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Pietre vere in un mondo falso

Mio padre sfregava le perle sui denti. Una sensazione rasposa gli indicava l’origine coltivata. Le nostre mamme (ormai tanto tempo fa) ispezionavano a colpo d’occhio la freschezza degli alimenti al mercato e usavano mille espedienti per testarne empiricamente la qualità. Oggi c’è un solco tra chi produce e chi compra, tra chi parla e chi ascolta. Chi acquista è in corsa frenetica. Lo vedo nella pratica del mio lavoro. Magari sarebbero gradite più informazioni circa le caratteristiche delle pietre preziose e dei gioielli ma poi alla fine si taglia corto: “dammi un certificato, scrivi un report, dichiarami qualcosa di scritto da far vedere in negozio”.  Insomma,  un po’ di carta per tacitare i clienti.

Li avete visti anche voi quegli eccentrici, goffi  e autoreferenziali fogliettini (che vengono chiamati “garanzie”) recanti approssimative rassicurazioni del produttore circa l’origine artigianale del gioiello, il peso delle pietre? Una sorta di ingenuo raptus certificatorio in salsa marketing “fai da te”. No, queste che leggete non sono le parole di un nostalgico dei bei tempi andati (tipo tutto era semplice e spontaneo, c’era tanto lavoro, l’Italia era leader del gioiello e ce volevamo tanto bene): un bel certificato serio, mettiamo d’un diamante, non tacita un bel niente, semmai stimola la riflessione, provoca dibattito e comparazioni, induce ad approfondimenti. L’analista rileva titolo e capitoli di quell’avvincente racconto contenuto in tutte le gemme. Quando lo si vuole quel racconto lo si può anche rileggere.  Ma questa è poesia, diciamolo chiramente. Il fatto è che oggi non abbiamo tanto interesse a raccontare o ascoltare storie perché senza più riferimenti dubitiamo di tutto. La nostra vita quotidiana è spesso costituita da esperienze non autentiche, circondata da doppiogiochismo, opportunismo, machiavellismo. Ci arrivano cartelle pazze insieme a tributi che si devono saldare.

Non siamo sicuri di cosa diavolo pensi il nostro vicino, il nostro collega, il nostro familiare; la TV celebra una sorta di vita parallela nella quale non si riconosce più la  realtà.  I politici possono serenamente negare quanto dichiarato la sera precedente. Siamo angosciati dalla quantità di espedienti messi in atto dalla società in cui viviamo in  continua deroga ai principi morali, all’onestà, alla trasparenza, alle virtù. E scivoliamo nel cinismo perché stentiamo a dare la nostra fiducia, non avendo sempre modo di riscontrare, in modo incondizionato.

Ed ecco che scattano gli anticorpi: tu dubiti, io certifico. Se tutto è falso creiamo autorità riconosciute che garantiscano il vero. E’ un riflesso condizionato che investe non solo i preziosi ma tutti gli aspetti della nostra esperienza quotidiana (cibo biologico, cicli produttivi, sicurezza sul lavoro, impatto ambientale, smaltimento rifiuti e mille altri prodotti e servizi).  Non ci troviamo in un insieme di certezze dalle quali si debbono isolare i truffaldini ma in un reticolo di presunti falsi dai quali differenziarci con dei certificati. Pare che nuove leggi renderanno obbligatorio certificazioni per i gioielli di valore superiore ai 200 euro. Una grandioso progetto per fabbricare una nuova classe di burocrati che ci restituiranno senza dubbio quella fiducia e quella sicurezza che abbiamo smarrito.


4 commenti

  1. pasqualina says:

    ciao Paolo alle tue giuste riflessioni aggiungerei anche che il nostro settore è stato purtroppo invaso da personaggi impreparati ed improvvisatisi gioiellieri,e ciò non rassicura il consumatore finale,il quale si sente garantito esclusivamente dalla griffe di grido che commina insieme al prodotto quegli autoreferenziali fogliettini come li definisci!Una ma mille riflessioni andrebbero fatte sui contenuti del nostro lavoro,sul grado di competenza di ciascuno e sulla serietà professionale in ciascun ambito!Proporrei,ad esempio,che per intraprendere la nostra attività venissero istituiti dei corsi obbligatori selettivi di formazione dove preparare i singoli soggetti a riconoscere un diamante da un zircone,una perla coltivata da una falsa e quant’altro!C’è troppa confusione ed impreparazione e ciò è avvilente!


  2. Alessandra Libonati says:

    PERLE DI SAGGEZZA……GENTILE SIG. PAOLO CHE BELLI I SUOI ARTICOLI, LI LEGGO SEMPRE CON GRANDE INTERESSE..!!! GRAZIE


  3. marco picciali says:

    certo che le certificazioni fanno scena, io faccio la “raccolta” di queste, ne ho una bellissima che indica il peso in 0,20 ct CIRCA! ma spesso i clienti sono contenti di tanta approssimazione, un certificato scientifico è troppo tecnico, esempio: un corindone è una malattia? meglio scrivere rubino quello lo capiscono! meglio se burma sangue di piccione
    non che sia contro i certificati anzi! è solo che il certificato obbligatorio creerà una nuova categoria commerciale: i CERTIFICATRICI perchè se in un oggetto da 200 euro devo farci stare il costo di una certificazione è ovvio che non può essere una cosa seria!


  4. Paolo Minieri says:

    Grazie a tutti per l’attenzione che riservate alle mie modeste osservazioni. Trovo assolutamente pertinenti sia le considerazioni di Pasqualina, là dove ravvede la necessità di innalzare lo standard tecnico degli addetti ai lavori, sia quanto espresso dal Sig. Picciali. Per la verità siamo testimoni di una gran confusione. Infatti voi avete ravvisato bene la contraddizione tra un diffuso dilettantismo (anche solo ingenuo, non necessariamente malizioso) e una nuova deriva di complicazioni “imposte” dall’alto da una mania tutta italica di imporre un numero spropositato di passaggi cartacei (lo scenario che prefigurerebbe l’introduzione della nuova normativa sul commercio dei preziosi in discussione alle Camere). Insomma perchè nel nostro paese le questioni devono essere sempre affrontate con mezzi estremi? O il laissez faire più spietato che autorizza qualunque individuo a mettere mano a qualsivoglia professione senza freni e controlli oppure un monumentale grigiore di tenaci apparatcik che gettano un freddo e frettoloso sguardo su un anellino, zelanti fino al surreale. La mia conclusione è banale: il nostro mondo di preziosi e di gemme non può che riflettere il più generale stato d’ansia che vive l’intera società. Ecco allora che i certificati dicono tutto e non dicono più nulla, a seconda del punto di vista di chi li emette e di chi li percepisce. Ecco perchè dunque quel ct 0,20 circa che il Sig. Picciali ci racconta è autenticamente meraviglioso nella sua autentica affermazione di insicurezza. Anche l’impreparazione, anche l’approssimazione sono valori che in Italia si possono certificare. Sarei molto lieto se magari da questo piccolo sassolino nello stagno venissero fuori esperienze vissute, opinioni e contributi vari per farsi un’idea dell’umore dei colleghi. Questa rivista ha intenzione di tornare in modo approfondito sul tema dei certificati.


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