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Redditrometro: ancora una bocciatura in sede di giudizio

Un nuovo giudizio pesantemente negativo sull’affidabilità del redditometro come strumento di accertamento del reddito è stato emesso da una Commissione Tributaria Provinciale, stavolta quella di Reggio Emilia (sentenza del 18 aprile 2013 n° 74/02/13).

Precedentemente aveva fatto rumore una sentenza del Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Pozzuoli (Ordinanza 21 febbraio 2013, n. 250) nella quale si censurava pesantemente il nuovo redditometro, così come definito dal regolamento contenuto nel D.M. 24 dicembre 2012, in quanto eccessivamente invasivo e lesivo della vita privata dei contribuenti. Scrive il giudice che con il nuovo redditometro l’Agenzia delle Entrate “verrebbe a conoscenza di ogni singolo aspetto della vita quotidiana del contribuente, ledendo non già la sola riservatezza ma la stessa libertà individuale come potenzialità di autodeterminazione”.Secondo il giudice di Pozzuoli “il decreto ministeriale è non solo illegittimo, ma radicalmente nullo ai sensi dell’art. 21 septies legge n. 241/1990 per carenza di potere e difetto assoluto di attribuzione in quanto emanato del tutto al di fuori del perimetro disegnato dalla normativa primaria e dei suoi presupposti e al di fuori della legalità costituzionale e comunitaria,”  perché va molto al di là delle previsioni di legge, in quanto non differenzia tra “cluster” (gruppi) di contribuenti ben specificati, bensì adopera categorie del tutto generiche e medie statistiche per stabilire il reddito presunto del contribuente, con modalità tali da pregiudicare lo stesso diritto alla difesa, “in quanto rende impossibile fornire la prova di aver speso di meno di quanto risultante dalle predette media Istat: ed, infatti, non si vede come si possa provare ciò che non si è fatto, ciò che non si è comprato, atteso che – anche a voler prevedere una grottesca conservazione di tutti gli scontrini e una altrettanto grottesca analitica contabilità domestica – è chiaro che tale documentazione non dimostrerà che non è stata sopportata altra concreta spesa”.

Il Giudice sostiene addirittura che il nuovo regolamento del redditometro è incostituzionale in quanto “prevede la raccolta e la conservazione non già di questa o quella voce di spesa diverse tra loro per genere ma, a ben vedere, di tutte le spese poste in essere dal soggetto (rectius: dalla famiglia), che viene, quindi, definitivamente privato del diritto ad avere una vita privata, di poter gestire autonomamente il proprio denaro e le proprie risorse, ad essere quindi libero nelle proprie determinazioni senza dover essere sottoposto all’invadenza del potere esecutivo e senza dover dare spiegazioni dell’utilizzo della propria autonomia e senza dover subire intrusioni anche su aspetti delicatissimi della vita privata quali quelli relativi alla spesa farmaceutica, al mantenimento e all’educazione impartita alla prole e alla propria vita sessuale”.

Una valutazione pesantissima e molto discussa tra gli addetti ai lavori (va detto che altre corti non hanno condiviso conclusioni così radicali) che comunque ha avuto il merito di porre in maniera chiara la questione della legittimità degli strumenti di accertamento fiscale più invasivi, aprendo la strada ad interpretazioni delle norme fiscali più garantiste per i contribuenti.

Una recente pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia (sentenza 18.04.2013 n° 74/02/13) ha citato integralmente la sentenza del Tribunale di Napoli, condividendone l’assunto secondo il quale il nuovo redditometro è stato emanato non solo al di fuori del perimetro fissato dalla normativa primaria (in altri termini, il regolamento che indica le modalità di funzionamento del nuovo redditometro andrebbe ben oltre i limiti stabiliti dalla legge che istituisce tale strumento) e sarebbe per di più in contrasto con i principi costituzionali e del diritto comunitario.

La vicenda esaminata dalla Ctp riguardava un contribuente cui veniva contestata, per il 2007 ed il 2008, la presenza di elementi indicatori di capacità contributiva ritenuti non congruenti con il reddito dichiarato, in base ai quali il Fisco determinava, per il solo anno 2007, un reddito sintetico pari ad oltre 70.000 euro contro i 19.000 dichiarati : più del triplo.

La Ctp, dopo aver citato per intero la sentenza del Tribunale di Napoli, dimostrando di condividerne integralmente l’impostazione, ha ordinato la disapplicazione del regolamento del nuovo redditometro.

Di conseguenza, ha annullato gli avvisi di accertamento e ha perfino condannato l’Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese di lite.


2 commenti

  1. Gianpietro Benelli says:

    E’ una vergogna , noi non viviamo in una Repubblica Democratica , ma in uno stato di polizia e di dittatura tributaria !!!!


  2. B.RINA says:

    FINALMENTE QUESTA VOLTA LA GIUSTIZIA E’STATA FATTA!!!!!MOLTO BENE!!!


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