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Per affrontare la crisi metà degli italiani taglierà i consumi

L’Outlook Italia Censis-Confcommercio evidenzia un peggioramento delle stime rispetto a sei mesi fa: il 14,3% del campione ha venduto piccoli oggetti d’oro per avere liquidità

Quasi la metà degli italiani prevede di tagliare ulteriormente i consumi: è uno dei dati emersi dall’indagine condotta da Confcommercio Imprese per l’Italia e Censis, ma non è l’unico che desta preoccupazione. Secondo l’Outlook Italia presentato nei giorni scorsi, infatti, una famiglia italiana su cinque non riesce a far fronte alle spese con il proprio reddito.

L’analisi effettuata dal Censis e da Confcommercio evidenzia è relativa a inizio ottobre ed è peggiore rispetto a quanto era stato registrato a marzo (11,3% contro 19%). Il 49,1% delle famiglie prevede di tagliare i consumi per affrontare la crisi: in particolare, il 68% ha cercato di moderare le spese per svago e divertimento; il 53,5% ha limitato gli spostamenti per risparmiare sul carburante, il 48% ha modificato i consumi alimentari cercando di risparmiare, il 14,3% ha venduto piccoli oggetti d’oro ricavandone soldi liquidi. Una famiglia su quattro ha difficoltà a pagare tasse e tributi, per non parlare delle spese impreviste, che il 72% non riesce ad affrontare.

Quasi raddoppiato il numero di famiglie che per coprire le spese si sono rivolte alle banche per un prestito (11,5% contro il 6% di marzo): la congiuntura che continua a essere negativa non fa bene, naturalmente, neanche al clima di fiducia. Rispetto a un anno fa gli ottimisti sono scesi dal 37% al 30%, mentre gli incerti sono raddoppiati, passando dal 16% al 33%. Pessimista sul futuro il 37% degli intervistati.

A sinistra Giuseppe Roma, direttore del Censis; a destra Mariano Bella, Mariano Bella, direttore del Centro studi Confcommercio durante la presentazione dello studio

Secondo il campione di famiglie intervistate per l’indagine, il primo intervento che il governo dovrebbe attuare, per il 55%, sono misure contro la disoccupazione, seguito nelle preferenze dalla riduzione delle tasse (per il 42,3%). I consumi sono fermi, dunque, e la capacità di spesa è peggiorata per gran parte delle famiglie.

“La fiducia, che da maggio alla prima parte di settembre, ha rilevato l’Istat sembra ora ricominciare a sgretolarsi – ha dichiarato Mariano Bella, direttore del Centro studi -. Non è pensabile poi che le persone decidano di investire di più semplicemente grazie agli annunci o a complicati provvedimenti legislativi. C’è bisogno di provvedimenti importanti, di un taglio di spesa pubblica consistente che si traduca in una riduzione delle imposte”.

Nell’anno in cui i consumi pro-capite tornano ai livelli del 2000, più di 17 milioni di famiglie (il 69% del totale) ritengono che le capacità di spesa e di consumo siano peggiorate rispetto alla fine del 2012. Solo il 2% ritiene che vi sia stato un miglioramento. Il peggioramento delle capacità di spesa è diffuso ovunque, con punte superiori al 70% tra le famiglie del Sud Italia.

Non stupisce che la prima preoccupazione manifestata dagli intervistati sia legata ai problemi dell’occupazione: quasi il 50% teme che nei prossimi mesi la disoccupazione possa aumentare, ma non manca chi teme che la crisi economica possa aggravarsi (41%), mentre per il 39% degli italiani un grave motivo di preoccupazione è l’instabilità politica.


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