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Club degli orafi: pmi orafe vulnerabili ma ancora resilienti

L’evento milanese “Sei pronto ad uscire dalla crisi? Resilienti a confronto per la rigenerazione della filiera del gioiello”, organizzato dal Club degli Orafi Italia il 13 Giugno scorso, si pone, come dichiarato dal neo presidente Gabriele Aprea nel saluto di apertura, ”il punto di partenza di un progetto più ampio di formazione focalizzato per le piccole medie imprese del gioiello. Il calendario prevede l’organizzazione di incontri e workshop periodici per la crescita della cultura imprenditoriale e manageriale, sia di interesse trasversale che mirato alle categorie specifiche (fabbricazione e distribuzione), che parta dalle esperienze dirette per una prefigurazione di un futuro diverso”.Club_Orafi_13_06_2016_01

In questo primo appuntamento si è voluto fare il punto sulla lunga e pesante crisi globale e su quali comportamenti sono necessari a fronte di un presente ancora difficile e di un futuro piuttosto incerto. Gabriele Aprea, sottolinea come “l’effetto congiunto della globalizzazione e dei veloci cambiamenti socio economici e culturali ha impattato su tutto il sistema produttivo della ‘old economy’, inducendo profondi cambiamenti che risultano particolarmente evidenti nel caso dei distretti produttivi. Alcuni capisaldi storici dell’industria italiana, quali la nautica, il mobile, il tessile hanno subito profondi cambiamenti strutturali. Nell’ambito della comunicazione, l’editoria paga il suo tributo alla crescita dei social media e dell’editoria elettronica in generale. In questo contesto evolutivo, anche il mondo del gioiello è profondamente cambiato sia in Italia che a livello internazionale. Partendo dalla convinzione che la piccola dimensione familiare, tipica della maggioranza delle imprese orafe italiane, costituisce oggi un elemento di forte vulnerabilità, ma anche una opportunità per la sua innata resilienza, il Club si propone di supportare i Soci nell’ individuare e implementare nelle piccole-medie imprese quelle best practice indispensabili a garantire la continuità delle stesse”.

Gabriele Aprea - presidente Club degli Orafi
Gabriele Aprea – presidente Club degli Orafi

Si è partiti sulla base di dati forniti dai responsabili di Banca Intesa Sanpaolo, che hanno trattato le tematiche finanziare, monetarie ed economiche a livello internazionale. Dopo il boom degli anni dal 2002 al 2008 la decrescita ha avuto un forte impatto in tutti i settori e i modesti segnali di crescita che ora parrebbero manifestarsi sono condizionati dalle incertezze che riguardano mercati come quelli della Cina o del Brasile e i rischi della Brexit, se pure compensati dalla ripresa dei mercati USA ed Europa. Il settore del gioiello – più dell’orologeria – appare rivitalizzato dallo spostamento dei consumi delle famiglie dai beni primari a quelli voluttuari. Tuttavia, si tratta di un quadro pieno di luci ed ombre e di un discorso con parecchi verbi al condizionale. In ogni caso, nel campo della produzione il ruolo che le aziende italiane hanno assunto è prevalentemente quello di contoterzisti.

Per Licia Mattioli le dimensioni delle aziende italiane sono tali che non consentono di reggere la concorrenza se non con l’aggregazione, puntando sull’alto di gamma, con prodotti ad alto valore aggiunto: in questa direzione l’Agenzia ICE, del cui CdA fa parte nella sua qualità di Vice Presidente di Confindustria per l’Internazionalizzazione, sta lavorando con grande impegno portando avanti importanti accordi per la valorizzazione di quel Made in Italy ancora molto apprezzato all’estero. Per l’avvocato Mattioli, dopo l’ottenimento di risultati quali la possibilità di effettuare anche in Italia la punzonatura laser, potranno giocare a favore della gioielleria italiana il TTIP, il puntare sui millenials, l’innovazione tecnologica.

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Anche per il presidente di Altagamma, Armando Branchini, il mercato del lusso a livello mondiale è caratterizzato da luci ed ombre; un mercato nelle mani dei grandi players, in cui i “piccoli” dovranno indirizzarsi, se vogliono sopravvivere, sempre più verso un ruolo di fornitori dei brand.

Se dal canto suo Laura Milani, capo del settore Luxury Retail & Fashion di Facebok, ha evidenziato come sia impensabile per le aziende escludere dalle proprie priorità quella presenza sui social, Nicola Anzivino, partner di Price Waterhouse Coopers, ha indicato come una netta maggioranza degli acquirenti, pur documentandosi ed effettuando acquisti anche sul web, continuino ad avere per gli acquisti di gioielleria propensione per i negozi tradizionali. Se Internet costituisce una vetrina disponibile 24 ore su 24, dalle loro ricerche condotte a livello mondiale emerge l’importanza della vetrina reale. Si tratta di far convivere negozio reale e virtuale in maniera appropriata, ed evolversi avendo ben presente quello che il cliente desidera trovare nel negozio: presentazione del prodotto calibrata e completa, competenza e conoscenza del prodotto da parte del personale, comunicativa:

Enrico Finzi
Enrico Finzi

A Enrico Finzi, presidente di AstraRicerche e ricercatore sociale, è spettato il compito di tirare le fila e la sintesi è stata cruda: la crisi intensa, trasversale e soprattutto lunga, ha portato sia per produttori che per i retailers un calo della domanda, del prezzo medio e, soprattutto, del margine di utile; centinaia le chiusure dei punti vendita e se il recupero sarà lento e progressivo, sarà anche selettivo, per cui chi sarà in grado di resistere avrà sì meno clienti ma anche una minore concorrenza.

Chi rimarrà sul mercato dovrà porre ancora maggiore attenzione ai mutamenti che hanno caratterizzato i consumi: adottare finalmente i tanto “predicati” interventi sull’aspetto, sulla gestione, sull’offerta del negozio, mettendo in atto l’indispensabile collaborazione ad ogni livello tra produttori e punti vendita.


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