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Riccardo Balbo nominato direttore accademico IED Italia

Precedentemente a capo della sede di Torino, ora guidata da Paola Zini, il nuovo vertice nazionale racconta gli obiettivi dell’Istituto anche nel segmento gioiello e accessorio

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Istituto Europeo di Design, la sede torinese della Scuola di Moda

Cambio al vertice per l’Istituto Europeo di Design: Riccardo Balbo, finora direttore della sede di Torino, è il nuovo direttore accademico IED Italia, mentre Paola Zini, presidente del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, prende il suo posto al vertice della sede piemontese“La formazione negli ambiti creativi – ha detto Paola Zini – è una risorsa indispensabile per lo sviluppo di tutti i settori economici. Alcuni, come l’industria e l’artigianato, hanno storicamente legato il loro successo all’interazione con il design, lo stile e la comunicazione. Altri, che sembrano invece più lontani, come il mondo della cultura, del turismo, dei servizi e dei beni culturali sono alla ricerca di tale confronto”.

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Paola Zini e Riccardo Balbo

IED Torino, attivo sul territorio da quasi 30 anni, sotto la guida di Balbo ha unito un’attenta riflessione rispetto ai temi dell’innovazione, della formazione e della ricerca ad una stretta sinergia con realtà aziendali all’avanguardia per il segmento design su scala nazionale e internazionale. Questo ha creato le condizioni per registrare negli ultimi quattro anni una crescita di oltre il 30%, relativa al numero di studenti iscritti. Recentemente la sede piemontese ha inaugurato i nuovi spazi destinati alla Scuola di Moda in una sede dedicata (Corso Matteotti, 11 – Torino).

Tra le attività in costante evoluzione, la formula dei corsi di Diploma Accademico – riconosciuti dal Ministero dell’Istruzione e dell’Università – in Fashion Design e Design del Gioiello e Accessori, rinnovati periodicamente per orientarsi verso contenuti e ambiti di ricerca distintivi. Riccardo Balbo racconta a Preziosa Magazine le sfide da  lanciare a livello nazionale per l’IED e in particolare per il segmento gioiello-accessorio.

Riccardo Balbo: “Noi progettiamo chi progetterà il futuro. Il nostro compito è stare dietro al mercato pur standogli avanti”

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Riccardo Balbo

Direttore, quale sarà il suo ruolo ora che è diventato direttore accademico Italia?

“Questa nomina è l’ufficializzazione di un percorso intrapreso già da un anno. Io provengo dal mondo universitario, sono stato ricercatore e poi professore associato in un’Università inglese: di fatto, il direttore accademico di un istituto come il nostro – i cui corsi sono riconosciuti dal Miur – è l’equivalente del Rettore. Mi aspetta una sfida ambiziosa, con molte responsabilità e la necessità di una visione d’insieme più ampia, rispetto alla guida di una singola sede, e riguarderà l’intero network IED, che oltre all’Italia comprende anche Spagna e Brasile”.

In quale fase della sua storia si trova oggi l’IED?

“Ad un giro di boa, certamente. Abbiamo da poco festeggiato il cinquantenario dalla fondazione, il che, per il tipo di formazione che portiamo avanti, è davvero un primato. Siamo stati la prima scuola italiana e tra le prime europee a sviluppare il design e il fashion attraverso processi laboratoriali, orgogliosi della nostra impronta Made in Italy. Inoltre, purtroppo, poco dopo le celebrazioni per l’importante anniversario, lo scorso marzo, è venuto a mancare il fondatore e presidente dell’IED, Francesco Morelli. Non c’è dubbio allora che questo sia il momento riflettere, premere sull’acceleratore e scegliere quale direzione intraprendere”.

Quanto contano i corsi in Design del gioiello e dell’accessorio nella strategia formativa dell’Istituto?

“L’offerta formativa è piuttosto articolata e complessa, circostanza che riflette la complessità di questi due segmenti, e arriva a includere corsi di specializzazione mirati come la brand communication o il luxury brand management. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una lenta e progressiva sfocatura dei confini disciplinari e professionali, non sufficientemente mappati. Chi disegna gioielli non sempre arriva dal mondo del design, tanto per fare un esempio. Purtroppo, è facile cadere nel tranello delle banalizzazioni come “Non si trova lavoro”, “I nostri giovani non sono abbastanza formati”. Ma nel costruire percorsi specializzanti come i nostri corsi triennali o i nostri master dobbiamo tenere conto di molte variabili, come l’impatto delle tecnologie, i cambiamenti nel processo produttivo, il rapporto tra realtà globali e locali. Noi non progettiamo il futuro: progettiamo quelli che dovranno progettarlo, cioè i nostri studenti”.

In IED sono attese delle novità per questi due segmenti? 

“Sì, e anche se non posso dare troppi dettagli, posso dire che per costruire il nuovo ci poniamo nella prospettiva di anticipare cosa servirà alle aziende del gioiello e dell’accessorio nei prossimi 10 anni. Se intercettiamo questa esigenza, saremo in grado di offrire competenze e know how immediatamente spendibili. Come dicevo, si tratta di due settori i cui confini sono molto sfocati: l’accessorio appartiene al fashion, ma è sempre più vicino al mondo del gioiello. Questa assenza di identità è piuttosto anacronistica, perciò vogliamo fare ordine innanzi tutto nelle varie professionalità. In secondo luogo, abbiamo molto a cuore il tema della sostenibilità, lontani da ogni interpretazione banale. La sostenibilità non si limita all’utilizzo di materiali naturali, ma si muove intorno all’intera filiera, all’impatto sui processi produttivi. Il design non può più prescindere da questo”.

Quali sono le ricadute occupazionali dei corsi sul gioiello e sull’accessorio?

“È difficile dirlo, perché il dato aggregato, che pure abbiamo, non dice molto. In generale, possiamo limitarci a dire che il tasso di occupazione è decisamente sopra l’80%. In tutte le nostre sedi è attivo un servizio di job placement che aiuta i ragazzi a trovarsi uno stage (che non fa parte di default dei corsi triennali) per passare dalla teoria alla pratica: in sostanza, stiamo dietro ai nostri allievi finché non lo trovano. Ma naturalmente il servizio è attivo per chi ne fa richiesta: nel mondo del gioiello soprattutto, accade che chi frequenta un corso abbia già un’attività familiare dove collocarsi dopo aver finito gli studi, ma anche che ci si voglia muovere nel settore da freelance, lavorando per più committenti”.

In virtù del suo ruolo, da anni ha a che fare più o meno indirettamente con il settore orafo. Esiste, secondo lei, una differenza tra bijou e gioiello?

“È una domanda insidiosa. Premesso che le differenze fanno parte della verità intesa come doxa, una verità di opinione, ci sono delle precisazioni da fare. Esiste un mercato del lusso in cui il concetto di gioiello è legato al valore intrinseco della materia, al netto del design. Ma esiste anche un mercato che unisce materie preziose a quelle non preziose, e in questo caso il valore è quello progettuale. Sono portato a dire che la differenza di cui in Italia si sente tanto parlare è piuttosto anacronistica: da un lato, se ci riferiamo ai mercati, è una dicotomia ancora esistente; dall’altro, i confini, come dicevamo, si stanno ammorbidendo”.   


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