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Propositi per il nuovo anno

In questi giorni festivi, per quel che ho potuto vedere nelle vetrine dei gioiellieri della mia città, pure in quelle più rinomate, c’era una profusione variopinta di bijoux. Laddove prima c’erano molti gioielli brillanti e preziosi, ora ho visto forme colorate e volumi smisurati di prodotti verso i quali non nutro alcuna antipatia, tutt’altro, perché quando sono belli e ben fatti – credo – riescono (se scelti con gusto e non solo per seguire le mode) a svelare il carattere di chi li indossa.

    Gustav Klimt, Giuditta I (part.) - Österreichische Galerie Belvedere, Vienna
Gustav Klimt, Giuditta I (part.) – Österreichische Galerie Belvedere, Vienna

Quello però che ho visto, tranne le dovute eccezioni (ben visibili e riconoscibili nel mare magnum delle offerte), sono state quantità infinite di prodotti tutti perfettamente identici, tristemente irriconoscibili gli uni dagli altri da non sapere più neppure a che brand appartenessero. Da cliente non sprovveduto, ne attento alle mode, ritengo che questa omologazione sia molto degradante, e tutto ciò per due motivi. Il primo, perché ci si è assuefatti ad una globalizzazione senza diritto di critica; si seguono le mode senza più neppure pensarci e pur di cavalcare l’onda, si producono oggetti spersonalizzati e privi di ogni grazia e qualità (fosse anche solo estetica). Il secondo motivo è la capacità di cedere facilmente alle leggi del mercato, che oggi non rappresentano più una certezza, costruendo grattacieli con i pilastri di sabbia.

Eppure, grazie al bel lavoro che faccio, di creatività ne ho vista, di scelte di gusto ce ne sono e di sperimentazioni ne avvengono. C’è un’intera storia del bijoux da poter seguire, ci sono stati momenti di altissimo livello (mi viene da pensare alla belle epoque o al futurismo, solo per citare alcuni esempi), dove non si riduceva la creatività e lo stile solo perché non si avevano di base materiali preziosi. Di proposte ce ne sono anche oggi e tante, e allora perché non si avvalorano di più i lavori dei designers e di tutti quelle menti creative che attraverso la conoscenza e lo studio stanno lavorando a progetti ben precisi, proponendo lavori decisamente più originali? Sicuramente ci sono prodotti di ricerca che spesso si rivelano difficili da indossare, ma parallelamente ci sono anche progettazioni di nuove linee capaci di trasmettere tutto il gusto e la passione di chi li ha creati.

Perché in quelle vetrine, piuttosto che gli oggetti uguali e senza stile, non si ricava uno spazio dove esporre qualcosa di veramente originale?Perché invece di seguire le mode, per una volta si cerca di comunicare la qualità e l’originalità? Con le vetrine monotematiche si può guadagnare magari nei giorni di Natale, ma dopo, a mente “lucida” quale acquirente non si renderà conto di aver comprato qualcosa di indefinibile? Perché non si avvia proprio da quelle vetrine una nuova educazione verso il bello? Non credo che la risposta sarebbe negativa, molto spesso le mode fasulle crollano in niente, così come sono iniziate. Certo, avranno prodotto piccoli acquisti massificati, ma non avranno radicato null’altro che la generalizzazione che poi difficilmente si ripete (anche in termini di ricavi).

E allora, tra i nuovi propositi per il nuovo anno perché non illuminiamo di nuove luci le vetrine?


5 commenti

  1. Concordo pienamente…


  2. Marco Picciali says:

    credo che manchi del tutto il coraggio di “osare” basta pensare alla difficoltà che incontra il “gioiello contemporaneo” a trovare un punto vendita , è un settore quasi sconosciuto al grande pubblico ma che fà della creatività il suo punto forte, basta fare un giro su internet per rendersi conto che la novità non la si trova nei brand più o meno famosi, ma nella gallassia semi sconosciuta di crea ( usando ANCHE materiali non nobili) dei piccoli pezzi d’arte con passione, non certo nei marchi noti che pagano desiner famosi per reinterpretare quel che già vendono , cito a “caso” il BR01 di bulgari


  3. carolina says:

    Ragione da vendere.


  4. sono pienamente d’accordo con il proposito x il nuovo anno .
    Mi duole comunque constatare che negli ultimi anni molti gioiellieri anno optato x il ricavo facile che non comporta la capacità del venditore in quanto le grandi marche hanno viziato i loro clienti mettendo tutto a disposizione ,dalla pubblicità al pacagin,pertanto mortificando l’artigianalità la quale porta in se il dna della creatività abbinata alla passione. grazie cordialità giancarlo moi


  5. Arnaldo says:

    Bisogna avere coraggio e non uniformare le vetrine con la solita paccottiglia e bisogna avere buon gusto per poterlo comunicare .


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