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Prelievi e versamenti in banca: no al limite di 2500 euro

Prelievi e versamenti di contante di importo pari o superiore a 2500 euro possono essere effettuati in banca senza violare la normativa antiriciclaggio e quindi senza far scattare le relative sanzioni. Lo chiarisce il Ministero dell’Economia – Dipartimento del Tesoro – nella circolare del 4 novembre, intervenendo a dissipare un equivoco che ha indotto numerose banche italiane a segnalare come violazioni amministrative o operazioni sospette i versamenti o prelievi effettuati dai propri clienti, superiori alla soglia di legge di 2500 Euro.

Il Ministero “ritiene opportuno ribadire che le operazioni di prelievo e/o di versamento di denaro contante richieste da un cliente non concretizzano automaticamente una violazione” delle norme antiriciclaggio “e, pertanto, non comportano l’obbligo di effettuare la comunicazione al Ministero dell’economia e delle finanze” secondo quanto previsto dal decreto 231/2007 sulla disciplina antiriciclaggio.

“Tale comunicazione è obbligatoria – prosegue il Ministero – solo qualora concreti elementi inducano a ritenere violata la disposizione normativa.”
In pratica, solo se la banca ha il fondato sospetto (in base ad es. all’entità della somma o alla causale addotta per l’operazione) che il prelievo o il versamento siano finalizzati ad operazioni tese ad aggirare la normativa antiriciclaggio, avrà l’obbligo di segnalare l’operazione al Ministero che poi disporrà gli opportuni controlli. I contenuti di tale circolare sono stati condivisi con la Guardia di Finanza e l’Ufficio Informazioni Finanziarie della Banca d’Italia, e quindi costituiscono un orientamento generale per tutti gli organismi di vigilanza e di controllo.

Ricordiamo che la Manovra finanziaria di agosto (Decreto legge 138 del 13.08.2011 convertito con legge 148/2011) aveva abbassato il limite per l’utilizzo di denaro contante, dei libretti e dei titoli al portatore da 5000 a 2500 Euro. L’utilizzo di denaro contante per pagamenti di importo pari o superiore a 2500 euro comporta quindi una sanzione amministrativa che può andare dall’1% al 40% della somma oggetto dell’operazione.

Non sono ammessi i pagamenti frazionati, se non sono giustificati in relazione all’operazione o da un contratto o accordo preventivo tra le parti: quindi, i pagamenti rateali o quelli differiti (come le rimesse a 30 e 60 giorni) non vanno cumulati e possono essere regolati in contanti, anche se la somma totale sia pari o superiore a 2500 euro. Quando invece il frazionamento è realizzato evidentemente per aggirare il limite di legge, scatta il divieto e le relative sanzioni.


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