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Raffaele CiarduIli. II Bijoux da “per sempre” ad adesso

Una riflessione di Raffaele Ciardulli (ICF Coach e Senior Consultant) sull’attualità del Gioiello

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Ogni accordo nasce da una prima, piccola, condivisione.


L’accordo che vorrei stabilire con te è quello che ti porterà a leggere fino in fondo questo piccolo articolo (ho cronometrato, anche se lo leggerai lentamente non ci vorranno più di 5 minuti).


puntoevirgolaLa piccola condivisione sulla quale vorrei costruire quest’accordo con te, è l’idea che chi paga i conti del negozio, alla fine, sia la carta di credito del Cliente. Al limite il contante, ma questa è già un’altra storia.

Ora, se chi paga i conti del negozio, alla fine, è la carta di credito del Cliente, possiamo forse convenire che sia opportuno tenere in assortimento qualcosa che possa piacere al Cliente?

E se il Cliente volesse anche cose nuove, diverse da quelle che gli abbiamo sempre proposto, non dovremo forse accontentarlo?

E non dovremo farlo anche se questo non fosse coerente con il nostro concetto di “prezioso”? In fondo l’etimologia di “prezioso” è legata tanto al concetto di “pregio” quanto a quello di “prezzo”; prezioso è, forse, ciò al quale il Cliente riconosce un pregio tale da essere disposto a pagarne il prezzo. Ma è sempre lui che decide.

Ora, se fossimo d’accordo, potremo forse andare ad esplorare che cosa potrebbe voler il Cliente tra le cose che ancora non abbiamo, potremo, ad esempio, andare a guardare quali vantaggi potrebbe avere la gioielleria fatta con materiali preziosi e quali vantaggi potrebbe avere quella fatta con materiali non preziosi.

raffaeleciardulli2-minTentando di vedere la scena con gli occhi del Cliente o almeno con quelli di una gran parte dei Clienti. Possiamo fare tante considerazioni, e tante ne faremo, ma oggi vorrei concentrarmi sul tempo. Il tempo ed il lusso sono strettamente collegati. Chiedi a chiunque cosa sia il lusso e molto probabilmente ti risponderà: “il tempo” anche perché ci piace far vedere/far credere di essere molto occupati come le persone davvero importanti (i dis-occupati di solito non sono molto invidiati).

Ma a quale tempo starebbe pensando il tuo interlocutore? Al passato? Al futuro? Al presente?

Probabilmente al presente; è adesso che “gli manca il tempo”.

Di fatto la nostra vita è immersa in una continua urgenza collegata all’ adesso. È adesso che devo finire quest’articolo, è adesso che ci sono le fatture del negozio da pagare, è adesso che vogliamo godercela, è adesso che dobbiamo/vogliamo essere connessi con gli altri che, adesso devono leggere i nostri post ed adesso devono risponderci. Il digitale ha compresso i tempi tutto deve essere adesso. È il trionfo dell’urgenza, è il trionfo del presente. E che cosa succede degli altri tempi? Lasciamo stare il passato, ma cosa è successo al futuro?


Il futuro, anzi il Futuro, sembra essere quasi scomparso dal nostro orizzonte e ne ho la prova: non facciamo più figli.


Quello che resta dall’accelerazione del tempo che trasforma il futuro in adesso, è un futuro minaccioso.

In questo bel mondo, volatile ed incerto, è quasi impossibile costruire certezze per il futuro ed allora tanto vale rimuoverlo. E senza futuro, il mio diamante formatosi una miliardata di anni fa, quello che durerà “per sempre”, l’oro che non si ossida, sfida il tempo e non perde valore, il gioiello che, non si può mai sapere, comunque se lo rivendo riprendo i miei soldi? Senza il futuro …a che servono?

Per alcuni Clienti, per tutti quelli che, come me, sperano in fondo di poter ancora dominare il futuro, saranno ancora indispensabili. E per tutti gli altri, forse la maggioranza, per i famigerati millennials (ovvero quelli che pagheranno i prossimi conti del negozio)?


Cosa gli rimane del gioiello se ci leviamo il futuro?


Rimane un pezzo del “per sempre” ovvero l’oggi. L’adesso.

E di cosa è fatto l’adesso in un gioiello?

È fatto di creatività.

È fatto della capacità, tutta italiana, di mescolare l’equilibrio con l’eccesso, di creare forme e segni che ci rappresentino, che parlino del nostro stile, che raccontino delle nostre scelte, che descrivano come siamo. Adesso.

Ed allora, chiuderei con una domanda, perché lasciare questa forza espressiva, questa rara forma di espressione del “bello & ben fatto da mani e da ingegno italiani” al di fuori dei nostri negozi?

Vendere sistemi di connessione telematica è certamente lontano dalla nostra sensibilità; ma vendere sistemi di connessione emotiva basati sulla creatività?

 


2 commenti

  1. Lo trovo un bellissimo articolo. E legare il gioiello alle “forme del tempo” è una nuova chiave di lettura che fa ben capire il nostro oggi e la ricerca che si deve intraprendere. Ripartirei dall’ultima frase, “vendere sistemi di connessione emotiva”.
    Aggiungo un tema. A mio modo di vedere importante. Al di là del prezzo, quale valore trasportare ai nostri clienti? In una vetrina di gioielleria ormai convivono monili fatti con materiali preziosi con quelli fatti con materiale non prezioso. Ma quelli che chiamiamo bijoux sono tutti uguali? Cosa ci aspettiamo di vedere in una vetrina di una gioielleria e in una di una bigiotteria? Le stesse cose? Marcare le differenze è importante. Altrimenti il cliente sarà sempre più confuso e il ruolo del gioielliere sempre più incerto.
    Quando il nostro settore è andato in crisi tante vetrine si sono “svestite” di oro e gioielli e “vestite” di bijuox che non avevano alcun racconto emotivo se non quello fatto dal marketing dell’azienda che li proponeva. Sì è perso in alcuni casi i ruolo del “gioielliere” che era quello di saper raccontare un prodotto. Il vero e proprio coinvolgimento emotivo con le radici nell’artigianlità, nella ricerca, nell’oggetto che sa raccontare uno stato d’animo e indica un valore intimo e per questo personale.
    Questo tempo ci regala tantissime belle realtà di artigiani che producono gioielli in argento o altri materiali che possono dirsi preziosi anche se realizzati con materiale non prezioso perché legano la loro esistenza alla ricerca di cui ho scritto prima. Il negozio di “oggi” può seguire la strada composta da un mix di gioielli in oro, con o senza gemme preziose, e di bijoux legati al filo conduttore dell’artigianlaità e del racconto di questa anima che li pervade. Perché quando guardiamo e valutiamo due bijoux dello stesso prezzo tra uno prodotto da una catena di montaggio e uno realizzato in laboratorio artigiano c’è molta differenza . Sono due lessici completamente diversi. Stanno tutte e due con la stessa dignità sul mercato ma devono scegliere vetrine diverse. Altrimenti avremo un consumatore oltre che confuso sempre più orientato dal marketing e sempre meno ricettivo alla ricerca del gioielliere. E un gioielliere sempre più incapace di saper trasmettere o raccontare cosa comunica quell’oggetto. Saper scegliere e fare ricerca è la difficoltà del nostro mestiere oggi, specialmente per le piccole e medie gioiellerie. Ma è anche il bello di questo lavoro e da un senso alla parola “gioielliere”. Per questo leggere, confrontarsi, incontrarsi, mettere sul piatto strade percorse, sbagli e successi può essere vitale in questo momento.


    • Raffaele Ciardulli says:

      Concordo pienamente e mi complimento con lei , ha toccato un punto centrale : la capacità di narrazione del Gioielliere e del “personale” del negozio di Gioielleria.
      Grazie


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