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Regione Toscana cederà la partecipazione in Arezzo Fiere

L’ente annuncia la liquidazione di alcune partecipate ritenute “non strategiche”. La replica di Andrea Boldi: “Non si possono mettere a rischio settori produttivi che valgono 4-5 miliardi di euro”

arezzo fiere e congressi

Un annuncio a sorpresa è arrivato dalla Regione Toscana in merito alla partecipazione dell’ente in alcune società, tra cui Arezzo Fiere e Congressi Spa. La notizia, riportata dal quotidiano La Nazione, riguarda anche altre sei società: Banca Etica, Firenze Fiera S.p.A,e Internazionale Marmi e Macchine S.p.A. di Massa e Carrara, Terme di Casciana S.p.A, Terme di Chianciano Immobiliare S.p.A., Terme di Montecatini Immobiliare S.p.A. “Non solo cederemo le partecipazioni non strategiche – ha spiegato l’assessore al bilancio Vittorio Bugli –, così come abbiamo già fatto per altre società in passato Ci impegniamo anche a non procedere ad alcun aumento di capitale e non fare acquisti di partecipazione in nuove società, e neppure a costituirne di nuove. Tutte dovranno inoltre avere bilanci in pareggio”.

Il piano rientra in una revisione generale delle partecipate, fissando modi e tempi affinché entro il 2017 tutte o la maggior parte delle partecipazioni non strategiche siano cedute. La Regione potrà ricorrere ad aste pubbliche precedute da manifestazione di interesse, ovvero un bando a cui gli interessati potranno rispondere; si potranno cedere quote attraverso accordi con gli altri soci pubblici. Nella compagine societaria di Arezzo Fiere e Congressi figurano, oltre alla Regione, Camera di Commercio di Arezzo, Provincia di Arezzo e Comune di Arezzo.

La notizia ha colto di sorpresa tutti, anche Andrea Boldi, presidente di Arezzo Fiere e Congressi – che organizza le rassegne orafe rappresentative del comparto produttivo aretino come OroArezzo e GoldItaly -, che sempre alla Nazione dichiara: “Chiederò immediatamente un incontro al presidente della Regione Rossi e all’assessore Ciuoffo. È importante capire come mai d’un tratto si ritenga il manifatturiero un settore non strategico. Arezzo Fiere non è altro che questo, il modo con il quale si promuove il made in Tuscany orafo, ad esempio. Teniamo anche presente che Arezzo Fiere sta ancora facendo fronte a indebitamenti che nascono dalla costruzione dell’immobile. Che senso avrebbe fare tanta fatica per riportare la situazione in equilibrio, se poi il progetto dovrà essere interrotto? Ciò che mi viene più facile pensare è che il sostegno regionale arriverà sotto altra forma, che non sia quella della partecipazione. Anche perché, in base a una norma del 2013, la dismissione deve passare dall’assemblea. Non vorrei che la visione dell’assessore regionale al bilancio prevalga sulle scelte politiche strategiche. Ritengo sbagliato partire dai numeri per poi compiere delle scelte. Non si può, in nome dell’equilibrio di bilancio, mettere a rischio settori produttivi che valgono 4-5 miliardi di euro”.

 


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