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OroArezzo, il presidente Boldi: “Con il gioiello vendiamo anche uno stile di vita”

Alla vigilia della nuova edizione del Salone, il vertice di Arezzo Fiere racconta novità, aspettative e strategie da attuare per far crescere ancora il Made in Italy

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Andrea Boldi, presidente Arezzo Fiere e Congressi

Domani al via la nuova edizione di OroArezzo: alle 11.30 si darà il via alla 37esima edizione della Mostra Internazionale dell’Oreficeria, Argenteria e Gioielleria di Arezzo Fiere e Congressi, che nel 2016 prolunga la data di un giorno, fino all’11 maggio, per rispondere alle esigenze di business delle aziende. Circa 650 aziende pronte a incontrare buyer italiani ed esteri, due declinazioni per il gioiello fashion e per la vendita sul pronto e un focus sul celebre concorso Premiere: la premiazione è prevista domenica 8 maggio. A parlarci di ciò che di nuovo ci sarà a Oroarezzo è il presidente di Arezzo Fiere, Andrea Boldi.

È la prima edizione dopo la formalizzazione dell’accordo con Fiera di Vicenza supportato dal Ministero dello sviluppo economico. 
“Già l’edizione dello scorso anno era stata organizzata nell’ottica di questa intesa, ma OroArezzo 2016 è certamente il primo evento dopo la stabilizzazione formale dell’assetto fieristico del gioiello. Siamo felici della conferma che il Ministero dello sviluppo economico dà al Salone aretino come fiera strategica, l’unica in Toscana insieme al Pitti. Più nel concreto, l’operatività dell’intervento del Mise passa attraverso l’Ice Agenzia, che da qualche anno ha accelerato verso un maggiore sostegno al comparto e che quest’anno porta in fiera una folta delegazione di buyer da Emirati Arabi, Arabia Saudita, Africa del Nord, Sud Africa, Medio Oriente, Asia, Hong Kong, Cina, Paesi Balcanici ed ex Unione Sovietica, Europa, USA, Canada, America Centrale e Sud America”.

Quanto spinge Arezzo Fiere sul fattore business?
“Oltre all’operazione supportata da Ice Agenzia, nei cinque giorni della fiera saranno attivi i nostri format ideati in esclusiva per i buyer. La prima è Meeting Club, con cui gli espositori hanno a disposizione una decina di incontri privati con compratori di mercati emergenti e tradizionali (circa 300 gli operatori invitati tra grossisti, importatori, catene di negozi e network). L’altro format è Retail Club Italia che mette in contatto le imprese con i maggiori dettaglianti italiani. Inoltre, abbiamo puntato sul contenitore, lanciando nuovi servizi per gli operatori stranieri, dalla farmacia al beauty, gestiti in lingua inglese”.

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Quali sono le aspettative?
“Il mercato è in un momento interlocutorio. Però nelle ultime settimane si stanno rivedendo ordinativi interessanti. Naturalmente siamo ottimisti, il massiccio numero di visitatori previsto – l’attesa è di 18mila operatori – ci fa ben sperare anche se è ovvio che per segnare il cambio di rotta bisognerà aspettare la fine del Salone. La durata maggiore di un giorno è una risposta che Arezzo Fiere ha voluto dare a un gruppo di espositori che hanno chiesto più tempo per curare i contatti e concludere le trattative”.

OroArezzo è solo gioiello?
“No, cresce sempre più lo spazio destinato ai macchinari e alle tecnologie. OroArezzo/Tech ospiterà settanta aziende italiane rappresentative nella lavorazione dell’oro in collaborazione con l’Afemo, l’Associazione Fabbricanti, Esportatori Macchine per Oreficeria. Inoltre, puntiamo molto sulla nuova area OroArezzo/3D, dedicata alla ‘manifattura addittiva’ e alla nuove tecnologie della stampa 3D: in calendario anche un workshop specifico a cura di TbNet Soluzioni 3D. L’aspetto tecnologico è garantito anche sotto un altro aspetto, grazie a una fruizione sempre più digital grazie a OroArezzo App, nata dalla partnership tra Arezzo Fiere e Congressi e Telecom Italia”.

L’arte orafa ha un ruolo nella promozione del made in Italy?
“Ce l’ha ed è centrale, ma la ‘vendita’ del made in Italy passa anche attraverso il legame con il territorio. Un evento di apertura come la Gold Night (in calendario domani sera, ndr), organizzata con la collaborazione di Federpreziosi e degli operatori del centro storico, aggiunge alla visita in fiera la conoscenza e la fruizione della città: è un modo per far conoscere l’Italian way of life, il nostro stile. La bellezza è un sistema di vita che si traduce a volte in un bel gioiello, a volte in un bell’abito, ma è soprattutto un un modo di vivere. L’Italia è un moltiplicatore di se stessa e deve puntare sugli eventi del suo territorio, anche se naturalmente anche l’estero, soprattutto nel nostro comparto, resta necessario”.

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