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“Oro Matto”, una mostra sui bijoux a Parma

Alla prossima edizione di Mercanteinfiera, dal 25 febbraio, retrospettiva sul gioiello-moda realizzata con il Museo del Bijou di Casalmaggiore e curata da Bianca Cappello

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Spilla anni ’60,Museo del Bijou di Casalmaggiore, foto Luigi Briselli, courtesy Bianca Cappello

Una retrospettiva sulla bigiotteria italiana sarà co-protagonista della prossima edizione di Mercanteinfiera, l’appuntamento internazionale di antiquariato, design e collezionismo vintage di Fiere di Parma in calendario dal 25 febbraio al 5 marzo. Si chiama “L’Oro Matto e il gioiello-fantasia nella prima metà del Novecento”, (Pad.4) la collaterale realizzata in collaborazione con il Museo del Bijou di Casalmaggiore (unico museo italiano dedicato alla bigiotteria), è curata da Bianca Cappello storica e critica del gioiello e da Letizia Frigerio, Direttrice del Museo.

Oltre 200 pezzi realizzati in “placcato oro” (inventato da Giulio Galluzzi a Casalmaggiore, in provincia di Cremona, nel 1882), in leghe metalliche, materiali plastici, paste di vetro, finto corallo, finti rubini, finti diamanti: a garantire comunque la brillantezza sono la precisione dell’esecuzione e la fantasia degli accostamenti. Un intreccio di stili e tecniche in un percorso in bilico tra moda, arte e design, che oltrepassa i confini dell’estetica restituendo, anche attraverso immagini e documenti dell’epoca, 60 anni di storia d’Italia.

I bijou hanno accompagnato gli italiani negli anni della Belle Epoque, nel dramma della guerra, per riprendersi, divertenti e geniali, negli anni della dolce vita. Un viaggio che a Mercanteinfiera inizia con gemelli da polso e sautoir in preziose perle di vetro murrino stile Grande Gatsby di moda nei primi del ‘900; spille a “trina” di gusto edoardiano accostate a quelle degli anni ’20, ispirate dai personaggi dei fumetti come il Signor Bonaventura o il neonato Micky Mouse. E se l’Italia coloniale è declinata nei bracciali e nelle spille di ispirazione africana, il periodo fascista è segnato dai richiami all’iconografia del regime e alle sue vantate glorie.

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Spilla anni '40-'50,Museo del Bijou di Casalmaggiore, foto Luigi Briselli, courtesy Bianca Cappello

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Spilla in stile edoardiano, anni '30,Museo del Bijou di Casalmaggiore, foto Luigi Briselli, courtesy Bianca Cappello

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Spilla Cornucopia, fine anni '40-inizio anni '50, Museo del Bijou di Casalmaggiore, foto Luigi Briselli, courtesy Bianca Cappello

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Spilla Giapponese, anni '30-'40, Museo del Bijou di Casalmaggiore, foto Luigi Briselli, courtesy Bianca Cappello

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Spilla Pegaso, anni '40, Museo del Bijou di Casalmaggiore, foto Luigi Briselli, courtesy Bianca Cappello

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Spilla in stile edoardiano, anni '30,Museo del Bijou di Casalmaggiore, foto Luigi Briselli, courtesy Bianca Cappello

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Spilla a barretta, anni '40, Museo del Bijou di Casalmaggiore, foto Luigi Briselli, courtesy Bianca Cappello

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Spilla 1935 - 1940, Museo del Bijou di Casalmaggiore, foto Luigi Briselli, courtesy Bianca Cappello

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Negli anni ’40 la bigiotteria, guarda all’alta moda e alla gioielleria riproponendo il “leone” della collezione Circus di Elsa Schiaparelli del 1938 e il famoso “oiseau en cage” (uccellino in gabbia) di Cartier disegnato da Jeanne Toussaint nel 1940 in occasione dell’occupazione di Parigi dai nazisti. In mostra compaiono anche le collarette nate per esaltare le generose scollature degli abiti da cocktail, le spille in strass ideali a segnare gli esili giri-vita e la copia coeva della sontuosa collana che Richard Burton comprò da Bulgari per Liz Taylor nel 1964 rendendo il sogno di un décolleté unico, alla portata di ogni donna.

A completare il cerchio del viaggio nel mondo del bijou, la produzione degli anni ’60 del boom economico, firmati dai maggiori bigiottieri italiani di metà Novecento tra cui Coppola e Toppo, Ornella Bijoux per Biki (sarta milanese che ha plasmato l’eleganza della Callas), Emma Caimi Pellini e Carla Pellini, Giuliano Fratti, Ercole Moretti, Ferenaz ed i bijoux dell’archivio Ottavio Re.


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