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Paolillo torna alla presidenza dell’Arro: “Facciamo squadra, ora sappiamo quanto vale”

Torna alla guida dell’Associazione Regionale Romani Orafi dopo un anno e mezzo: Paolo Paolillo, già presidente dal 2000 al 2010, ha preso il posto del dimissionario Giuliano Ansuini. Restano vicepresidenti Patrizio Londei e Claudio Franchi: l’Arro è un’associazione consiliare, non presidenziale, pertanto il presidente non è eletto dall’assemblea ma costituisce diretta emanazione del Consiglio direttivo, che resta in carica.

A Preziosa magazine Paolillo spiega quali sono i nuovi obiettivi del gruppo che è tornato a guidare.

“Il momento storico è davvero difficile, probabilmente uno dei più difficili dal dopoguerra a oggi. Ma sono i momenti duri quelli in cui è necessaria una guida ferma e un forte spirito di squadra. Di fronte ai cambiamenti epocali come quello attuale tutti devono riunirsi intorno a un tavolo permanente: in questo modo, bisogna riflettere sulle difficoltà ma anche e soprattutto sulle potenzialità, mettendo in discussione, rivedendo i meccanismi e trovando insieme gli orizzonti nuovi su cui indirizzare la nostra rotta”.

In passato, però, il gioco di squadra non è mai stato il punto forte del settore.

“No, e ne paghiamo le conseguenze. Però molte cose sono cambiate negli ultimi anni: il presidente della Federazione Nazionale Orafi Dettaglianti di Confcommercio Giuseppe Aquilino ci ha insegnato, nel passato recente, che quando si fa squadra si ottengono risultati insperati. La coesione che ha saputo costruire, all’interno della federazione ma anche e soprattutto con le altre associazioni, ha portato grandi frutti, come per esempio per il dialogo con il Parlamento sulla proposta di legge sui materiali gemmologici, che ha portato all’approvazione da parte della Camera di un testo congiunto. Lì il comparto ha parlato a voce unica: non ci siamo fatti trovare né impreparati né divisi”.

Quali sono i suoi progetti per il ritorno alla presidenza dell’Arro?

“Ricominciamo daccapo, come se fosse il primo mandato, con entusiasmo e consapevolezza. Nel nostro sistema, di tipo consiliare, il vertice deve seguire una linea di accordo con il Consiglio che lo ha designato: se successi ci sono stati, sono dovuti proprio a questa unanimità di gestione, da cui non si può prescindere. Io intendo proseguire su questa linea, come ha fatto anche il mio predecessore Ansuini, che ha scelto un incarico di stampo culturale presso il Nobil Collegio degli Orefici di Sant’Eligio”.

C’è già qualche progetto concreto in programma?

“Sì: nell’immediato stiamo programmando la seconda Conferenza di sistema, probabilmente per il mese di maggio. Dopo il successo della prima, che l’Arro ha organizzato nel giugno 2011 al Maxxi di Roma e che era incentrata sul significato del termine gioiello, ora vogliamo dialogare sul concetto di “Made in”. Riteniamo che non basti un semplice titolo per parlare di un prodotto di qualità: quello che fa la differenza è l’esperienza, che nel nostro caso è millenaria. Dobbiamo potenziare la consapevolezza e la riscoperta dei valori che legano prodotto, arte orafa e tradizione. L’importante, comunque, per affrontare le nuove sfide è che nascano spunti di riflessione”.

Altri obiettivi a breve termine?

“Siamo impegnati a trovare una strada forte per rappresentare i prodotti, salvaguardando la loro identità tramite nuove mostre e un costante dialogo con le amministrazioni pubbliche, perché si costruisca una volta per tutte un paese in grado di supportare la propria produzione e mettere insieme tutte le eccellenze per cui siamo conosciuti nel mondo: l’oro, sì, ma anche la moda e la musica e tutti gli ambiti che le altre culture ci invidiano”.


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