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Responsabilità sociale delle aziende orafe come chiave per il rilancio del settore

Durante il workshop in Camera di Commercio a Napoli il confronto tra mondo delle imprese, della ricerca e delle associazioni

Sono stati toccati i temi più scottanti per il settore orafo, dal disegno di legge su titoli e marchi a quello sui materiali gemmologici, dalla responsabilità sociale delle imprese fino ai nuovi limiti di nichel che entreranno in vigore il prossimo aprile: questa mattina a Napoli, nella sede della Camera di Commercio cittadina, si è svolto il workshop “RSI: La Filiera orafa. Territorio, Impresa e Ricerca a confronto”, organizzato dall’ente camerale, dall’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, dal Consorzio Promos Ricerche, dalla Federazione Orafi Campani – Foc, aderente a Confcommercio, e dal Consorzio Antico Borgo Orefici.

Alessandra De Chiara

Numerosi e variegati i punti di vista emersi durante l’incontro: dopo il saluto del presidente della Federazione orafi Campani Giovan Giuseppe Lanfreschi, gli interventi delle prof.sse dell’Orientale Alessandra De Chiara e Valentina Grado sono stati incentrati sugli aspetti tecnici relativi all’autoregolamentazione del settore e agli strumenti di diritto internazionale legati alla responsabilità di sociale impresa.

“Il settore orafo italiano ha assistito a grandi perdite sia sul mercato interno sia su quello internazionale – ha spiegato la De Chiara – con una perdita consistente di mercato a favore dell’India, che oggi si attesta sul 14 per cento, degli Usa e della Cina. Nel 2011 il fatturato è cresciuto del 3 per cento ma a prezzi correnti, quindi considerati gli aumenti dei prezzi alla produzione il dato è in realtà negativo. Secondo i dati di Intesa Sanpaolo c’è stato un calo del -7,5 per cento rispetto al 2011 e la domanda di gioielli è scesa, a livello globale, del 2 per cento, mentre è cresciuta del 37 per cento quella finalizzata ad investimenti”. Alessandra De Chiara ha messo in correlazione dati derivanti da diverse fonti e anche le fette coperte dai vari mercati di destinazione (Europa, dove arriva il 50 per cento della produzione italiana, soprattutto in Svizzera dove confluiscono grandi quantità di gioielli e metalli a fini di riuso, seguita da Cina, Medio Oriente e Usa, con una significativa rimonta dell’Africa), indicando anche le possibili soluzioni per tutelare la filiera. Tra queste, la tracciabilità del prodotto made in Italy e l’abbassamento dei dazi doganali.

“L’oro è uno dei quattro metalli individuati con il termine di ‘conflict minerals’ – ha spiegato la prof.ssa Grado – in particolare per la quantità proveniente dalla repubblica democratica del Congo, protagonista negli ultimi decenni di due conflitti piuttosto seri. Una organizzazione non governativa americana ha individuato i singoli passaggi dall’estrazione in luoghi di conflitto fino all’arrivo dell’oro nelle industrie manifatturiere, passando attraverso un network di paesi africani, Dubai e le banche svizzere”. Sono state inolte a lungo esaminate le raccomandazioni dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che, pur non essendo in tutti i paesi strumenti vincolanti nella maggior parte dei paesi, costituiscono una base di partenza importante per la responsabilizzazione delle imprese.

Tra i paesi che hanno recepito questi principi in una legge figurano gli Stati Uniti d’America, che impongono a tutte le imprese quotate nella Borsa americana (quindi potenzialmente anche ad aziende straniere) di garantire che i metalli utilizzati non abbiano direttamente o indirettamente finanziato conflitti. Qualora non possano garantire questa circostanza, devono fornire una ulteriore dichiarazione di provenienza.

Francesco Sequino

Il testo di legge sui materiali gemmologici in discussione al Senato (e già approvato alla Camera dei Deputati) è stato invece analizzato da Marco Calabrò, avvocato e giudice di pace del settore penale di Napoli, che ha auspicato una sensibilizzazione del commercio in merito alle informazioni fornite al consumatore. A scandagliare il settore dei diamanti è stato invece Francesco Sequino (nell’immagine a destra), gemmologo FGA, che ha esaminato i sistemi di certificazione come possibili strumenti di responsabilità sociale.

Le novità che potrebbero essere introdotte dal disegno di legge su titoli e marchi sono state l’oggetto dell’intervento di Marco Cantarella, direttore della Federazione Orafi Campani Confcommercio. Un cenno è stato fatto anche ad alcune nuove norme contenute nel dpr 208/2012 – come per esempio l’utilizzo del laser per segnalare marchi e titoli identificativi – in attesa che il provvedimento venga reso effettivo attraverso un decreto che ne indichi le specifiche tecniche.

Un discorso a parte ha meritato la responsabilità del rivenditore, che sussiste soltanto per ciò che concerne la correttezza del titolo e il marchio di identificazione; il dott. Cantarella, inoltre, ha rapidamente accennato al Fondo per la promozione e lo sviluppo del settore che sarà finanziato al 50 per cento dai proventi delle sanzioni connesse alle nuove norme. L’intervento del direttore della Foc si è concluso con una descrizione del Borsino dell’oro, sarebbe a dire la valutazione trimestrale dei valori della compravendita di oro.

L’attenzione sul fenomeno dei Compro Oro è stata richiamata dall’intervento di Giovanni Lepre, in qualità di rappresentante della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa di Napoli, che ha anche ricordato le numerose iniziative della Cna in cantiere per avvicinare i giovani al mondo del lavoro, in particolare a quello dell’artigianato.

Steven Tranquilli

Un messaggio di fiducia è stato infine lanciato dal direttore di Federpreziosi, Federazione Nazionale delle Imprese Orafe Gioielliere Argentiere Orologiaie di Confcommercio, Steven Tranquilli: “Occorre puntare su conoscemza, entusiasmo e pazienza – ha detto Tranquilli – e va ricordato che se dal punto di vista della coscienza civica e della cultura della responsabilità siamo indietro rispetto ad altri paesi europei, dal punto di vista legislativo invece siamo piuttosto avanti. E’ necessario perciò far tesoro di questo valore potenziando il dialogo tra le parti. Grazie a questo confronto continuo con le istituzione ma anche con i rappresentanti degli altri livelli della filiera siamo riusciti ad ottenere risultati un tempo insperati”.

Il convegno si è chiuso con un dibattito aperto al pubblico che ha portato alla luce la questione delle nuove soglie di nichel impostate dalla norma UNI EN 1811:2011, che entreranno in vigore dal primo aprile e coinvolgeranno tutta la filiera; resta tuttavia ancora aperta la questione delle giacenze di magazzino. “Un segnale positivo di apertura verso la tutela del consumatore l’ha dato il Consorzio Antico Borgo Orefici di Napoli – ha concluso il direttore di Federpreziosi – con l’iniziativa “Valore Vero”, un bollino che rappresenta qualità, cortesia e legalità predisposto dal Consorzio Antico Borgo Orefici di Napoli insieme a Federconsumatori Campania, che diventerà probabilmente un modello da esportare su tutto il territorio nazionale”.

In chiusura è arrivata anche la notizia che la quarta edizione del CIGES – Convegno Italiano di Gemmologia Scientifica che negli ultimi anni ha messo allo stesso tavolo il mondo delle imprese e quello accademico – si svolgerà a Napoli.


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