluppo Economico in tema di Proprietà Industriale. I dati emersi dalla ricerca Convey – condotta su 50 brand – accendono i riflettori in particolare su alcuni aspetti del reato commesso attraverso il web: circa il 35% delle pagine web utilizza illegalmente i brand per vendere prodotti falsi. Attraverso social network come Facebook e Twitter, inoltre, vengono veicolati direttamente contenuti contraffattivi che possono arrivare al 40% delle pagine indagate: viene fuori dunque un ruolo di trampolino verso siti esterni pericolosi.

In media, nelle prime 100 pagine di un motore di ricerca che abbiano ad oggetto il nome di un determinato brand di orologeria, ben 32 sono risultate essere veicoli di contraffazione. Anche la percentuale relativi ai siti di e-commerce è preoccupante: 3 pagine su 4 con oggetti contraffatti appartengono a siti di commercio elettronico, una su sei a un blog. Il 40% delle pagine “pericolose” è ospitato da server americani; seguono Cina, Paesi Bassi, Malesia e Germania.
“La mole di dati che abbiamo analizzato è stata rilevante – spiega Giuseppe Provera, partner e Amministratore unico di Convey nel solo Web 1.0 abbiamo misurato con nuove metriche la contraffazione su 50 marchi “corporate” e le criticità di 458 modelli di orologi, riconoscendo per ciascun marchio ben 6 livelli d’uso illegale, individuando 70 Paesi coinvolti, oltre 13 mila serverconnessi, e circa 19 mila domini Internet attivi. Le analisi aggregate dei 50 marchi suddivisi in 4 segmenti riferiti al loro posizionamento sul mercato e per il settore nella sua totalità – ha proseguito Provera – ci hanno consentito non solo di stilare classifiche sui livelli di rischio per i marchi, ma anche di affrontare per la prima volta, ad un primo livello, la difficile problematica dell’individuazione di ‘network di website contraffattori’, composti da decine/centinaia di siti apparentemente autonomi, dietro ai quali si nascondono emanazioni del crimine organizzato internazionale”.

Dall’analisi dei risultati ottenuti da questo studio possono derivare nuove strategie per contrastare con maggior efficacia il fenomeno – ha commentato il presidente di Assorologi Mario Peserico -, da oggi non solo con singole iniziative di ‘enforcement’, ma anche rendendo possibili azioni di concerto fra più Brand. La nostra associazione continuerà a presidiare questo tema, in una logica di continuità e di approfondimento rispetto alle molte iniziative già realizzate: la campagna di comunicazione rivolta al consumatore, il decalogo sulla contraffazione, la collaborazione con l’Agenzia delle Dogane anche attraverso il nuovo portale Falsobook”.


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