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Quanto è stressante la sicurezza per un gioielliere? Lo svela una ricerca

Secondo lo studio promosso da Federpreziosi e presentata a Bologna chi ha subito furti o rapine dichiara disturbi dell’umore e inquietudine, ma anche maggiore capacità di reazione

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In Federpreziosi Bologna in occasione della Giornata Nazionale “Legalità mi piace” la presentazione della ricerca sui rischi del crimine sul benessere dei gioiellieri (Foto Gianni Schicchi)

Abusivismo, contraffazione, taccheggio, furti e rapine: tutti fenomeni criminosi che hanno un forte impatto economico sul commercio – ogni anno vanno dispersi 26,5 miliardi tra mancati introiti e spese per la sicurezza – ma che certamente hanno un’incidenza anche sul benessere psico-fisico degli operatori, soprattutto quando, come nel caso dei gioiellieri, i rischi aumentano a causa della tipologia di prodotto venduta. Una ricerca presentata da Federpreziosi Confcommercio in collaborazione con Federpreziosi Bologna e promossa con il Dipartimento “Brain and Behaviorial Sciences dell’Università degli Studi di Pavia evidenzia tutti gli effetti registrati sui dettaglianti e derivanti dai rischi connessi alla sicurezza.

Secondo l’ISTAT, la criminalità è fra le maggiori preoccupazioni degli italiani, come di chi esercita attività commerciali: una persona su quattro, soprattutto nel Nord Est, percepisce un peggioramento dei livelli di sicurezza per la propria attività rispetto allo scorso anno, anche se il numero dei reati che destano allarme sociale tra gli imprenditori del terziario sono pressoché stabili. Nel caso specifico della gioielleria, solo 2014 son stati registrati 442 episodi tra rapine e furti. Ecco i motivi che hanno spinto la categoria a interrogarsi sui rischi attraverso il progetto di ricerca “Benessere e soddisfazione lavorativa nell’esercizio della professione del gioielliere”, curato da Ilaria Setti e Valentina Sommavigo, rispettivamente Assistente e Dottoranda del Dipartimento ‘Brain and Behavioral Sciences” dell’ateneo pavese.

La finalità dello studio era rilevare le condizioni di benessere occupazionale dei gioiellieri che operano nei punti vendita distribuiti su tutto il territorio nazionale: in linea con l’interesse di Federpreziosi e con le indicazioni fornite dalla letteratura scientifica internazionale, che risulta ancora povera di studi in questo specifico ambito, si è ritenuto utile indagare gli effetti che l’esposizione – reale o anche solo potenziale – a tali rischi può avere sul benessere psicologico degli operatori orafi.

Se, inoltre, alcune categorie professionali risultano già tutelate nei confronti di questa tipologia di rischi – come ad esempio chi opera nel contesto bancario – realtà commerciali meno strutturate sono maggiormente esposte sia ai rischi fisici sia a quelli psicologici e quella dei gioiellieri è sicuramente una di queste, se si considera che ben il 90% delle 17.732 attuali attività del dettaglio che risultano operanti in Italia sono a conduzione familiare. La ricerca ha preso in esame un campione nell’ambito del commercio dei gioielli costituito per il 79,6% da uomini e il 20,4% da donne con età media 52 anni e circa 26 anni di anzianità lavorativa, prevalentemente proprietari o con uno o più dipendenti. L’ubicazione dei punti vendita risulta prevalente in zone centrali e in vicinanza di altri negozi in centri urbani con una densità non superiore ai 500.000 abitanti (78,3%).

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Da sinistra: Paolo Ponzi, Giancarlo Tonelli, Francesco Palermo, Pier Luigi Sforza, Ilaria Setti, Valentina Sommavigo, Steven Tranquilli (foto Gianni Schicchi)

Il 49,5% dei partecipanti all’indagine ha subìto furti o rapine mentre il 22,4% ha subito sia furti che rapine. In generale gli eventi criminosi dichiarati risultano risalire a due anni fa, con un recente calo in linea con quanto evidenziato sia dall’indagine condotta da Confcommercio-GFK Eurisko sia da Federpreziosi: secondo le rilevazioni di quest’ultima, effettuate da Format Research, nel 2014 i furti in gioielleria hanno registrato una diminuzione del 17,5%, anche se non esistono indicazioni per poter affermare che sia diminuita la violenza degli attacchi conto le gioiellerie o che non sia addirittura aumentata.

Chi ha subito furti o rapine dichiara maggiore disforia generale – vale a dire disturbi dell’umore, inquietudine, frustrazione, tendenza a reazioni eccessive – ma anche maggiore capacità di affrontare gli effetti di eventi traumatici e, ritenendo di avere una maggiore capacità di reazione individuale, non ricerca sostegno sociale. Chi è stato vittima sia di furti che di rapine manifesta naturalmente in maniera più evidente tutti i sintomi post-traumatici e a fronte di più eventi, ricerca maggiormente sostegno sociale. A questo proposito durante la presentazione della ricerca a Bologna Francesco Palermo, imprenditore del settore orafo, ha portato la propria esperienza di gestione di una catena di negozi in centri commerciali vittima di vari e anche recentissimi eventi criminosi, sottolineando come tali accadimenti abbiano prevalentemente impatto sui collaboratori, mentre il gioielliere ha intrinseche caratteristiche professionali che implicano grande capacità di reazione.

Tra le evidenze emerse, figura la resilienza della categoria, la capacità di reagire sia fisicamente che psicologicamente alle conseguenze della violenza subita. Naturalmente permane forte il senso di insicurezza, di disagio e di preoccupazione ma la categoria, come hanno sottolineato sia il gioielliere Paolo Ponzi di Ravenna sia il presidente degli orafi bolognesi Pier Luigi Sforza, continua a reagire in maniera estremamente positiva. Un esempio del forte senso di coesione e di collaborazione è dato dal fatto che, in forma pressoché spontanea, si è generata nella categoria una rete di comunicazione in chat via WhatsApp – in alcuni casi collegata con le Forze dell’ordine – per tenere informati tutti i colleghi.

La ricerca conferma anche i dati dell’indagine che dal 2007 viene condotta da Confcommercio – GFK Eurisko sui fenomeni criminali, dati ricordati dal direttore di Federpreziosi Steven Tranquilli: quattro imprenditori su cinque hanno adottato almeno una misura di sicurezza per proteggersi dalla criminalità. Quali e in che quantità? Vigilanza privata (61,9%), allarmi (97,4%), telecamere a circuito chiuso (97,4%), telecamere collegate con la centrale (40,8%), illuminazione (86,6%), serramenti blindati (92,1%).


1 commento

  1. ADOR Associazione Designers Orafi says:

    interesting,..


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