di


Ricchezza prodotta da cultura, Arezzo capitale. Anche grazie agli orafi

Il rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere prende in esame anche settori attivati dalla cultura come i saperi artigiani: Vicenza quarta in classifica

Se Arezzo è la prima città d’Italia per produzione di ricchezza da cultura, lo si deve anche agli orafi. Lo ha detto Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, durante la presentazione a Roma del rapporto “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi“, realizzato con Unioncamere e la collaborazione della Regione Marche.

Intesa in senso ampio, dunque, la cultura muove l’economia: il valore della filiera culturale italiana è di 214 miliardi di euro che include il prodotto delle industrie culturali e creative, ma anche quella parte di economia nazionale che viene attivata dalla cultura. È quanto emerge dal Rapporto 2014 di Symbola e Unioncamere: a illustrare i dati, alla presenza del ministro dei Beni e delle attività culturali Dario Franceschini, il Segretario Generale di Unioncamere Gagliardi, il Presidente di Symbola Realacci e l’Assessore alla Cultura e al Bilancio Regione Marche Marcolini.

Le industrie culturali e creative si confermano un pilastro del made in Italy, tanto che durante la crisi l’export legato a cultura e creatività è cresciuto del 35%. Entrando nel dettaglio dello studio – una sorta di annuario, per numeri e storie, realizzato anche grazie al contributo di circa 40 personalità di punta nei diversi settori, alla partnership di Fondazione Fitzcarraldo e Si.Camera e con il patrocinio dei ministeri dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e dello Sviluppo Economico – emerge che dalle 443.458 imprese del sistema produttivo culturale, che rappresentano il 7,3% delle imprese nazionali, arriva il 5,4% della ricchezza prodotta in Italia: 74,9 miliardi di euro.

“È grazie alla creatività e alla cultura, che nel nostro Paese si incrocia con la qualità, l’innovazione e le nuove tecnologie, se le imprese sono state capaci di incorporare bellezza e valore nel made in Italy. Così, mentre tutti dicevano che il nostro manifatturiero sarebbe morto sotto i colpi della concorrenza cinese, le imprese italiane sono riuscite a presidiare la fascia alta del mercato e aumentare il valore aggiunto dei prodotti”, commenta Ermete Realacci.

L’analisi prende dunque in esame un concetto ampio di cultura, includendo la filiera delle industrie culturali italiane, ovvero quei settori che non svolgono di per sé attività culturali, ma che dalla cultura sono attivati: dalle produzioni tipiche al dettaglio connesso all’industria culturale. Con un po’ di sorpresa, in cima alle città  che meglio intrecciano bellezza, creatività, innovazione, saperi artigiani e manifattura figura Arezzo. La provincia toscana si conferma al primo posto sia per valore aggiunto, che per occupati legati alle industrie culturali (rispettivamente 9% e 10,4% del totale dell’economia).

Nella classifica provinciale per incidenza del valore aggiunto del sistema produttivo culturale sul totale dell’economia, seguono Pordenone e Pesaro Urbino, attestate sulla stessa soglia del 7,9%. Quarta l’altra capitale italiana dell’oro, Vicenza al 7,7%. Quanto alle macroaree geografiche, è il Centro a emergere: qui cultura e creatività producono un valore aggiunto di 18,7 miliardi di euro, equivalenti al 6,2% del totale della locale economia valore aggiunto. Seguono da vicino il Nord-Ovest, che dall’industria culturale crea ricchezza per oltre 26 miliardi di euro, il 5,8% della propria economia, e il Nord-Est, che sempre dal settore delle produzioni culturali e creative vede arrivare 17,3 miliardi (5,4%). Staccato il Mezzogiorno che dalle industrie culturali produce valore aggiunto per 12,5 miliardi di euro (4%).

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *