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Per grazia ricevuta

Nel bel mezzo delle ferie agostane PREZIOSA MAGAZINE trasloca. Un’idea buttata lì, quasi per gioco, che in men che non si dica si concretizza in una nuova destinazione nel verde cuore della collina di Posillipo. Così, mentre i soliti dieci milioni di vacanzieri danno vita a quella transumanza da solleone, noi separiamo, inscatoliamo, trasportiamo.

A cose fatte mi concedo un rilassante soggiorno nella rinascimentale Pienza e di ritorno a Napoli continuo a vestire i panni della turista per ri-scoprire incantevoli tesori anche nella mia città. In un dedalo di stradine scorgo una cappella piccola come un confessionale. Curioso dalla porta socchiusa ma le informazioni mi giungono spontanee da un omino curvato dagli anni, il sacrestano, suppongo. “Qua la contessa veniva a pregare”, dice, ma chi fosse questa nobildonna neppure lo immagina. Mi invita ad entrare. Lascio alle spalle l’afa e mi immergo in una realtà decadente ed innegabilmente verace. L’impatto scenico è onirico. Mi offre una sedia, proprio come farebbe a casa sua. I santi e le foto lasciate dai fedeli stanno tutti insieme, già, perché le grazie, qui, si chiedono indifferentemente agli uni quanto agli altri, un po’ per devozione un po’ per quello spirito profano proprio di noi napoletani. A sinistra dell’altare sta la statua della Vergine sotto una valanga di gioielli. Sul manto di seta sono appuntati orecchini e banconote di nuovo e vecchio conio, qualcuna anche straniera. È così vicina che posso toccarla e per un istante dubito della loro autenticità. L’uomo percepisce il mio pensiero e sfodera una saggezza popolare difficile da contraddire: “Non s’imbroglia chi si vuole bene”.

Sorrido. Chissà quante volte abbiamo ingannato chi amiamo e chissà quante volte siamo stati ricambiati, in buona fede, mi auguro, in nome di quella voglia di stupire che non contempla l’innocente semplicità. Mi inginocchio.
Ad uno ad uno osservo gli ex voto. È una strana bellezza quella che mi sta davanti in forma di meraviglie o di oggettini da poco che possono peccare, sì, in buon gusto, ma cosa importa.

Di lassù si guarda oltre. E proprio qui, dove la cultura non di rado è intesa come un optional, assaporo il valore vero delle cose, forse perché sincero, forse perché attraversato da quella forza chiamata passione con cui sono stati creati, con cui sono stati donati, magari con occhi lucidi di riconoscenza, un bracciale di corallo, enorme per quel polso tanto esile; una spilla di rubini che continua a brillare a dispetto della polvere; collane, tantissime di perle; una infinità di rosari in filigrana o in piccole sfere di argento o di oro e gli anelli infilati al cordone che stringe il manto in vita.

Ma come la magia di un film si spezza al riaccendersi delle luci in sala, così quella surreale atmosfera dal profumo di incenso si annienta tra i clacson e le urla degli ambulanti non appena mi riaffaccio alla quotidianità. Sul marciapiede di fronte un nugolo di donne si accapiglia davanti ad una bancarella per assicurarsi le imitazioni delle ultimissime proposte, ma cosa importa. Di quaggiù non si guarda oltre.


8 commenti

  1. Cesare says:

    Leggendo il suo articolo annusavo nell’aria quell’odore di incenso metastorico che ancora fluttua in qualche chiesa di Napoli. E’ un incenso che ha assistito a tanti fatti e misfatti, spesso avvenuti proprio nei luoghi sacri.
    Condivido in pieno le sue osservazioni e le sue emozioni nell’accedere in quel luogo sacro, tanto piccolo nella struttura e tanto pregno di testimonianze di ritualità quotidiane.
    Grazie per le sue preziose considerazioni.
    Cesare


  2. Maria Rosaria Petito says:

    Caro Cesare forse dovremmo dedicarci più tempo per dedicarlo a cose che meritano, nonostante tutto.


  3. antonio says:

    buon giorno. non sono napoletano e non vado per chiese e musei. non ho il tempo e non è un mio hobby ma mi piace quello che ha scritto, non cambierà le mie abitudino ma forse da ora guarderò più attentamente quello che mi sta attorno. non conosco Napoli e non ho voglia di venirci però…
    per quanto riguarda la sincerità non pensa che si scontra con il nostro modo di fare di oggi che premia chi riesce a non esserlo?
    io credo di si però è bello come lo ha scritto

    Antonio G. Padova


  4. maria rosaria petito says:

    Gentile Antonio, quei puntini sospensivi nel suo commento mi lasciano ben sperare che anche una persona così poco “plasmabile” come lei possa lasciare spazio ad una, seppur velatissima, sensibilità. Comunque, che sia Napoli o un’altra città val sempre la pena spendere un attimo del nostro tempo, a volte si scorgono cose che non avremmo mai immaginato.


  5. Rosalba says:

    Buongiorno. Sono una Palermitana che porta il cognome del Principe della Risata.
    Sarà questo legame silente con la città di Napoli a suscitare in me emozioni e suggestioni mentre leggo il suo post.
    La bellezza incantìatrice di quei luoghi, ricordi indelebeli che riecheggiano nelle mie memorie di viaggi di piacere ripetuti negli anni, ha un odore acre, di legno massiccio, di quei portoni che aprivano a mondi sacri e silenziosi, in cui era bellissimo immaginare storie sulle grazie altui, mentre si chiedevano le proprie.
    E poi arrivano i clacson ed il frastuono cittadino. Arrivano a destare i nostri sonni, ad interrompere i nostri sogni.
    Arrivano a ricordare che il mondo va avanti, frenetico e turbolento.
    Ma le nostre vittorie, le grazie ricevute, quelle…non ce le toglieranno mai.


    • Maria Rosaria Petito says:

      Cara Rosalba, se ha ri-vissuto quei luoghi così come li ha descritti credo che poco c’entri il suo cognome, piuttosto c’entra il piacere che ha provato nel visitarli.
      Ognuno ha le sue grazie ricevute certo, ma se condivise acquistano un valore in più.
      grazie Rosalba


  6. claudio says:

    buon pomeriggio S.ra Petito ho letto i commenti al suo blog ma credo che si sia perso il significato iniziale. per lei è la passione che muove tutto, le piccole e le grandi cose. E’ vero, altrimenti siamo automi, dei robot. io sono un designer di oggettistica e di gioielli e mi creda anche se andare avanti non è facile perché non è come vendere pane, io sono felice ogni volta che porto a compimento un lavoro ma anche quando lo comincio, anche se non so dove miporterà l’idea che ho in testa. passione e passione in tutto quello che facciamo, e andiamo avanti.


  7. maria rosaria petito says:

    Sì, è la passione che muove tutto. Ma tutto è relativo. Questa storia racconta di un dentro e di un fuori, di due realtò diverse ma entrambe attraversate da sentimenti ed emozioni più o meno condivisibili. L’importante è crederci e non lasciare che le cose passino senza lasciare traccia. Sarebbe molto triste.


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