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Oroitaly: la Bottega scuola come strategia di rilancio

L’associazione chiede sostegno economico allo stato per tramandare i saperi alle nuove generazioni per sostenere l’artigianato artistico

Gianni Lepre

Artigianato artistico, da “Oroitaly”, la nuova associazione di settore che riunisce 70 aziende italiane per promuovere il made in Italy, arriva una nuova proposta per rilanciare l’apprendistato nell’arte orafa. Si tratta della Bottega Scuola, formula che potrebbe dare impulso al trasferimento di conoscenze alle nuove generazioni. “Tutte le regioni italiane hanno un’antichissima tradizione nel campo dei mestieri d’arte dalla ceramica all’oreficeria, dal tessile al vetro fino al marmo – dichiara Gianni Lepre, segretario Generale di OroItaly (foto in apertura) – e la loro estinzione non è dettata solo dalla crisi economica ma soprattutto dalla mancanza di un ricambio generazionale. In uno scenario così globalizzato rischiamo però di perdere le nostre produzioni artistico-artigianali senza possibilità di recuperarle successivamente. Per salvare la bottega artigiana c’è bisogno urgentemente di un trasferimento dei saperi dai maestri artigiani ai giovani”.

Ecco la proposta: partire dalla scuola con percorsi formativi maggiormente orientati verso il mondo degli antichi mestieri e l’innovazione di processo – facendo ricorso a campagne di strategie di marketing per diffondere la conoscenza e i valori delle produzioni artistiche dell’artigianato d’eccellenza anche attraverso i mercati virtuali. Ma non è tutto: la rivoluzione del settore, per Oroitaly, potrà passare attraverso le botteghe aperte al pubblico, dove il turista o lo stesso cittadino possano essere spettatori attivi ma anche per osservare di persona la lavorazione, seguire le tecniche di apprendimento trasmesse dal maestro all’allievo.

Secondo i dati Istat richiamati dall’associazione, nei primi mesi del 2015 il tasso di disoccupazione è arrivato al 13% (più 0,2 punti percentuale da febbraio 2015), mentre la disoccupazione giovanile si attesta a oltre il 43% raggiungendo il valore più alto da agosto scorso. “Questi dati assumono significati più preoccupanti – si legge nella nota di Oroitaly – se comparati a quelli dell’artigianato che, secondo una recente elaborazione della CGIA di Mestre, ha visto passare le imprese attive dalle 1.466.000 del 2009 alle 1.371.500 del 31 dicembre 2014. Quasi 95 mila unità dissolte dalla recessione, e non solo. Le Regioni che hanno perso il maggior numero di imprese artigiane sono: la Lombardia (-11.939), l’Emilia Romagna (-10.126), il Piemonte (-10.071), il Veneto (-9.934) il Molise (-9,7%) e l’Abruzzo (-9,4%)”.

“Il problema – prosegue Lepre – va affrontato a livello istituzionale, è per questo motivo che la nostra associazione intende promuovere il corretto concetto di “bottega scuola”. Gli attuali incentivi non bastano, e bisogna sostenere l’apprendistato poiché i corsi di formazione non risolvono il problema: Giotto ha imparato in bottega, non ad un corso di formazione. Lo Stato deve farsi carico della paga dell’apprendista con un contributo a favore del maestro di bottega, ricompensando anche l’opera di chi sta trasferendo il proprio sapere”.

“Al momento – afferma Generoso De Sieno, presidente di Oroitalylo scollamento tra l’antica tradizione e le nuove generazioni sta pericolosamente aumentando con il rischio che si potrebbero perdere know how unici al mondo come quello dell’arte orafa”.


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