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Proposta di legge sui metalli preziosi, Aquilino: «Approvazione in tempi rapidi per tutelare il made in Italy»

Si è svolta il 21 aprile l’audizione alla X commissione del Senato in merito alla proposta di legge sulla “Nuova disciplina dei titoli e dei marchi di identificazione dei metalli preziosi”, presentata il 14 maggio 2008 su iniziativa dei deputati Raisi, Bernini Bovicelli e Minasso e già approvata alla Camera dei Deputati lo scorso gennaio.

Qualora approvato, il testo in esame (il n. 1975) modificherà l’impianto sostanziale della normativa sul made in Italy e sui metalli preziosi, attualmente disciplinata dal decreto legislativo 251/1999 (impostato per grandi linee sulla scia della disciplina originaria, la ormai datata L. 46/1968).

Protagonisti dell’audizione del 21 aprile, il presidente Federdettaglianti Giuseppe Aquilino, il presidente di Confindustria Federorafi Antonio Zucchi; il presidente Assicor Pietro Faralli; il vice presidente de “Il Tarì” Vincenzo Giannotti; il presidente della Cna Sezione Unione Artistico e Tradizionale Gian Oberto Gallieri; il presidente di Confartigianato Nazionale Sezione Orafi Luciano Bigazzi; il presidente Unionorafi Maurizio Colombo; il presidente Nazionale della Confesercenti Marco Venturi.

La proposta di legge è condivisa nella quasi totalità della sua stesura dalle Associazioni di categoria, Confartigianato Orafi, Confindustria Federorafi, Cna Orafi e Confapi Unionorafi, componenti la Consulta Nazionale Orafi.

L’approvazione in tempi rapidi da parte del Senato, così come è avvenuto alla Camera dei Deputati, verrà interpretata come un segnale importante di attenzione verso un settore leader del “Made in Italy”, che sta attraversando un periodo di grave crisi.

La proposta di legge – innovativa rispetto alla legislazione vigente – prevede:

la differenziazione dei marchi (di Stato) tra produttori propriamente detti e gli altri soggetti che operano nel settore, come i venditori di materie prime, gli importatori e i commercianti, per fronteggiare i diffusi casi di oggetti fabbricati all’estero e introdotti in Italia per la sola «punzonatura» e successivamente esportati all’estero come prodotti sul territorio nazionale.

l’introduzione di una nuova disciplina delle importazioni che prevede l’obbligo di evidenziare sugli oggetti provenienti da paesi extra-UE lo Stato di provenienza e impone agli importatori regole rigide a cui attenersi e specifiche sanzioni per chi contravviene a tali doveri.

– accreditamento dei laboratori che devono effettuare le analisi previste dal regolamento di attuazione sugli oggetti in metallo quali laboratori di prova per la determinazione del titolo dei metalli preziosi da un organismo aderente all’Ente europeo di accreditamento e relativa indipendenza da vincoli di natura commerciale o finanziaria e da rapporti societari con imprese assegnatarie del marchio di identificazione.

– la razionalizzazione e l’incremento delle sanzioni previste in caso di non conformità alla legge.

«La Federdettaglianti condivide con le altre organizzazioni di rappresentanza del comparto presenti all’audizione lo spirito che anima la revisione dell’attuale normativa – ha dichiarato il presidente della Federazione dettaglianti orafi Giuseppe Aquilino (nella foto a sinistra) -. Il provvedimento ora al vaglio del Senato rappresenta un importante strumento per lo sviluppo di un settore che, suo malgrado, si ritrova a navigare a vista in un contesto economico non certo sereno. La diminuzione delle vendite in valore ed in quantità ha coinvolto indistintamente gli oltre 24.000 punti vendita presenti nel nostro paese. La revisione dell’attuale normativa in materia è, dunque, improcrastinabile per le varie difficoltà operative emerse dalla applicazione della normativa attuale e per le opportunità che una nuova legislazione può concretamente rappresentare per il rilancio del settore e per rendere più trasparente l’intera filiera orafa dalla produzione alla distribuzione al dettaglio offrendo, nel contempo, nuove possibilità di sviluppo. La categoria soffre la mancanza di differenziazione tra il marchio di identificazione concesso al produttore italiano e quello concesso all’importatore – ha proseguito Aquilino -, il che determina, nei fatti, l’impossibilità per il consumatore finale di distinguere il prodotto “made in Italy” da quello proveniente da altri paesi».

La problematica sulla distinguibilità del prodotto made in Italy sembra essere superata nella proposta di legge, che individua, da un lato, il marchio di identificazione quale “marchio del produttore” (riservato ai fabbricanti nazionali), e, dall’altro, il marchio di identificazione quale “marchio di responsabilità” (riservato agli importatori e alle imprese che intendano assumersi la responsabilità degli oggetti commercializzati).

In tal modo si risponderebbe alle istanze di maggiore rintracciabilità formulate dai consumatori che acquistano oggetti preziosi. Il presidente Aquilino ha inoltre sottolineato l’importanza della formazione specifica del personale preposto all’azione di vigilanza che dovrà tener conto, in sede di prelevamento, delle caratteristiche del prodotto prezioso da sottopore ad analisi.

Basti pensare, ha affermato, al caso di analisi di oggetti che recano pietre preziose incastonate il cui smontaggio, indispensabile per il controllo del titolo del materiale prezioso, potrebbe recare danno alle pietre stesse che perdono, di fatto, le proprie caratteristiche. Si pensi, inoltre, all’analisi di oggetti preziosi recanti pietre preziose il cui valore supera di gran lunga quello del metallo stesso o ad oggetti cui sia riconosciuto un qualsivoglia pregio artistico per le caratteristiche costruttive e non solo.

Un’altra rilevante novità prevista dalla norma, e che riscontra il favore della Consulta nazionale Orafi, è la previsione della destinazione dei proventi derivanti dalle sanzioni amministrative; tali proventi sono infatti destinati a confluire in un apposito fondo istituito presso il Ministero dello sviluppo economico, per esser poi impiegati nel finanziamento dell’attività di vigilanza e per la realizzazione di iniziative di promozione e sviluppo della qualità nel settore orafo, gioielliero e argentiero, mentre la Federazione Nazionale Dettaglianti Orafi richiede che questi proventi siano destinati alla realizzazione di iniziative di promozione e di sviluppo del settore orafo gioielliero ed argentiero che necessita inderogabilmente di iniziative tese al rilancio del consumo del gioiello made in Italy sia sul mercato nazionale che internazionale.

Proprio su quest’ultimo punto la Federazione Nazionale Dettaglianti Orafi unitamente alla Consulta Nazionale Orafi ha, però, evidenziato che l’inserimento, nella proposta di legge, del borsino dell’oro usato (con l’obiettivo di regolamentare le compravendite di oro usato) è lontano dallo spirito della proposta di legge in esame.

Proprio perché ne condivide il principio e l’utilità, la Consulta auspica una regolamentazione della materia, ma da trattare con una apposita norma. Aquilino a tal proposito ha affermato che pur condividendo il principio e l’utilità ritiene che la materia, assai delicata, necessiti di essere regolamentata attraverso una norma apposita tesa a far chiarezza in un mercato dove molte, troppe volte le regole non sono applicate o sono lasciate a libera interpretazione.

Infine, in merito alla istituzione di un comitato nazionale dei metalli preziosi, la Federdettaglianti, che sin dalla discussione alla Camera ha supportato tale istituzione a tutela delle imprese di distribuzione e di produzione, ritiene utile e necessario che sia composto oltre che dai rappresentanti delle Istituzioni preposte all’applicazione della normativa, anche dai rappresentanti le associazioni di categoria più rappresentative, rimandando ad altri contesti il coinvolgimento del rappresentante della Banca d’Italia, del rappresentante dell’Istituto nazionale di statistica e dei rappresentanti le associazioni dei consumatori, figure precedentemente inserite per la gestione del borsino dell’oro usato.

«Riteniamo sia utile destinare i fondi provenienti dalle sanzioni ad un potenziamento dell’attività di controllo – ha concluso Vincenzo Giannotti, vicepresidente de Il Tarì (nella foto a destra) – così come è prioritario disciplinare in termini migliorativi il settore dell’usato e migliorare l’accesso al credito delle imprese, nonché il sistema di promozione della loro attività, con particolare riferimento allo sviluppo e alla tutela del design».

Durante l’intervento in Senato, Giannotti ha concluso segnalando la tipicità del settore del corallo, il cui sviluppo rappresenta, per numerose famiglie e imprese artigiane di Torre del Greco, una condizione vitale di sopravvivenza.


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