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Italia sempre meno sicura: una guardia giurata ogni 13154 cittadini

Presentato ieri in Confcommercio a Roma il Rapporto Federsicurezza: nel 2012 nessun investimento per poco meno di un’azienda su tre

Vigilanza privata, nel 2012 nessun investimento per poco meno di un’azienda su tre: è precaria più che in altri settori la situazione finanziaria della aziende di sicurezza secondo il Rapporto Federsicurezza 2013 presentato ieri a Roma: giù del 2% il numero di guardie particolari giurate. Il clima di insicurezza testimoniato dall’aumento di reati su tutto il territorio italiano è confermato dai dati emersi dall’analisi della sigla aderente a Confcommercio Imprese per l’Italia.

Il dossier di FederSicurezza, intitolato “Il Default della vigilanza privata: Italia meno sicura”, segnala che l’anno scorso i dipendenti da imprese di vigilanza privata erano 52.227 (il 2,4% in meno in confronto al 2011). Tra questi, le guardie particolari giurate ammontavano a 47.064 contro le 47.982 censite nel 2011: sarebbe a dire una guardia giurata ogni 13154 cittadini.

Dalla ricerca emerge anche che gli istituti di vigilanza privata mostrano maggiore sofferenza: pressione fiscale, crisi e tempi di pagamento dei clienti della sicurezza, nettamente superiori alla media del campione nazionale, mettono a dura prova le tenuta finanziaria delle aziende.

Il 28,8% delle imprese non è riuscito a fare investimenti negli ultimi dodici mesi e il 36,5% non ipotizza a breve di farne. Le imprese che nel 2012 hanno sofferto più delle altre sono quelle di più piccole dimensioni, ubicate nel centro e nel Mezzogiorno. Quanto alle aspettative per il prossimo futuro, le aziende di dimensioni intermedie si aspettano stabilità nella propria condizione economica, mentre quelle di più grandi dimensioni si distribuiscono quasi uniformemente fra possibilità di peggioramento e stazionarietà. Maggiore ottimismo si registra tra le imprese del Nord Ovest.

Piuttosto contenuta la percentuale delle imprese della sicurezza che nel primo trimestre 2013 si è  rivolta alle banche per chiedere un fido, un finanziamento, o la rinegoziazione di un fido, o di finanziamento, esistente (sono state il 14,5%): calo generalizzato della domanda, dunque, ma in ogni caso è un dato lievemente superiore rispetto a quello fatto registrare dal resto delle imprese italiane (12,4%).

Forte la stretta creditizia: piuttosto alta la quota percentuale delle imprese che si sono viste accordare un credito inferiore rispetto a quello richiesto e delle imprese che non se lo sono viste accordare affatto. A compromettere la competitività delle imprese tanti fattori, come la pressione fiscale e la crisi: se il 28,8% del campione, negli ultimi dodici mesi, non ha effettuato investimenti, le imprese che invece hanno investito lo hanno fatto soprattutto con riguardo all’adeguamento e all’ammodernamento funzionale, all’innovazione e alla qualità. Nelle previsioni per il 2013 questa percentuale, relativa a chi non progetta investimenti, aumenta fino al 36,5%.

Quanto al tessuto imprenditoriale, il mercato della sicurezza privata non ha ancora invertito la tendenza ma si nota una recuperata stabilità dal punto di vista del fatturato: dell’ampio numero di imprese rilevate (1234), decisamente sopra la media delle recenti rilevazioni, sono ben 492 quelle che dichiarano un organico inferiore alle 10 unità.


1 commento

  1. […] commercianti udinesi sembra andare in controtendenza con l’ultimo rapporto Federsicurezza: i dati diffusi lo scorso luglio hanno evidenziato che in questo ambito non sono stati fatti  investimenti per poco meno di […]


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