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Oro d’Africa

Il continente africano è una risorsa inesauribile di suggestioni e narrazioni attorno al gioiello e, nell’Africa sub-sahariana, l’oro risplende e si fonde in armonia con i colori di questa terra.

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Donna Fulani con orecchini in lastra d’oro martellata, foto Bianca Maggi

Particolarmente iconici sono gli orecchini kwottenai kanye in lamina d’oro ritorta della popolazione nomade Fulbe o Fulani, tra Mali e Nigeria. In base alla condizione sociale della donna che li indossa, raggiungono dimensioni tanto notevoli da necessitare una rifinitura in filo di lana, rigorosamente rossa, per evitare la lacerazione del lobo.

Poco più a sud, nella Costa d’Oro e nella Costa d’Avorio, tra Ghana e Benin, vive la popolazione Akan i cui sottogruppi più importanti, Baulè e Ashanti, hanno un vero culto legato all’oro.

Gli Ashanti credono che lo spirito del loro popolo risieda nel mitico sgabello d’oro Sika Dwa Kofi portato dal cielo dal sacerdote Anoyke al re Osei Tutu Asantehene. Questo fenomeno è legato al fatto che in questo territorio l’oro si trova in grande abbondanza tanto che, in epoca coloniale, la polvere d’oro era usata come moneta corrente.

La lavorazione dell’oro è documentata in quest’area dal XIV sec. e gli orafi Akan sono abili nella tecnica della cera persa applicata con maestria anche alle microfusioni in bronzo.

Ashanti, collana in perle di oro in fusione a cera persa e perle veneziane, collezione privata
Ashanti, collana in perle di oro in fusione a cera persa e perle veneziane, collezione privata

La polvere d’oro era conservata in piccoli scrigni e pesata con pesi in bronzo la cui bellezza e le particolari forme sono ricercate da collezionisti e musei di tutto il mondo. Ancora oggi la polvere d’oro

viene cosparsa sulla pelle di alti dignitari nelle cerimonie pubbliche e nel rito della sepoltura.

Gli orafi Akan producono gioielli molto apprezzati anche dai Krobo, gruppo etnico dei Dangbe che vive nel sud est del Ghana e che condivide con gli Ashanti e i Baulè molti aspetti culturali.

Per queste popolazioni di cultura animista, i gioielli sono decorazione e status symbol ma sono soprattutto indossati come amuleto: sugli sgargianti tessuti kente, fanno bella mostra anelli e pendenti antropomorfi o a forma di maschera, che incarnano lo spirito degli antenati e proteggono da malattie e malefici.

Donna ashanti che indossa imponenti anelli in oro a forma di pesce
Donna ashanti che indossa imponenti anelli in oro a forma di pesce

Gli animali, in forma stilizzata ma vibrante, hanno un preciso valore simbolico e apotropaico. Il rettangolo è associato alla porta, simboleggia la chiaroveggenza del capo che può vedere dentro e fuori la capanna mentre il cerchio è detto, a seconda della grandezza, “pozza d’acqua” o “sole al tramonto” con riferimento agli elementi e alle forze della Natura .

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Alto dignitario Krobo durante una cerimonia indossa grandi collane in oro e vetro e bracciali ashanti. foto Giorgio Teruzzi

Anelli dai castoni torreggianti e bracciali imponenti, i benkum benfra, sono indossati in quantità; la testa risplende grazie a fasce, corone e cappelli decorati con placche d’oro e persino gli occhiali hanno la montatura in oro. Il collo e il busto sono arricchiti da pettorali a forma di disco (kra), pendenti e molte catene d’oro che s’intrecciano con importanti e coloratissime perle di vetro di Venezia.

Anelli e bracciali Ashanti in oro indossati durante una cerimonia in perfetta armonia con i coloratissimi tessuti locali kente
Anelli e bracciali Ashanti in oro indossati durante una cerimonia in perfetta armonia con i coloratissimi tessuti locali kente

Le perle veneziane hanno grande valore nella gioielleria africana e in passato si credeva che provenissero dal suolo come le pietre preziose perché, commerciate da secoli, spesso venivano trovate nel terreno in prossimità di antiche sepolture. I resti archeologici documentano che queste perle erano indossate come amuleto, accompagnando il corpo dalla nascita fino oltre la morte, oppure portate di generazione in generazione come tesori di famiglia, cimeli d’identità, appartenenza… ma questa è un’altra delle belle storie che i gioielli d’Africa possono narrarci.

Dignitario Krobo che indossa bracciali ashanti in grani d’oro, perle di vetro veneziane e perle di vetro africane, foto Giorgio Teruzzi
Dignitario Krobo che indossa bracciali ashanti in grani d’oro, perle di vetro veneziane e perle di vetro africane, foto Giorgio Teruzzi

Oro e colore, luce e calore, è l’eccelso fascino di una cultura antica in cui opulenza e forza vitale sono legate in un abbraccio magico.

 

 


1 commento

  1. Sonia Sbolzani says:

    Splendida testimonianza di culture così lontane, così vicine… Forse il concetto di bellezza non è poi tanto relativo, malgrado le differenze e le distanze. Come affermava il grande scrittore del Mali Amadou Hampâté Bâ, “la vita è movimento e quest’ultimo trae impulso dalla contraddizione tra le diverse membra”. E aggiungeva che nel suo Paese, per dire che qualcuno è morto, si dichiara che i suoi piedi vanno d’accordo. Come appaiono i piedi dei designer orafi alle nostre latitudini?


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