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Orologiai riparatori a rischio, il Mise promette impegno

Si è svolto oggi l’incontro tra il governo e i vertici di Federpreziosi, Associazione Orafa Lombarda e Confartigianato sulla crisi dei laboratori

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(La documentazione portata al Ministero dello sviluppo economico da Federpreziosi, Associazione Orafa Lombarda e Confartigianato)

Giro di vite sulla distribuzione delle parti di ricambio, e la conseguente crisi degli orologiai riparatori finisce sul tavolo del governo. Si è svolto stamattina l’incontro tra Federpreziosi, Associazione Orafa Lombarda e Confartigianato con i rappresentanti del Ministero dello Sviluppo economico, che si sono impegnati a un approfondimento della problematica e alla costituzione di tavoli di confronto con gli attori del mercato.

La sopravvivenza dei laboratori degli orologiai riparatori, circa 600, è in serio pericolo a causa della stretta da parte delle multinazionali nella distribuzione delle parti di ricambio. Al Ministero le associazioni di categoria hanno portato una corposa documentazione, secondo la quale ben 267 tra laboratori e magazzini hanno dichiarato il loro attuale stato di collasso.

Al loro appello hanno già formalizzato la loro adesione 300 orologerie distribuite sul territorio, che pure subiscono, direttamente o indirettamente, il danno economico delle mancate assistenze. “L’intervento governativo è determinante nella strada di una situazione ancora irrisolta in sede europea, dalla quale si attende la decisione su un secondo ricorso presentato. La posizione assunta dall’Europa e i tempi troppo lunghi della sua giustizia rischiano di cedere il campo al monopolio di fatto delle grandi multinazionali dell’orologeria svizzera che porta alla definitiva scomparsa dei laboratori orologiai indipendenti”, si legge in una nota di Federpreziosi.

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(Da sinistra, Andrea Sangalli, presidente Associazione Orafa Lombarda; Steven Tranquilli, direttore di Federpreziosi; Maurilio Savoldelli, presidente degli orologiai iscritti all’Aol)

Il problema dell’approvvigionamento dei ricambi si era presentato già negli anni ’90, con l’avvento delle multinazionali svizzere e l’acquisizione graduale da parte loro di un consistente numero dei marchi orologieri. Un’associazione internazionale dei laboratori – la CEAHR, di cui fanno parte Belgio, Francia, Olanda, Gran Bretagna, Italia, Austria, Germania – presentò ricorso alla Commissione Europea.

La Commissione Europea respinse il ricorso con la motivazione che tale mercato, giudicato come una parte limitata, era “un settore di piccole dimensioni e caratterizzato da una concorrenza vivace”. Nel 2010 il Tribunale del Lussemburgo annullò tale decisione e richiese un ulteriore e più approfondito esame della questione. Dopo tre anni, nel Settembre 2013, la Commissione Europea ha ribadito la propria decisioneOra i laboratori confidano nell’impegno del Ministero dello Sviluppo Economico.


1 commento

  1. Mimmo Repoi says:

    Come posso fare per aderire anche io, mi trovo in Sicilia e sono orologiaio…!!

    Fatemi sapere grazie


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