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Piaserico: “Il gioiello del futuro è trasversale”

La combinazione con altre eccellenze come il food è una soluzione per la presidente degli Orafi di Confindustria Vicenza, appena riconfermata

Claudia Piaserico

Due anni per comprendere le reali esigenze delle aziende. Due anni per gettare le basi di un associazionismo potenziato. Ai due anni appena trascorsi al vertice degli orafi di Confindustria Vicenza, Claudia Piaserico, da alcuni giorni rieletta insieme all’intero Consiglio, è pronta ad aggiungere un nuovo biennio, sempre fatto di ambizione e determinazione. Una sorpresa la conferma? Lo racconta a Preziosa Magazine, insieme ai nuovi obiettivi e le attività da portare avanti.

“Tutti i membri del consiglio sono persone stimate nel settore. Un team giovane, che va dai 35 ai 50-55 anni, fatto di professionisti nel cuore della loro vita professionale e pertanto interessati a far funzionare le aziende, il settore e l’associazione. In più, va detto che sono rappresentate, all’interno della sezione orafi di Confindustria Vicenza, tutte le categorie produttive, il che rassicura gli associati sulla tutela di tutti gli interessi e tutte le istanze”.

Qual è il bilancio del primo biennio?

“Due anni sono serviti a noi tutti per capire cosa fare in questo momento difficile, o meglio: comprendere quali fossero le reali esigenze delle aziende che stavamo rappresentando. È una fase difficile, di passaggio, ma contiene in sé anche molte opportunità. Ci siamo chiesti e abbiamo chiesto agli operatori come coglierle: l’evidenza più forte è che il comparto deve rafforzare la propria capacità aggregativa. Bisogna dialogare di più e lavorare a progetti comuni”.

Quali sono i problemi più frequenti che ha riscontrato?

“In primis la carenza di competitività. Oggi sappiamo che non possiamo più combattere la concorrenza di paesi come Cina, India, Turchia, solo sulla base del prezzo, perché non la vinceremo. Possiamo però vincere sul fronte della qualità, del design. Ecco perché le prerogative delle nostre aziende devono essere potenziate. C’è un progetto al quale stiamo lavorando, un possibile accordo con l’IED di Torino per introdurre, con la formula dello stage, designer formati e specializzati all’interno delle imprese. Molti non hanno creativi interni, si affidano a professionisti esterni. E invece bisogna sapere che ogni realtà deve comunicare un’identità forte di prodotto, per vendere all’estero. Menti giovani che diano freschezza e innovazione, non solo estetica”.

Ha citato l’estero. Le aziende sono pronte a esportare?

“Anche in questo caso, riteniamo che non si possa improvvisare. C’è bisogno di una figura professionale ad hoc, che prepari le imprese a collocarsi su mercati stranieri. Anche a livello nazionale, con Federorafi, stiamo spingendo su questo ruolo ormai irrinunciabile: un export manager, da accostare come stagista o per un corso di formazione, in grado di guidare gli operatori verso nuove frontiere”.

E la comunicazione? Quanta importanza ha?

“Ecco, ha toccato un altro punto cruciale. Dobbiamo imparare a dare di noi un’immagine più attuale. La comunicazione è stata considerata quasi come un optional, ma abbiamo mancato molto in questo senso. Ci sono nuovi canali e metodi da conoscere e sfruttare: webmarketing, e-commerce, social network. E anche in questo caso ci vogliono dei professionisti. Magari da inserire sempre con la formula dello stage”.

Ha parlato più volte di stage, perché?

“Credo che le aziende non siano ancora pronte ad assumere, anche in virtù della delle difficoltà economiche in cui versano. Però lo stage, magari finanziato con fondi regionali, permette alle aziende, a costo zero, di inserire una nuova professionalità e scoprirne i vantaggi: al termine del periodo di stage, magari saranno più predisposte ad assumere. Insomma, con questa formula avranno percezione del valore aggiunto di nuove unità lavorative ed è facile che il test sia positivo”.

Al momento della sua prima nomina, puntava a rafforzare i rapporti tra l’associazione e Fiera di Vicenza. Ci è riuscita?

“La forza di una compagine dipende non solo dal numero di membri, ma anche dalla loro visione unitaria. Stiamo lavorando in tal senso per rendere più efficace il dialogo con la Spa veneta. Dialogo che esiste ed è forte: due settimane fa l’ultima riunione con il presidente Matteo Marzotto e il direttore generale Corrado Facco”.

Qual è il futuro del settore?

“La trasversalità. Intesa come apertura verso altri settori di eccellenza come la moda, il food, l’arredo. Abbinamenti nel campo della comunicazione, ma anche degli eventi. Durante The Boutique Show 10 aziende del comparto si sono associate a altrettanti nomi dell’enogastronomia veneta, ospitando degustazioni al loro interno. Il risultato è stato: una maggiore affluenza negli stand e un interscambio di buyer. Senza contare che potremmo ritrovarci a essere noi gli ospiti in fiere di altri settori, con un surplus di immagine. Stiamo organizzando tra l’altro una presenza collettiva a una fiera del settore moda per intercettare nuovi bacini e stringere alleanze con le maison che sempre più danno spazio all’accessorio”.

Le fiere di Vicenza e Arezzo sono sempre più vicine. Cosa ne pensa?

“È presto per dare un giudizio, la collaborazione è ancora in stato embrionale. Va detto però che un unico marchio fieristico sarebbe opportuno perché rafforzerebbe ulteriormente l’immagine del gioiello Made in Italy. Perciò direi che un futuro congiunto è auspicabile”.

Il mercato è in ripresa?

“Ci sono troppi fattori esogeni che non possiamo controllare, anche di tipo geopolitico. Basti pensare cosa è accaduto con la Russia. Ma le aziende, questo possiamo dirlo, stanno facendo la loro parte e a loro va dato merito”. 


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