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Utili in crescita per Tiffany e Damiani. E il Giappone riscopre l’Italia

Titoli della moda in rialzo. Ma in India il mercato del falso cresce due volte più velocemente di quello del lusso

Tiffany & Co, Legacy Collection

Tiffany & Co., utili in crescita oltre le attese (+16%). Primo semestre con il segno positivo per Tiffany & Co. Il colosso americano del lusso ha visto crescere i propri utili a +16%, oltre le attese degli analisti. Nel trimestre chiuso il 31 luglio scorso, i profitti sono stati pari a 106,8 milioni di dollari contro i 91,8 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. I ricavi sono arrivati a quota 925,9 milioni di dollari, il 4,4% in più dello stesso periodo dell’anno scorso. Grande peso sul risultato hanno avuto le vendite nella regione Asia-Pacifico, in particolare la Cina, sebbene interessata da un generico rallentamento nei consumi anche per i grandi gruppi del lusso (Tiffany registra un +20%). Segue l’Europa con un +11% e le Americhe con un +2%. Giù del 14% invece il dato in Giappone.

Bene anche Damiani: vendite del primo semestre a +5,4%. Il Gruppo Damiani ha chiuso il primo trimestre dell’esercizio 2013-14, chiuso al 30 giugno, con 33,1 milioni di euro di ricavi, in crescita del 5,4% rispetto all’analogo periodo dell’esercizio precedente. Forte boom nei negozi a gestione diretta in Italia e all’estero, in incremento del 20,3 %, cui ha fatto da contraltare il calo del wholesale (-2,5%), da addebitare soprattutto al mercato interno.

Damiani Gioielli

Il Giappone riscopre la moda Made in Italy: import in crescita. La moda italiana torna a generare profitto in Giappone. Complici le recenti manovre economiche, nei primi sei mesi di quest’anno – secondo la classifice Ice sui dati del ministero delle Finanze nipponico, diffusi da Pambianco – l’import di prodotti fashion dal Belpaese è cresciuto del 30% circa. E, soprattutto, l’Italia risulta il primo partner commerciale per il Giappone nel segmento dell’alto di gamma. Abbigliamento italiano importato per un valore di 37 miliardi di yen (pari a 286 milioni di euro al cambio attuale): un risutato ottimo confrontato al gigante dell’export in Giappone, la Cina (che detiene il 75,4% delle importazioni nel Sol Levante).

I titoli italiani del lusso in significativo rialzo. Proseguirà il rialzo dei titoli di lusso registrato nella prima parte dell’anno: da gennaio Tod’s ha guadagnato il +48,7%, Ferragamo il 52,8%, Luxottica il 31,5%, Brunello Cucinelli il 68,7% e Damiani il 19,3 %. Le previsioni ci parlano di una tenuta positiva anche nella seconda metà dell’anno, soprattutto se l’euro resta debole rispetto al dollaro e se proseguiranno le acquisizioni che hanno caratterizzato l’ultimo biennio.

La Birkin di Hermès

India, la lotta dei luxury brand contro la contraffazione. E se l’export svizzero di orologi torna con il segno positivo dopo mesi difficili, i grandi brand del settore devono lottare contro la contraffazione, soprattutto in paesi come l’India. Il fenomeno riguarda  tutti i marchi del lusso, anche quelli della moda, da Gucci a Dior. Hermès, per esempio, è impegnato in una battaglia legale contro un rivenditore di pelletteria indiano che ha messo in commercio una borsa del tutto simile alla celebre Birkin del marchio francese. Gli esperti sostengono che in India il mercato del falso cresce del 40% ogni anno, due volte più velocemente di quello del lusso, anche grazie ai nuovi canali di distribuzione come il web.


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