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Questionario Federdettaglianti, la ripresa si fa attendere. Vendite in lieve aumento solo per il 13%

La ripresa, attesa e sperata, non c’è stata. Si mantengono tiepidi i dati emersi dal questionario che la Federazione nazionale dettaglianti orafi Confcommercio propone periodicamente ai gioiellieri associati per valutare l’andamento delle vendite del settore nei tre quadrimestri dell’anno. Quello estivo (maggio-agosto) non è stato all’insegna dell’evoluzione.

Le motivazioni alla base di questi risultati sono addebitabili a fattori di diverso genere e sono state suggerite dai partecipanti al questionario (258 il numero di quelli elaborati per il report finale): oltre all’inevitabile influenza dell’aumento del prezzo dell’oro, vanno segnalati fenomeni come il cambiamento nelle abitudini d’acquisto dei consumatori rispetto a cerimonie come matrimoni, cresime e comunioni, segmento scalzato da altre realtà del commercio che sanno porsi in maniera più attraente e con iniziative stimolanti; gli effetti della tracciabilità dei pagamenti e il cosiddetto “speso metro”, entrato in vigore il primo luglio (rispetto al quale la Federazione nazionale ha profuso un grande impegno per tentare di limitarne le conseguenze negative sul comparto); per alcuni, inoltre, il mercato è turbato anche dalla massiccia diffusione dei “Compro oro”.

Ma passiamo ai dati. Rispetto al primo quadrimestre, le vendite sono diminuite fra il 5 e il 10% per il 39% degli intervistati; il 13% ha denunciato una flessione attestabile tra l’11 e il 20%. Preoccupante la percentuale di quelli che hanno indicato un calo tra l’21 ed il 30%: è il 14% dei gioiellieri partecipanti (nella prima parte dell’anno questa percentuale equivaleva a coloro che avevano riscontrato stabilità nelle vendite).

Quanto ai diversi settori merceologici, gli oggetti di oreficeria a peso continuano a perdere punti percentuali: solo per il 12% la domanda è considerata stabile ma il 44% denuncia forti cali tra il 5 e il 30%. Analogia riscontrabile nell’oreficeria fine: oltre un terzo degli intervistati denuncia contrazioni tra il 5 ed il 20% e addirittura il 38% (una percentuale superiore del 10% rispetto al 1° quadrimestre) indica un calo inferiore al 5%. Solo per il 10%, tuttavia, la domanda è invariata. Poche unità hanno visto salire le richieste e le vendite.

Non va meglio l’oreficeria firmata; nel primo quadrimestre il 40% degli operatori coinvolti nell’indagine aveva dichiarato livelli pari a quelli dell’anno precedente, la parte centrale dell’anno evidenzia un segno negativo: nel 34% dei casi le vendite sono diminuite tra l’11 ed il 20%.
Stabile la gioielleria no brand per il 28% dei dettaglianti, ma il valore va confrontato con il 44% che ha lasciato per strada tra il 5 e il 20% del fatturato. Quanto alla gioielleria firmata, per il 42% (38% nel primo quadrimestre) non vi sono state flessioni. Qualche sobbalzo solo per l’11%.

Neanche l’argenteria per la casa risolleva il comparto: solo per il 19% le vendite sono rimaste sui livelli del 2010, mentre il 45% denuncia un calo delle vendite fino al 10%. Stazionaria per il 32% la domanda di argento da indosso, mentre per il 20% si è registrato un aumento tra il 5% ed il 20% rispetto al medesimo periodo dello scorso anno. Il dato in sé sembra positivo, ma non è brillante se confrontato al primo quadrimestre.

Per gli oggetti in acciaio si registrano poche variazioni: paragonate al medesimo periodo del 2010, per il 38% le vendite sono stazionarie mentre per il 22% sono diminuite meno del 5%. Statica l’orologeria, considerata globalmente dall’indagine (senza distinzione di fasce): alcuni denotano piccole percentuali di aumento ma per il 21% è diminuita meno del 5%, mentre per il 10% il calo va dal 5 al 10%.

Per quanto riguarda il profilo degli operatori che hanno partecipato all’indagine, l’88% ha negozi di tipo tradizionale, il 60% opera in zone centrali e il 40% in zone di prossimità o periferiche.

Il calo di interesse – commenta il presidente della Federazione nazionale dettaglianti orafi Giuseppe Aquilino – è generalizzato per tutte le tipologie di prodotto oggetto d’indagine e, se pur con differenti percentuali, il segno negativo è predominante, fatte salve alcune eccezioni in cui i livelli si sono mantenuti invariati, eccezioni che riguardano la gioielleria firmata e l’argento da indosso. Ovviamente, bisogna tener conto della molteplicità di fattori esterni ed interni al settore che hanno contribuito a contrarre l’operatività sia in termini assoluti che in percentuale. Queste indicazioni, peraltro già emerse nella precedente indagine e che vengono ora ribadite con chiarezza nei questionari esaminati dai nostri analisti – rileva infine Aquilino – si riferiscono proprio a quei temi che definirei ‘scottanti’ e che, insieme a tutte le Associazioni di settore, stiamo affrontando con forza e, finalmente, con voce unanime”.


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