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Pino Aquilino:“Il Futuro? Più tutele per i consumatori e maggiori responsabilità da parte degli operatori”

LA CONTRAZIONE DEI CONSUMI, LE NUOVE NORME FISCALI, IL BLOCCO DEI PAGAMENTI IN CONTANTI OLTRE I MILLE EURO E IL FENOMENO DEI COMPRO ORO SONO I VERI PROBLEMI DEL SETTORE?

Pino Aquilino, presidente di Federdettaglianti dal 2009, pugliese di nascita, vanta una lunga tradizione familiare nel settore pari all’Unità d’Italia. La sua militanza sindacale in Confcommercio, ma soprattutto il suo impegno quotidiano in “bottega” gli consente di avere una visione completa del mondo del dettaglio italiano.  A lui ho chiesto di rappresentare, ai lettori di Preziosa Magazine, il momento che vive il mondo del gioiello.

 

  • L’inizio anno 2012, per il dettaglio orafo italiano, è stato veramente devastante. La forte contrazione dei consumi ha completamente paralizzato la vendita di gioielleria. Qual è la reale situazione del comparto e, soprattutto, quali sono le aspettative per il breve e medio periodo?
    “L’aver condiviso la sorte, purtroppo non buona, di altri settori merceologici è, in effetti, di scarso conforto. Sì: come hanno dimostrato anche le rilevazioni di Federdettaglianti sulle vendite del comparto orafo relative all’ultimo quadrimestre del 2011, la situazione è tutt’altro che positiva, così come le tendenze di consumo per il 2012. Spesometro, tracciabilità dei pagamenti, limitazioni all’utilizzo dei contanti, redditometro, sono stati i termini più ricorrenti nelle indicazioni dei dettaglianti che hanno risposto ai questionari, cogliendo l’occasione per manifestare un disorientamento almeno pari a quello di una clientela che possiamo definire ottimisticamente ‘in stand by’.  A completare il quadro, le ultime novità in materia fiscale e i timori che nascono dalla situazione economica e che continuano a mietere vittime anche tra la clientela con comprovata capacità di spesa. La situazione critica del settore, peraltro, non può essere attribuita del tutto alla crisi contingente: ha radici ben più lontane e la necessità di una forte reazione è ora improrogabile, non più una scelta. Il settore orafo non ha a disposizione alcune ‘armi commerciali’ come ad esempio i saldi ed è fortemente condizionata dai prezzi in costante aumento delle materie prime, ma si sta aprendo a nuove soluzioni di marketing, con una grande attenzione ai mutati e mutevoli orientamenti dei consumatori: differenti e più ampie fasce di prodotto, creatività nell’utilizzo di nuovi materiali e impiego di tecnologie sembrano essere, ad oggi, gli ingredienti principali di un’ideale ricetta per la sopravvivenza.”
  • Quanto ritiene abbia contribuito il blocco dei pagamenti in contanti oltre i 1000 Euro e, soprattutto, il suo effetto “mediatico” sul consumatore?
    “Si tratta di un fattore che, insieme ad altri, ha notevolmente contribuito. Soprattutto in certe aree italiane, come le zone al confine con Francia e Svizzera, gli operatori hanno registrato cali sensibili esplicitamente attribuiti al blocco dei pagamenti. Anche per la clientela straniera, il provvedimento, ha rappresentato senza dubbio un ostacolo: fin dall’entrata in vigore del provvedimento ne eravamo consci, ma abbiamo preferito verificare in concreto le conseguenze. Da qui la tempestiva decisione da parte delle associazioni di categoria, e di cui Federdettaglianti Orafi si è fatta promotrice, di presentare una proposta di modifica alla normativa antiriciclaggio mirata ad elevare la soglia di utilizzo dei contanti mantenendo l’obbligo di tracciabilità. La modifica è stata accolta nel decreto legge del 2 Marzo 2012: stiamo fornendo ai nostri associati tutto il supporto necessario all’adempimento delle procedure stabilite.”
  • Le operazioni della Guardia di Finanza, non ultima quella alle storiche gioiellerie di Ponte Vecchio, la presenza ormai massiccia nelle nostre città di attività di “Compro Oro” in qualche modo stanno creando una ‘confusione mediatica’ trasmettendo un’immagine distorta della gioielleria italiana e soprattutto della sua lunga tradizione. Non sembra credibile che oggi il gioielliere non sia più quello splendidamente rappresentato nel famoso film ‘colazione da Tiffany’. Lei cosa ne pensa?
    “I controlli fiscali non sono da mettere in discussione e da sempre la trasparenza è tra le nostre priorità, così come la regolamentazione dei “compro oro” che stiamo seguendo da tempo. Il proliferare di queste attività è senz’altro specchio dei tempi: Federdettaglianti sta lavorando perché vi sia una regolamentazione certa. Sono consapevole che si tratta di temi di cui sentiamo parlare ogni giorno e cui i gioiellieri, per primi dedicano grande attenzione, ma il rischio di demonizzare ingiustamente un’intera categoria c’è. I casi negativi ‘parlano’ per l’intera categoria nel senso che fanno notizia: ciò rientra tra le leggi non scritte dell’informazione, ma sono certo che i seri professionisti – se è ciò che lei intende – portatori di valori positivi in tutti i sensi, siano ancora ben vivi e presenti tra noi. Anzi, ritengo, che ora più che mai assisteremo ad una rivalutazione del ruolo del gioielliere inteso come ‘marchio di qualità’: sono i tempi che lo richiedono e, soprattutto, un consumatore che ormai si è fatto più attento e consapevole, sa come informarsi sul valore e – questo è un tema oggi piuttosto sentito – sulla provenienza di ciò che sta per acquistare.”
  • Oggi molti si interrogano sulla definizione di gioiello, in alcuni casi si cerca di far passare il concetto che il gioiello non è solo quello prezioso. Questo che significa, che forse la gioielleria non è l’unico luogo deputato alla vendita? E per lei, cos’è un gioiello?
    “Si tratta di utilizzare le corrette definizioni, non è una questione puramente soggettiva. Un gioiello è tale se è realizzato partendo da metalli, pietre, materiali  preziosi. A questi possono essere abbinati materiali non preziosi e innovativi con risultati eccellenti. Anzi, proprio la capacità di diversificare l’offerta commerciale in base alle esigenze economiche e ai nuovi gusti dei clienti potrà dimostrarsi di strategica importanza per il futuro della gioielleria italiana.

    Creazioni in cui il contenuto di materiale prezioso è trascurabile o assente è bijoux. Che può essere di elevatissima qualità e squisita fattura, ma è un’altra cosa.

    Con questa premessa. è evidente che il luogo deputato alla vendita di gioielli è la gioielleria. Le licenze sono specifiche e soggette a particolare normativa.

    Per tornare al discorso di poc’anzi, i gioielli, al di  là di qualunque altra legittima interpretazione, possono essere considerati anche un bene d’investimento. Il fatto che siano i ‘compro oro’ a proliferare e non i ‘compro acciaio’ avrà pure un significato. Alto o basso che sia, il valore c’è: è quantificabile e indiscutibile. A quanto possa ammontare questo valore, dipende anche da quali criteri si scelgono nel momento in cui si acquista o si regala un oggetto prezioso e, senza dubbio, il gioielliere ha un ruolo basilare in questo processo.”
  • In Parlamento sono allo studio importanti leggi che, se approvate, modificheranno sostanzialmente l’attività dei gioiellieri italiani. Cosa ne pensa e, soprattutto, quale ruolo ha avuto il sindacato da lei rappresentato?
    “Più tutele per i consumatori e maggiori responsabilità da parte degli operatori: due elementi importanti che non è stato facile coniugare in una legge che fosse realmente percepita come ‘a favore del settore’. La proposta di Legge Mazzocchi-Mattesini  riguardante la regolamentazione dei materiali gemmologici, in particolare, è stata per noi un banco di prova molto importante.  Al di là delle questioni di contenuto, il risultato è stato possibile grazie alla vera e concreta collaborazione di tutte le associazioni del comparto a livello operativo, mi preme molto sottolinearlo.  A tutti i livelli della filiera produttiva stiamo portando avanti in maniera univoca un grosso lavoro per garantire la trasparenza dei rapporti.”
  • Infine, qual è la tabella di marcia di Federdettaglianti per il 2012?
    Naturalmente proseguiremo nel contatto diretto con gli operatori, in quello che è stato definito il  mio ‘giro d’Italia’: fin dall’inizio del mio mandato, tappa dopo tappa ho cercato di incontrare il maggior numero possibile di dettaglianti  sul territorio, direttamente a casa loro, per confrontarmi e raccogliere informazioni, idee, esigenze e cercare poi di tradurre il tutto in progetti e iniziative realmente rappresentativi dell’intero settore. Il fare squadra, nel nostro caso, passa anche attraverso il superamento delle differenze geografiche, culturali e organizzative.

    I primi positivi risultati ottenuti in ambito governativo, possibili grazie a una ritrovata coesione tra le associazioni rappresentative del comparto ci motivano a studiare a fondo operazioni sostenibili per il settore sulla strada della modernizzazione. Se n’è parlato tanto in passato, ma ora ne vediamo concretamente i frutti.”

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