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Peretto (Confartigianato Veneto): “Il futuro? Valorizzare l’identità orafa dei territori”

Si svolge domani la giornata di studio “Oltre l’ornamento, il gioiello tra identità, lusso e moderazione” promossa da Confartigianato Padova e curata dal Dipartimento dei beni culturali: archeologia, storia dell’arte, del cinema e della musica dell’Università di Padova. Due sessioni per scandagliare la cultura del gioiello e il suo legame con il territorio: ma la giornata di studi di domani è parte di un progetto più ampio che Guglielmina Peretto, presidente degli orafi di Confartigianato Padova e Confartigianato Veneto, racconta a Preziosa Magazine.

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Guglielmina Peretto, presidente di Confartigianato Padova e Confartigianato Veneto

Presidente, qual è l’obiettivo di questa giornata?

“È il primo step di una serie di iniziative che vogliamo portare avanti per promuovere l’identità del nostro gioiello e abbiamo trovato nell’Università un partner eccezionale. Lo abbiamo ideato per offrire spunti alle aziende orafe, ricostruendo il nostro glorioso passato e cercando di ridestare la consapevolezza di questa eredità. Per realizzarlo, naturalmente, ci siamo consultati con le nostre imprese con cui vogliamo tracciare gli scenari futuri dell’oreficeria artigiana, per far sì che risponda sempre meglio al mutato gusto del consumatore, in particolare alle nuove generazioni che hanno mostrato di apprezzare i prodotti con un’identità territoriale precisa”.

Ha parlato di un progetto più ampio. Quali saranno i prossimi passi?

“Un altro evento sarà legato al marketing: gli spunti da offirre saranno diversi e saranno incentrati su come le aziende possano raccontarsi al meglio. Entro due mesi dovremmo terminare la pianificazione e potremo annunciare data e dettagli. Poi pensiamo a un terzo evento con un format diverso, probabilmente una mostra itinerante: in primis designeremo il curatore che selezionerà le aziende del territorio in grado di raccontare meglio il nostro tessuto produttivo e le diverse anime che lo compongono”.

Nel settore si denuncia da tempo un gap tra giovani specializzati e fabbisogno delle aziende. Anche il Veneto soffre questa difficoltà?

“In parte sì. Abbiamo però l’offerta dell’ITS Cosmo di Padova, un corso biennale post diploma la cui percentuale di collocamento, al termine degli studi, è altissima. Con loro e anche con percorsi precedenti (la formazione secondaria) stiamo lavorando perché già durante il periodo di studio i giovani possano avere una esperienza più diretta dell’impresa, perché iniziare da zero una volta entrati nel mondo del lavoro è davvero faticoso”.

Come è composto l’universo produttivo del Veneto?

“Nella nostra Regione abbiamo circa 1250 imprese artigiane orafe, più della metà delle quali è rappresentata in Confartigianato. Oltre un terzo di quella cifra complessiva è coperto dalla provincia di Vicenza con un numero equivalente a quello di Padova, Verona e Venezia insieme. Pochi mesi fa abbiamo terminato un’indagine conoscitiva sulle imprese orafe-argentiere-orologiaie finalizzata a conoscere le tipologie di lavorazioni e specializzazioni delle imprese venete con un campione rappresentativo del circa il 10% del totale. Ci si muove tra botteghe orafe che impiegano tecniche di lavorazione peculiari che nell’ultimo periodo hanno potenziato il segmento della “rivendita”, laboratori che forniscono servizi all’industria, service di riparazione ai negozianti, incastonatori, incisori, esperti dell’arte degli smalti, e poi designer e prototipisti, maestri orafi, artisti, argentieri, orologiai e aziende più strutturate, fortemente orientate al mercato internazionale”.

Quali sono i mercati di riferimento?

“La maggior parte delle imprese si rivolge al cliente privato e opera nel mercato interno. Le aziende che esportano lo fanno maggiormente all’interno dell’UE, seguono America del nord, Medio ed Estremo Oriente. Sul totale delle imprese intervistate, solo il 3% aziende ritengono quale canale commerciale principale la partecipazione ad eventi fieristici all’estero e il 12%  a fiere in Italia. C’è da dire anche che, nella Regione, le aziende del vicentino mostrano maggiore vocazione internazionale, mentre le restanti si rivolgono per lo più al privato e al mercato interno”.

Che ruolo svolge in questo contesto l’associazionismo?

“Spetta a noi rappresentanti di categoria il rapido sviluppo di nuove politiche sindacali coerenti con la realtà delle imprese, ma di tutte le imprese, non solo quelle più strutturate. Finora siamo stati rappresentati come se fossimo tutti uguali: io credo che questo sia un forte limite dell’artigianato. Sembra che noi ci vergogniamo di dire chi e come siamo, quando invece dobbiamo esserne orgogliosi. Sono le nostre diversità che ci contraddistinguono e non dobbiamo celarle ma valorizzarle e al tempo stesso dobbiamo ammettere i nostri limiti”.

 


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