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Registro Compro Oro, oltre 3.000 iscritti. Solo il 2,2% non può operare legalmente

Dopo la chiusura, a ottobre, dei termini previsti dal nuovo decreto gli operatori attivi sono oltre 3mila soprattutto concentrati nel Centro nord

All’indomani della chiusura delle iscrizioni al Registro dell’OAM, a ottobre, gli operatori di Compro oro iscritti erano 435 a fronte di 2730 istanze presentate nei termini. Oggi, a poco più di due mesi di distanza l’OAM – l’Organismo degli Agenti e dei Mediatori – tira le somme sugli sviluppi dopo l’entrata in vigore del D.Lgs 25 maggio 2017, n. 92.

Un provvedimento che – tra le tante novità apportate al sistema – ha reso obbligatoria l’iscrizione al registro degli operatori compro oro professionali istituito presso l’OAM con il requisito della licenza per l’attività in materia di oggetti preziosi di cui all’art. 127 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza. Nell’obbligo sono stati inclusi tutti gli operatori che svolgono attività di compra-vendita, nonché permuta di oggetti preziosi usati (includendo così, oltre ai Compro Oro anche i gioiellieri che effettuano questo tipo di attività anche in modo secondario nonché ai banchi metalli e alle fonderie). In assenza dell’iscrizione al Registro, il decreto legislativo stabilisce che chiunque svolge l’attività di Compro oro è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni e con la multa da 2.000 euro a 10.000 euro. L’obiettivo della nuova legge è quello di garantire la piena tracciabilità della compravendita e permuta di oggetti preziosi usati e prevenire finalità illegali, con specifico riferimento al riciclaggio di denaro e al reimpiego di proventi di attività illecite.

A due mesi di distanza dalla chiusura dei termini per la richiesta di iscrizione, oggi l’universo di operatori professionali in oro è composto da circa tremila soggetti, operativi soprattutto al Centro-Nord, divisi a metà tra persone fisiche e persone giuridiche. Al 4 dicembre 2018 risultano infatti iscritti 3.004 soggetti con oltre 5.250 sedi operative dichiarate. Il numero delle sedi è da scorporare perché i soggetti si muovono tra una sola sede (circa l’80%), tra 2 e 5 (il 16%), tra 6 e 10 (il 2%) e tra 11 e 20 (l’1%). Sul numero complessivo, 15 soggetti hanno dichiarato un numero di sedi operative estremamente esteso (tra 20 e 100) e l’iscritto con maggior numero ne ha dichiarate 377.

Poche le istanze rigettate dall’Organismo: solo il 2,2%, nella gran parte dei casi a causa della mancata presentazione dell’attestazione rilasciata dalla Questura, territorialmente competente, sul possesso e perdurante validità della licenza in oggetti preziosi. Si tratta peraltro di soggetti che potranno ripresentare la domanda se in futuro avranno i requisiti richiesti, ma che al momento non potranno operare legalmente.

Quanto all’analisi dei dati per categorie, circa l’11% degli iscritti appartiene alla categoria degli operatori professionali in oro. Attività prevalente per il 57% dei soggetti (il restante 43% effettua tali operazioni come attività secondaria. Dal punto di vista geografico, la Lombardia è la regione in cui si concentra il maggior numero di attività (con il 17% del totale), seguono, staccate di qualche punto percentuale, Lazio (10%) e Piemonte (9%).

Per chi vorrà intraprendere questa attività in futuro, l’iscrizione al Registro dovrà essere preliminare. Ad oggi, risultano 69 procedimenti pendenti relativi a istanze recentemente presentate, oltre ad altri 26 sospesi per le verifiche previste dalla legge da parte dell’Organismo.


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