di


Ragusa, i gioielli parlano barocco

Gioielli ispirati al Barocco Ibleo siciliano, una iniziativa promossa dall’Associazione provinciale gioiellieri di Ragusa e che ha più di un obiettivo: onorare la splendida arte dei balconi della città, porre l’accento sulle produzioni artigianali locali e stimolare la fantasia degli orafi più giovani.

I preziosi prodotti, per il momento, ancora sotto forma di prototipi, raffigurano i mascheroni del barocco che, dopo il devastante terremoto dell’11 gennaio 1693, caratterizzò l’architettura della Sicilia sud-orientale. La possibilità di edificare senza particolari vincoli permise, quindi, di progettare le città, a partire dall’impianto urbanistico, nel più puro stile dell’epoca: il barocco.

Da quel periodo, la città fu divisa in due grandi zone: quella superiore, situata sull’altopiano, e Ragusa Ibla, sorta dalle rovine della città antica ricostruita secondo l’antico impianto medievale.

Palazzi nobiliari e chiese, edificate in quel periodo, rappresentano splendidi esempi di architettura tardo barocca, come a Noto, Palazzolo Acreide, Scicli, Modica, Ragusa, Militello Val di Catania, Caltagirone, Catania, comuni recentemente dichiarati dall’Unesco patrimonio culturale dell’Umanità.

E proprio a questa immensa ricchezza del territorio si sono ispirati i fratelli Sergio e Donata Difranco, del laboratorio orafo Oroteca, con la collaborazione di Daniele Cavallo.

L’iniziativa nasce nell’ambito di una serie di eventi curati dall’Associazione provinciale gioiellieri di Ragusa guidata da Vincenzo Buscemi (nella foto a destra): «Stiamo ultimando gli ultimi aspetti concreti dell’organizzazione – ha dichiarato – ma al di là dell’esito finale siamo felici di essere riusciti a coniugare due arti del nostro territorio uniche al mondo: l’architettura barocca e l’artigianato dell’oro. Con un’ulteriore conquista: i nostri giovani orafi che si mettono in gioco».

La maggior parte dei soggetti di questi anelli è ispirata ai reggi-mensola di alcuni palazzi nobiliari ricostruiti a Ragusa Ibla dopo il terremoto (come Palazzo Cosentini o Palazzo Bertini): un’arte davvero unica che a tratti esprime tutta la bizzarria e l’irriverenza dei maestri scalpellini locali.

Musici, donne con bambini o cornucopie, ma soprattutto i “Mascaruna i l’Archi”, sui quali sono state raccontate tante leggende: sono le maschere che reggono in bocca animali simbolici come, per esempio, la serpe.

I lavori presentati sono ancora dei prototipi in fase di studio, sia per ciò che riguarda i materiali e le finiture, sia per l’eventuale inserimento di pietre.


I gioielli sono stati realizzati dai fratelli Sergio e Donata Difranco del laboratorio orafo Oroteca, con la collaborazione di Daniele Cavallo

Le foto dei balconi sono di Pippo Palazzolo (Ragusa)


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *