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Gioielli usati, il regime fiscale da applicare dipende dalla destinazione dei beni

Dopo le richieste di chiarimento di Federpreziosi e Federorafi l’Agenzia delle Entrate indica i casi in cui si fa riferimento al Reverse charge o al regime di margine

Reverse charge o regime di margine in caso di compravendita di preziosi usati, l’Agenzia delle Entrate chiarisce i casi di applicazione dei due regimi in tema di disciplina fiscale relativa alla cessione di oggetti usati in oro e argento acquistati da privati e destinati a processi di trasformazione, fusione o affinazione. Era datata maggio l’ultima richiesta formulata da Federpreziosi Confcommercio di concerto con Federorafi Confindustria per fare chiarezza nella confusione interpretativa generata da varie sentenze emesse negli ultimi anni dalle Direzioni Regionali delle Entrate e dalle Commissioni Tributarie Provinciali e Regionali.

Il documento dell’Agenzia – che ha tenuto conto anche di specifiche casistiche fiscali evidenziate dagli associati e sottoposte in occasione di incontri diretti con i funzionari e i tecnici dell’Amministrazione – ha risposto ai quesiti puntualizzando meglio i criteri che determinano l’applicazione del regime di inversione contabile (reverse charge) piuttosto che del regime di margine: in generale, il regime fiscale da applicare è determinato dalla destinazione che si intende riservare ai beni usati, vale a dire fusione, trasformazione o reintroduzione nel circuito commerciale, indipendentemente dallo stato in cui si trovano (rottame o integro).

Il regime dell’inversione contabile (reverse charge) si applica: ai rottami in senso stretto e a qualsiasi bene di oro usato a condizione che questi siano fusi e trasformati in oro per uso industriale da operatori titolari del marchio di identificazione, che possono essere banchi metalli o aziende di produzione, in quanto considerabili destinati “per vocazione” al processo di trasformazione industriale.

Il regime del margine si applica: se l’azienda esercita sia attività di trasformazione che di commercializzazione di beni usati, in quanto, come cita testualmente l’Agenzia “l’esercizio da parte di un’azienda dell’attività di trasformazione e, contestualmente, di commercializzazione dei beni usati esclude che i beni d’oro usati possano essere ritenuti per vocazione sempre destinati ad un processo di trasformazione industriale”; se i beni usati sono acquistati al solo scopo di essere nuovamente commercializzati e pertanto sono destinati al loro originario utilizzo senza che subiscano alcuna trasformazione.

I beni d’oro usati possono essere considerati “per vocazione”, come li definisce l’Agenzia, destinati a un processo di trasformazione industriale nel caso in cui: il cessionario sia un’azienda che effettua esclusivamente attività di lavorazione industriale dei metalli preziosi; si tratti di un’azienda di fabbricazione titolare di marchio di identificazione che effettua attività di affinazione industriale al fine di immettere sul mercato nuovi oggetti con il proprio marchio. L’Agenzia delle Entrate ha evidenziato espressamente che “le precisazioni delineate con riferimento ai beni preziosi in oro valgono anche per i beni preziosi in argento” (art. 3, comma 10 Legge n. 7 del 2000”).

“In questo modo – ha dichiarato Giuseppe Aquilino, presidente di Federpreziosi (nella foto a sinistra)anche gli operatori al dettaglio, nelle transazioni all’interno della filiera, possono trattare l’oggetto usato a seconda del destinatario della cessione e quindi indipendentemente dal fatto di doverlo considerare rottame d’oro, materiale d’oro o riparabile. Il pronunciamento dell’Agenzia delle Entrate è quindi fondamentale e mi auguro che sia di stimolo anche per il nostro Parlamento per accelerare l’iter di approvazione della auspicata legge-quadro di regolamentazione dei cosiddetti ‘compro oro’”.

“Finalmente vengono superate le incomplete e a volte errate interpretazioni che si sono susseguite negli ultimi 10 anni da parte sia degli organi periferici che della stampa specializzata – ha commentato Licia Mattioli, Presidente di Confindustria Federorafi (a destra) -. Nel 2000 la legge di abolizione del Monopolio dell’oro (legge 7/2000) aveva regolamentato anche fiscalmente l’oro ad uso industriale, oltre quello da investimento, però non aveva tenuto conto, perché allora insignificanti, delle compravendite di oreficeria usata. Grazie al nostro intervento e alle corrette valutazioni dell’Amministrazione centrale, viene fatta chiarezza introducendo elementi oggettivi nell’applicazione del regime fiscale dando così maggiore tranquillità nei comportamenti fiscali agli oltre 40.000 operatori della filiera“.

 


1 commento

  1. […] del 12 dicembre scorso, infatti, la tanto attesa interpretazione dell’Amministrazione Finanziaria in merito al trattamento fiscale da applicare alle cessioni di preziosi in oro e argento usati: da […]


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