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Pigeon blood. Perché non farne un brand?

Un gioiello spesso evoca un marchio. Questo accade anche per le gemme? No, se non sono montate è molto raro che queste vengano associate ad un segno qualitativo che le contraddistingua con immediatezza. Ovviamente è la classificazione gemmologica ad esprimere compiutamente la qualità.

Ma un report si rivolge agli addetti ai lavori, in modo tecnico, e non possiede il potere seduttivo dei brand che offrono gemme montate. Interessante ed attuale è il caso del pigeon blood, un’antica denominazione dei migliori rubini; qualcuno potrebbe dire che sta a questi come la Ferrari sta alle auto sportive.

Sotheby’s e le grandi case d’asta da alcuni anni hanno interesse che, ove si riscontrino le condizioni, si torni ad usare il termine. Ciò semplifica la trasmissione del valore dei migliori rubini al grande pubblico. A partire dalla seconda metà del secolo scorso v’è stata però una certa riluttanza verso il termine Pigeon blood in quanto si preferiva misurare il colore del rubino utilizzando parametri esclusivamente riferiti alle caratteristiche cromatiche, alla saturazione ed al tono.

Paolo minieri rubino sangue di piccione
Ma a partire dal 1996 il laboratorio di Lucerna GRS ha cominciato a riutilizzare il termine pigeon blood nella qualificazione gemmologica del colore come attributo aggiuntivo del vivid red. Dal 2001 il sangue di piccione nel protocollo di Peretti, direttore del GRS, (www.pigeonsblood.com) denota un rubino ad alta saturazione e basso tono privo di sovrattoni marroni o arancio con fluorescenza da media ad alta, con alta percentuale di cromo a fronte di una componente di ferro da bassa a media e comunque inferiore al cromo.

Appositi master distinti per provenienza del grezzo sono stati messi a punto da Peretti. La descrizione è applicabile a tutte le origini geografiche del materiale se questo risponde alle caratteristiche citate. Lo status di Pigeon blood è dunque concesso dal GRS anche ai rubini con semplice trattamento termico purché senza aggiunta di berillio, di diffusione superficiale, di residui o di riempienti. In pratica il termine Pigeon blood da descrizione poetica del rosso vivido ne diventa un attributo con tanto di protocollo.

Paolo minieri rubino sangue di piccione

Insomma dopo che il GRS ha recuperato il termine tutti i grandi player dei report si rendono conto che vivid red va bene, ma se possiamo dire o aggiungere pigeon blood allora tanto meglio. Nel 2015 Pigeon blood prima viene registrato come trademark dal GRS e poi diventa una vera e propria definizione gemmologica del colore anche per SSEF e Gübelin.

Questi emettono un comunicato congiunto il 4 novembre nel quale in pratica annunciano di aver armonizzato i criteri e di aver individuato un master per l’utilizzo del grado pigeon blood. Le caratteristiche individuate per molti versi non divergono da quelle già fissate dal GRS: colore di fondo rosso senza compromessi di sottotoni marroni o blu (accettato una leggerissima tinta rosa), forte fluorescenza e prevalenza tra gli elementi in traccia di cromo rispetto al ferro.

La differenza sostanziale risiede bel fatto che per SSEF e Gübelin pigeon blood è una categoria valida solo per rubini non trattati per riscaldamento e di provenienza geografica esclusiva (Valle di Mogok). Al di là della divergenza dei criteri, a partire dal 2015 Pigeon blood non è più una definizione ritenuta dai gemmologi esotica e poetica ma un trademark con fondamento scientifico che funzionerà in pratica con l’appeal che i grandi brand della gioielleria posseggono per conquistare il grande pubblico.


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