di


Orologi, il canale privilegiato di vendita resta la gioielleria tradizionale

Diffusi i dati dell’indagine GFK per Assorologi: rinnovate anche le cariche associative, Mario Peserico confermato presidente

La gioielleria tradizionale resta il canale privilegiato per l’acquisto di orologi: è uno dei dati che emerge dalla periodica indagine prodotta da GfK Retail and Technology Italia – società specializzata in ricerche di mercato – per Assorologi, Associazione italiana produttori e distributori di orologeria, presentata durante un incontro che si è svolto venerdì presso la  sede di Confcommercio Milano. Contestualmente l’associazione si è riunita per il rinnovo delle cariche direttive per il quadriennio 2013 – 2016, riconfermando al proprio vertice Mario Peserico.

Il Consiglio – che si metterà formalmente al lavoro subito dopo Baselworld, in calendario dal 25 aprile al 2 maggio – è composto da Stefano Abbati (Fossil Italia); Patrizia Aste (Breitling Italia); Marcello Binda (Binda Italia); Jean-Pierre Blaison (Richemont Italia); Pietro Bolletta (Lorenz); Marcello Borsetti (Citizen Watch Italy); Laura Burdese (The Swatch Group Italia); Lucio Fedele (Ambre Italia). Alla guida dell’associazione è stato scelto il presidente in carica Mario Peserico (Amministratore Delegato Eberhard Italia) che sarà coadiuvato dal Vice Presidente Vicario Roberto Beccari (Amministratore Delegato LVMH Watch & Jewelry Italia) e dal vice Presidente Elena Rusinenti (Direttore Marketing Rolex Italia).

Il Collegio dei Revisori dei Conti in carica per il prossimo quadriennio è composto da Annibale Masserini (Astrolabio), Bruno Nardelli (Nardelli Luxury) e Marco Piola (La Montre Hermes), mentre il Collegio dei Probiviri da Mario Binda, Michele Corvo e Luca Macchioni.

La giornata dedicata al rinnovo delle cariche direttive è stata anche l’occasione per presentare al pubblico i dati della consueta indagine realizzata da GFK per scandagliare le caratteristiche del mercato italiano degli orologi, in base a marca, target, tipo di movimento e funzioni, ma anche materiali, tipologie di negozi e intenzioni di acquisto per l’anno in corso.

La ricerca ha riguardato nel corso del mese di Gennaio un campione di 8mila famiglie (22mila individui)  ai quali è stato somministrato un questionario sugli acquisti di orologi da polso effettuati nel corso del 2012. Quasi sette milioni gli orologi venduti: tradotto il dato in valore, il comparto ha effettuato vendite per 1,14 miliardi, con una spesa media dunque di 192 euro.Porta sempre il segno meno il volume, ma in quota minore rispetto al calo dell’anno precedente (il 2012 registra in volume un -2,8 rispetto al 2011, mentre in valore un -3,6 per cento).

Le donne comprano di più – o ricevono più regali – ma spendono di meno: il dato emerso dall’indagine, infatti, evidenzia che il 40 per cento di orologi acquistati è da uomo a fronte del 47 per cento di quelli femminili (12,8 quelli per bambini) ma in valore la fascia di segnatempo maschili conquista il 52,3 per cento (43,1 per cento per gli orologi da donna).

Il pubblico italiano continua a preferire i movimenti al quarzo: schiaccianti i numeri dei volumi che parlano di un 78,2 per cento a fronte del 21,8 per gli orologi automatici acquistati (meno abissale la distanza se si prende in considerazione il valore: 55,4 per cento contro il 44,4. Una proporzione simile si ha tra i “solo tempo” e le altre categorie (Cronografi e altre complicazioni): in questo campo il dato non si discosta neanche in valore.

L’acciaio resiste su tutti gli altri materiali (67,8 in volume, 76,7 in valore): argento, oro, titanio e ceramica si muovono intorno all’1 per cento, l’unico concorrente con un valore più elevato è la plastica (rispettivamente il 24,8 e il 12 per cento). Il metallo resta la tipologia di bracciale preferito rispetto a plastica, resina, tessuti e metalli preziosi.

Sono interessanti anche i numeri che riguardano i canali di vendita: la gioielleria tradizionale resta infatti il luogo migliore per acquistare quasi la metà (41,1) degli orologi; seguono con valori più bassi le gioiellerie nei centri commerciali (18,1), i negozi monomarca (8 per cento), la grande distribuzione e i negozi di abbigliamento. Internet disegna uno scenario variegato: all’asta viene venduto solo l’1,8 per cento dei segnatempo, mentre molto più attraenti sembrano i negozi on line (7,2 per cento). Interessante il dato relativo alla vendita per strada, che conquista un 6,9 per cento.

Lungo tutto il corso del 2012  il denaro speso per acquistare orologi si è mantenuto piuttosto costante (media di 7,5), raggiungendo un atteso picco a dicembre, che potrebbe indurre a credere che molti dei prodotti acquistati siano stati scelti come regalo per terzi. Dato smentito però da quello successivo dell’indagine GFK, che riguarda la ricorrenza o l’evento legati all’acquisto: nel 46,4 per cento dei casi l’orologio è stato acquistato senza un motivo preciso. Compleanni e Natale seguono con quote medie, mentre tutte le altre festività (cresima, anniversario, comunione) hanno raggiunto in media poco più dell’1,5 per cento.

Si acquista più per sé che per altri e sono stati scelti per lo più modelli compresi nella fascia di prezzo fino a 50 euro; per le fascie dai 150 a salire il dato medio è del 4 per cento. Quanto alla notorietà dei marchi, il 31,6 per cento dei consumatori intervistati ha dichiarato di averne scelto uno perché “conosciuto da sempre”, mentre il 28 per cento ha acquistato prodotti visti per la prima volta in negozio.

Nel confronto con le altre realtà europee pure indagato dalla ricerca, l’Italia con i suoi 1,3 miliardi di euro supera la Francia (1,2), la Gran Bretagna (1,2) e i Paesi Bassi (0,2 miliardi) collocandosi seconda solo alla Germania (1,7 miliardi): il dato europeo è comunque in crescita rispetto al 2011 del 6,8 per cento. Si spende molto dunque nel Belpaese, ma in valore si acquista di meno: 6,8 milioni di orologi venduti a fronte degli 8 della Germania, dei 6,9 della Francia e dei 9,4 della Gran Bretagna.


1 commento

  1. […] per gli  orologi svizzeri. Non si discosta molto dal dato italiano emerso in questi dall’indagine di GFK per Assorologi il valore dell’export svizzero di orologi, anch’esso in discesa. Il commercio con […]


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *