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Pillole di Economia / Tiffany, bene le vendite ma utili in calo

Il terzo trimestre dell’anno porta con sé qualche buona notizia (per lo shopping in Italia) ma dati non del tutto rassicuranti per colossi come Tiffany & Co. e la compagnia diamantifera russa Alrosa. Intanto, il 17 dicembre sarà conclusa l’uscita del gruppo LVMH da Hermès, chiudendo così la controversia legale che aveva coinvolto le due società.

1. TIFFANY & CO., VENDITE IN AUMENTO MA UTILI IN CALO. – Il terzo trimestre fiscale di Tiffany & Co. va sotto le aspettative. La responsabilità è da individuare soprattutto al sostanzioso crollo delle vendite in Giappone (-12%) malgrado le performance positive dell’Europa (+9%). L’utile del trimestre è stato di 38,26 milioni di dollari, in calo dai 95 milioni di dollari dello stesso periodo dell’anno scorso. Il fatturato è aumentato del 5,3% a 959,6 milioni di dollari, comunque sotto i 968 milioni attesi dagli analisti. Dal punto di vista geografico, le vendite sono cresciute del 10 per cento nelle Americhe (459 milioni di dollari durante il trimestre) mentre nell’Asia-Pacifico sono cresciute del 2 per cento (243 milioni di dollari) con il crollo del Giappone (113 milioni di dollari).

2. DIAMANTI RUSSI, ALROSA PERDE IL 44%. – Perdita netta di 223 milioni di dollari per Alrosa, la compagnia diamantifera russa che lo scorso anno aveva registrato un utile di 189 milioni di dollari. Il crollo era atteso dagli analisti anche a causa dell’andamento del rublo da inizio anno (-27% del valore), insieme alla crisi economica e le sanzioni imposte dall’Occidente per la crisi in Ucraina. Il fatturato è aumentato dell’8 per cento a 909 milioni di dollari (3,17 miliardi nei primi nove mesi del 2014) con il prezzo medio delle vendite di diamanti in calo del 9 per cento rispetto al trimestre precedente. Anche la produzione è diminuita: nei primi nove mesi dell’anno del 5%. “Il terzo trimestre di Alrosa è stato influenzato dal normale rallentamento stagionale nel mercato dei diamanti – scrivono gli analisti -. Ci aspettiamo una  ripresa stagionale nel quarto trimestre che può guidare una ripresa dei volumi, e anche prezzi potenzialmente più forti”.

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3. LVMH, QUASI CONCLUSA L’USCITA DA HERMES. – L’assemblea straordinaria di Lvmh ha approvato quasi all’unanimità il progetto di distribuzione di circa il 15% del capitale della concorrente Hermès. Il 17 dicembre prossimo è la data definitiva per l’uscita dal capitale di Hermès: la scadenza si incardina nel quadro del patteggiamento dello scorso 2 settembre che ha portato Lvmh e Hermès International a firmare la pace dopo quattro anni di scontri legali e la sigla di un accordo di conciliazione. I soci del gruppo presieduto da Bernard Arnault (a cui resta circa l’8,5%) riceveranno 2 titoli Hermès ogni 41 azioni Lvmh detenute in portafoglio. Il pagamento è in programma per il 17 dicembre. Per quella data sarà definitivamente risolto il contenzioso, finito in Tribunale, tra i due gruppi francesi del lusso. Tutto era nato nel 2010 quando il colosso del lusso, già azionista di Hermès dal 2002 con un pacchetto pari al 4,9%, aveva reso noto di essere salito prima al 14,22% e poi al 17,07%. Quest’ultima operazione era stata effettuata all’insaputa della società e della Consob francese.

4. A MILANO TORNANO GLI SHOPPER CINESI. – La periodica indagine di Global Blue evidenza una crescita della spesa dei turisti cinesi a Milano (+13%), nonostante il mercato del Tax Free, nei primi 10 mesi dell’anno, abbia subito un calo. I cittadini della Repubblica Popolare continuano a scegliere la capitale italiana del lusso (34% del shopping totale): a seguire Roma (18%), Firenze (9%) e Venezia (7%). Negli ultimi sette anni gli acquisti tax free dei globe shopper cinesi nel capoluogo lombardo hanno continuato a crescere, con un picco nel 2010 (+97%). Il trend è confermato anche dall’andamento dei primi dieci mesi del 2014 (+13%), che porta i turisti di questa nazionalità a rappresentare più del 24% del mercato tax free milanese. I cinesi si confermano così  la seconda nazionalità per acquisti, dopo i russi (27% del mercato) e prima degli americani (3%). In Italia il loro scontrino medio è di 874 euro, mentre a Milano la media è di 1.208 euro.

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