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Quotazioni dell’Oro: vicino il traguardo dei 2000 dollari l’oncia

Oro su e giù, speculazione o naturale gioco di mercato? In un momento di forte instabilità del prezzo del metallo – che tanto per fare un esempio è oscillato, in due giorni a fine agosto, da 1913.50 dollari l’oncia a 1740 – come possono affrontare le proprie scelte gli operatori del settore che sull’oro fondano la loro attività professionale? Preziosa magazine ha voluto chiedere il parere di esperti appartenenti al mondo bancario e finanziario. Senza alcuna pretesa di “chiaroveggenza”, i contributi degli economisti di Intesa Sanpaolo, Monte Paschi di Siena e Banca Etruria offrono il proprio punto di vista per capirci di più.

Intesa San Paolo: “Il nostro auspicio e che in un arco temporale di 18 mesi le quotazioni possano rientrare al di sotto della soglia dei 1500 dollari l’oncia”

Mario Romani economista del Servizio Studi di Intesa Sanpaolo

Il clima di incertezza e di forte volatilità ha premiato i beni rifugio come l’oro portandoli a nuovi massimi storici. L’oro fa i conti con un generale incremento delle tensioni che ci porta ad ipotizzare, qualora non vengano risolte le problematiche che affliggono i mercati, ad una persistente pressione rialzista sui prezzi, nonostante gli alti livelli già raggiunti (tra $1.800 e $1.900 per oncia). Sono proprio gli alti livelli raggiunti a suggerire allo stesso tempo una certa cautela nell’esprimere previsioni troppo distanti dal consenso di mercato, che scommette su uno storno deciso dei prezzi. A nostro avviso, le quotazioni dell’oro per i prossimi 3-6 mesi dovrebbero mantenersi in un range piuttosto alto, fra 1.700 e 2.000 dollari l’oncia, con la possibilità di registrare nuovi massimi. L’auspicio è che in un arco temporale di 12-18 mesi i corsi dell’oro possano rientrare al di sotto della soglia di 1.500 dollari l’oncia, di pari passo con il rientro delle tensioni sul mercato frutto della risoluzione dei problemi sui mercati finanziari. L’oro sta facendo i conti con la possibilità di un ulteriore rallentamento dell’economia americana, già evidenziatosi nei dati sul mercato del lavoro, e con le dichiarazioni della Fed che non solo ha garantito almeno altri due anni di tassi bassi ma non esclude la possibilità di un ulteriore intervento in materia di acquisto titoli e conseguente allentamento monetario, come affermato in più riprese dallo stesso Bernanke. Il dollaro debole, frutto delle politiche espansive della Fed, e la crisi di fiducia degli operatori, tale da ridurre al minimo la propensione al rischio degli investitori, stanno guidando e guideranno le dinamiche rialziste delle quotazioni del metallo aureo, almeno nel breve periodo. Allo stesso modo, solo il superamento dell’incertezza politica, in particolare di Germania e Francia, nell’affrontare in modo deciso la crisi sui debiti pubblici dei Paesi Periferici europei e la ripresa di crescita economica, ad oggi ancora debole, potranno favorire la ripresa della propensione al rischio degli investitori, l’abbandono degli asset rifugio, come l’oro, e determinare quindi il rientro delle quotazioni nei prossimi 12-18 mesi. Se queste condizioni non si dovessero verificare, difficilmente si concretizzeranno le previsioni di storno dei prezzi

I movimenti registrati negli ultimi anni dall’oro hanno molteplici origini, in generale, le quotazioni del metallo hanno iniziato una vorticosa salita dai primi anni del 2000 per poi subire un’accelerazione, decisiva, dal 2008 in avanti, con performance annuali in alcuni casi clamorose. I bassi tassi di interesse nei principali Paesi Occidentali (USA, Europa, Giappone), il dollaro debole, le attese di inflazione, soprattutto originate dal rialzo dei prezzi delle commodity, e non da ultimo l’incremento esponenziale delle turbolenze finanziarie e della volatilità dei mercati, sono stati fattori decisivi per il rincaro dei prezzi dell’oro. Non escludiamo che anche la componente speculativa, visto l’ampia disponibilità di liquidità monetaria a basso costo erogata dalla principali banche centrali mondiali, abbia svolto un ruolo decisivo di spinta al rialzo dei corsi ma crediamo che l’andamento dell’avversione al rischio e la scelta di asset difensivi di conservazione degli investimenti, abbia pesato maggiormente nel trend di rialzo dell’ultimo biennio. Le turbolenze degli ultimi anni e la volatilità generatasi sui mercati hanno minato la fiducia degli investitori che hanno scelto in maniera strutturale di difendere i propri portafogli, investendo una parte della loro liquidità, in modo costante, nel metallo aureo, determinando così il rialzo a cui stiamo assistendo.

Monte Paschi di Siena: “Nel primo trimestre 2011, la cina è diventato il primo paese al mondo in termini di domanda di oro per investimenti”

ANTONIO CESARANO responsabile Market Strategy MPS Capital Services Banca per le Imprese SpA

Il forte rialzo del prezzo del’oro degli ultimi anni è stato la conseguenza di molteplici fattori. Tra questi ultimi si annoverano: il prolungato periodo di bassi tassi di interesse. La Fed ha infatti posto il tasso di riferimento in prossimità dello 0% dalla fine del 2008 e recentemente si è impegnata a mantenere i tassi su bassi livelli almeno fino alla metà del 2013; l’aumento della percezione di rischi sistemici, conseguenti alla crisi finanziaria emersa dal 2008.
Queste due principali motivazioni hanno indotto acquisti crescenti di oro al punto che le stesse banche centrali mondiali negli ultimi trimestri sono diventate acquirenti nette del metallo giallo, in base ai dati forniti dal World Gold Council. Inoltre è aumentata in modo notevole la domanda della Cina, attualmente primo produttore e secondo consumatore su scala globale. Nel primo trimestre 2011 la Cina è diventato il primo paese al mondo in termini di domanda di oro per investimenti.

In prospettiva, la permanenza di livelli di tassi contenuti coerentemente con l’impegno Fed esteso ad almeno fino alla metà del 2013, insieme con il flusso di domanda alimentato dal processo di diversificazione delle riserve valutarie mondiali per le quali sta gradualmente diminuendo il peso del dollaro, potrebbero comportare la continuazione del trend primario crescente, già in atto da oltre 10 anni. Tale ipotesi di andamento non esclude la possibilità che il trend possa svilupparsi con repentine oscillazioni, parallelamente al mutevole andamento della propensione al rischio da parte degli investitori su scala globale.

Banca Etruria: “non pensiamo di trovarci in presenza di una bolla speculativa”

Le recenti forti oscillazioni dell’oro registrate nel mese di Agosto hanno portato a nuovi massimi assoluti, ma anche ad un parallelo incremento dei livelli di volatilità. Dalla quotazione di 1.912 dollari/oncia del 23 agosto in soli tre giorni abbiamo assistito ad una caduta di oltre 200 dollari per oncia. Il fatto che in soli altri 9 giorni il mercato sia riuscito a segnare un ulteriore nuovo record, sta a significare che la forte correzione, facilitata da un mercato estivo alquanto sottile, era solamente una naturale risposta tecnica ad una temporanea situazione di ipercomprato e non il segnale di esaurimento di un trend rialzista. In sintesi, riteniamo che nonostante l’accresciuta volatilità il quadro di fondo del mercato resti ancora a favore dell’oro, anche se il percorso rialzista di medio termine potrà essere intervallato da ulteriori importanti correzioni di prezzo. Crediamo che la soglia psicologica dei 2000 dollari per oncia sia ormai alla portata e che mediamente i prezzi del 2012 saranno superiori a quelli dell’anno in corso.

Non pensiamo di trovarci attualmente in presenza di una situazione di bolla speculativa, ma concordiamo con l’idea di un mercato dell’oro che si è strutturalmente modificato nel corso degli ultimi anni. Un nuovo paradigma in cui è assolutamente normale poter saggiare livelli di prezzi mai visti in precedenza.

Non tanto l’analisi tecnica quanto l’analisi dei fondamentali del mercato continua quindi a supportare la visione di sostenibilità di questi alti livelli di prezzo. La crescente instabilità del quadro macroeconomico, con ridotte prospettive di crescita e crescenti dubbi circa la sostenibilità dei debiti sovrani, l’inefficacia delle riposte politiche e la convinzione diffusa che le soluzioni di uscita dalla crisi potranno portare alti livelli di inflazione, sono solo alcuni dei motivi che sostengono la domanda di oro da parte di risparmiatori ed investitori, i quali, tutto considerato, non hanno a disposizione molti “beni-rifugio” alternativi.
Gli elevati livelli di prezzo affiancati alla ridotta capacità di spesa dei consumatori hanno pesantemente influito sulla domanda di oreficeria ed hanno viceversa generato offerta sul mercato di oro vecchio, ma tali flussi sono stati ben controbilanciati dalla domanda da investimento. Da aggiungere infine il nuovo atteggiamento delle Banche Centrali, che dopo oltre 20 anni sono tornate ad essere acquirenti nette, rappresentando una di quelle modifiche strutturali del mercato cui accennavamo sopra ed agendo quale driver del mercato.


2 commenti

  1. Gianpiero says:

    Ottimo servizio.concretezza !


  2. Gianpiero says:

    Ottimo servizio.


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