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Pilar Cabo Coin, dal Manzanarre e dal Reno i valori di una manager di successo

Collezione Fantasia Fireworks Anello in oro giallo con peridoto, topazio verde e diamanti Anello in oro bianco con iolite, zaffiri blu e diamanti Anello in oro giallo, topazio mandarino e diamanti

Dal mondo della finanza a quello orafo. Sempre manager ma…

Cambia il settore, ma non cambia la sostanza, soprattutto in questi anni in cui il sistema economico e industriale italiano è sempre più coinvolto in una sfida globale che ci ha costretti a ripensare i consolidati modelli del fare e dell’agire ed a ricercare “break-through” innovativi. Un manager deve saper riconoscere le intuizioni corrette, pure se maturate in settori differenti e saperle applicare nel proprio, attuale contesto; in questo modo si esce da una fase di sviluppo singolo per consentire una fase di crescita sostenuta da precisi riferimenti manageriali. Essere manager dipende quindi dall’esperienza, ma altrettanto dipende dalla “persona” che sta dietro al manager, dalla sua capacità di gestire un gruppo e di condividere gli obiettivi; a questa parte di me dedico, da sempre, particolare attenzione.

Responsabilità sociale, solidarietà e rispetto dei diritti umani. Parlando di aziende, nel mondo della gioielleria siamo solo all’inizio?

All’inizio no, ma la strada è lunga e non solo nel mondo della gioielleria.
Siamo tuttavia ad una svolta storica e mi fa piacere prenderne parte. C’è sempre più attenzione nei confronti di questi temi e cresce il numero delle persone consapevoli che non si tratta di una moda e nemmeno di un gesto isolato: la sostenibilità si può scegliere ed è un elemento necessario per il futuro sviluppo economico mondiale.
Questo periodo di crisi – conseguente anche ad una serie di comportamenti spregiudicati – ha reso il pubblico più attento alle iniziative sostenibili e meglio predisposto nei confronti delle aziende che condividono un pensiero etico legato all’ambiente e al sociale. Le aziende devono avvalersi di questa particolare sensibilità collettiva sia per contribuire ad offrire un prodotto etico sia per avere positive ricadute di immagine e conseguentemente di profitto.

Ritiene che i consumatori di gioielli e prodotti preziosi, più in generale, siano già sensibili a questi temi, o che una sorta di attività di educazione culturale debba riguardare anche loro?

Assolutamente sì. Anche se è necessario condividere il percorso verso la sostenibilità con tutti gli anelli della filiera, ritengo che il consumatore finale sia in particolar modo quello più strategico da sensibilizzare. È lui il maggior protagonista del sistema economico, delle mode a volte ispiratore a volte succube, ma sicuramente arbitro indiscusso e vero responsabile di successi ed insuccessi. Penso tuttavia ad un nuovo modello di consumatore, più informato e consapevole della responsabilità della sua scelta.

Modernità e marketing. Le nuove tecnologie ‘aiutano’ anche il mondo del lusso in termini di comunicazione?

Farei una distinzione tra mercati emergenti e mercati maturi perché se in quelli emergenti i marchi del lusso continuano a seguire logiche di mercato particolari, in quelli maturi il ruolo delle nuove tecnologie è fondamentale. Esse hanno consentito alle aziende di ottenere una comunicazione più capillare, ma hanno permesso anche al singolo consumatore di farsi un’opinione molto precisa del prodotto e dell’azienda che lo produce. Si è creata quindi l’esigenza di intrecciare più di un semplice rapporto tra produttore e cliente. Per un’azienda, questo significa rivedere la propria comunicazione ed investire in altri valori come la propria cultura d’impresa. Mettendo in luce la propria storia, il legame con il territorio e l’etica delle proprie scelte, l’azienda permette al cliente finale di operare una scelta consapevole.

Settore e tendenze. La crisi è forte. Ritiene che creatività e Made in Italy siano le nostre carte vincenti? Quali, a suo avviso, le priorità su cui intervenire?

Sono italiana di adozione e sono ben consapevole del forte appeal dell’Italia sugli altri paesi del mondo. Tuttavia, dobbiamo essere molto attenti perché la convinzione di questo primato non giochi alla lunga a nostro sfavore. Il resto del mondo corre veloce, chi non sta al passo rischia di venire escluso dal gioco e se l’Italia non inizia a presentarsi all’estero come Sistema Paese, rischiamo grosso.

Da sinistra: Irene Pivetti, Vicepresidente WJA Italia, Cristina Salvi, Segretario, e Pilar Coin.

Women’s Jewelry Association Italy

Verrebbe da dire: etica e responsabilità sociale sono argomento da quote rosa?

L’obiettivo principale dell’associazione è quello di creare una rete tra le donne che operano nell’industria del gioiello italiano, un luogo virtuale e reale dove incontrarsi, scambiarsi esperienze, opinioni e consigli.

Il programma prevede inoltre un profondo impegno per la formazione di giovani talenti e risorse, l’organizzazione di seminari e tavoli di confronto sui temi del lavoro, dell’impresa, della creatività, dei significati culturali del gioiello e soprattutto sul tema del Gioiello Etico. È risultato quindi spontaneo affiancare il nostro vicepresidente – l’on. Irene Pivetti – nel suo progetto finalizzato a garantire la trasparenza della filiera del gioiello, dall’estrazione della materia prima al cliente finale. Abbiamo unito le forze per individuare una serie di buone prassi condivise dall’intera filiera produttiva e farle diventare norme del mercato orafo. È una sfida importante, ma ci sono buoni margini di riuscita.

Pilar Cabo Coin

Nata in Spagna e cresciuta in Svizzera, Pilar Cabo Coin ha iniziato la sua carriera a Ginevra nel settore bancario, arrivando a ricoprire incarichi di responsabilità. Per amore di Roberto Coin, titolare dell’omonima azienda orafa, lascia tutto e si trasferisce in Italia. Si specializza in gemmologia al GIA e oggi, oltre a sovrintendere a tutte le attività aziendali legate all’acquisto e all’utilizzo delle gemme, è responsabile marketing e comunicazione. Presiede la neo-nata Women’s Jewelry Association Italia, parte di un’organizzazione già attiva negli Stati Uniti.


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