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Orafi, incontro con Gianni Letta. Mattioli: «Unità di intenti e voglia di andare avanti»

Prosegue l’attività di contatto operativo con le istituzioni da parte della delegazione del comparto orafo italiano guidata da Licia Mattioli, presidente di Federorafi Confindustria, e Giuseppe Aquilino, presidente di Federdettaglianti Orafi Confcommercio. Pochi giorni fa i rappresentanti di produttori e dettaglianti, insieme ai direttori di Federorafi Stefano de Pascale e di Federdettaglianti Steven Tranquilli, al presidente di Confartigianato orafi Luciano Bigazzi e il direttore Patrizia Curiale, al presidente di Confapi Unionorafi Maurizio Colombo e il direttore Gianluca Cocola, il presidente della CNA orafi Aurelio Franchi e il direttore Luca Iaia, hanno incontrato a Roma il sottosegretario di Stato Gianni Letta: a lui, la “squadra” – che per la prima volta ha riunito tutte le componenti del comparto – ha presentato 10 aree di intervento e 23 proposte operative.

Tutte le componenti del settore orafo italiano, dunque, hanno partecipato all’incontro, presentando alla Commissione un unico documento condiviso dalle associazioni rappresentative di un comparto costituito da circa 11mila imprese impegnate nella produzione e da oltre 20 mila dettaglianti, per un fatturato annuo di 6,5 miliardi di euro e un contributo non indifferente all’equilibrio della bilancia commerciale.

Grande interesse è stato mostrato dal governo nei confronti delle problematiche che da circa un biennio attanagliano con maggiore forza il settore orafo: per la recessione economica e l’inarrestabile corsa al  rialzo del costo delle materie prime si può parlare senza mezzi termini di emergenza credito. Attenuare la stretta creditizia in atto e scongiurare la paralisi delle attività  attraverso la costituzione di un Fondo nazionale di garanzia a sostegno delle imprese, individuare nuovi strumenti finanziari capaci di soddisfare l’adeguato approvvigionamento della materia prima necessaria alle aziende potrebbero essere la soluzione per favorire gli investimenti in tecnologia ed innovazione.

“L’esportazione del 75% della produzione rimane uno sbocco privilegiato  per il settore gioielliero del nostro paese – hanno affermato i presenti – nonostante dal 2000 al 2010 la quota di esportazione di gioielleria italiana nel mondo si sia ridotta in valore di ben 2/3 passando dal 35% al 12%”.

Dieci, in particolare, i punti affrontati: la costituzione di un Tavolo Interministeriale in grado di mettere a punto una concreta politica settoriale; la necessità di intervenire a livello internazionale per favorire la riduzione dei Dazi Doganali e delle barriere non tariffarie; l’effettiva libera circolazione del prodotto orafo all’interno dell’UE; l’Emergenza Credito e Affidamenti dei metalli preziosi (con l’attenuazione della stretta creditizia e l’individuazione di nuovi strumenti finanziari che consentano l’adeguato approvvigionamento della materia prima); soluzioni per la defiscalizzazione degli investimenti nella ricerca e innovazione sul design e la creatività; miglioramento delle azioni di contrasto della contraffazione e del sottotitolo sul territorio nazionale e a livello doganale; promozione e salvaguardia del “made in Italy”; investimenti sulla cultura della manualità e su programmi di reti di comunicazione; l’approvazione della nuova legge di settore e della norma sulla gemmologia e studio di normative e soluzioni per favorire la trasparenza; infine, l’ammodernamento dei sistemi di sicurezza.

Naturalmente, durante l’incontro, la delegazione ha voluto dedicare attenzione anche alla problematica dei Compro oro e all’esigenza di regolamentazione unitaria del fenomeno, e alla regolamentazione dei materiali gemmologici a ulteriore tutela del consumatore: rispetto a quest’ultimo punto, a maggio la categoria ha incontrato – sempre con voce “unitaria” – la presidente della X commissione permanente della Camera (attività produttive, commercio, turismo), l’onorevole Manuela Dal Lago, per una audizione informale sulle due proposte di legge attualmente in discussione, quella ad opera dell’on. Mattesini e quella dell’on. Mazzocchi. In seguito all’incontro, l’on. Dal Lago ha elaborato un testo unificato, che ha tenuto in particolare considerazione le osservazioni delle associazioni di categoria. La commissione ha deliberato di adottare il testo elaborato quale testo base per la continuazione dell’esame.

Questi due aspetti sono stati definiti da Giuseppe Aquilino (nella foto a sinistra) come “un ulteriore strumento di tutela della filiera e del consumatore finale”. Il presidente di Federdettaglianti orafi ha poi evidenziato, nel corso delle discussioni seguite all’incontro, anche il problema della sicurezza del comparto, oggetto di troppi episodi criminosi, e delle aliquote gravanti sulle assicurazioni per il 22,25%.

Aquilino ha inoltre evidenziato, nel corso delle discussioni seguite all’incontro, che anche il problema della sicurezza del comparto, oggetto di troppi episodi criminosi, e delle aliquote gravanti sulle assicurazioni per il 22,25% sono stati presentati al tavolo.
Pronta anche la risposta da parte del rappresentante del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, anch’esso fra i partecipanti, che, a fronte di una precisa richiesta di incremento dell’attività educativa finalizzata alla creazione di competenze qualificate, ha presentato il Piano ITS (per Istituti Tecnici Superiori) teso all’istituzione di un canale di istruzione terziaria non universitaria: vere e proprie scuole speciali di tecnologia e da settembre ne verranno attivate 58.

Unitarietà di intenti e voglia di andare avanti – ha dichiarato Licia Mattioli, portavoce dell’intera categoria orafa nei confronti del Governo (nella foto a destra) -, orgogliosi di appartenere a un comparto che ha ancora molto da dire in campo nazionale ma soprattutto a livello internazionale, ove la nostra produzione può ancora essere competitiva a condizione che vi sia l’impegno del Governo per favorire la soluzione delle criticità illustrate nel documento che abbiamo presentato al Sottosegretario Letta. Seppure consapevoli del momento di grave congiuntura che stiamo attraversando, dobbiamo far quadrato e mettere in campo tutte le risorse che abbiamo”.


4 commenti

  1. pietro cuntreri says:

    Mi piace e mi piace anche lo spingere sulla regolamentazione del fenomeno “compro oro”. Ci vuole. Soprattutto per quegli esercizi che esercitano abusivamente questa attività. Che operano senza registri, senza regole e senza lettere d’intento, cosa gravissima. Accanto a questo ci vuole un intervento degli organi di Pubblica Sicurezza anche per il comparto riparazioni, anche queste vanno registrate. Tutto questo vale per i compro oro ma vale anche per i colleghi gioiellieri, la maggioranza dei quali non hanno nessun titolo per comprare e cambiare l’oro usato, i laboratori ed anche privati abusivi. Queste realtà molto spesso oltre ad operare il cambio oro senza averne titolo, curano le riparazioni degli oggetti preziosi senza registrare l’operazione negli appositi registri. Una regolamentazione ci vuole davvero. Credo che sia venuto il momento di rendere più cristallina la nostra professione di operatori in un settore nobile affascinante ma molto spesso gestito e rappresentato male e senza cognizione del reale. Dalle mie parti la confedorafi non esiste praticamente, con alcuni amici-colleghi stiamo stilando una sorta di “CAHIERS DE DOLÉANCE” da, eventualmente, passare agli organi sia professionali che di Pubblica Sicurezza affinchè la problematica venga affrontata nella sua interezza. Cordialmente Pietro Cuntreri.


  2. Riccardo Nicora says:

    Sono un dettagliante orafo: come mai al Sottosegretario Letta non sono stati manifestati il o disappunto e la preoccupazione dei dettaglianti per l’obbligo di segnalazione del codice fiscale dei clienti sugli acquisti superiori ai 3600 Euro? Questo adempimento, esteso anche ai pagamenti con assegno e bonifico, sta creando un vero e proprio panico nei consumatori, che “terrorizzati” dallo spesometro, anche quando si possono permettere l’acquisto in base al reddito dichiarato, esitano di fronte alla prospettiva di una segnalazione diretta all’Agenzia delle Entrate.
    In un momento difficile come quello che stiamo vivendo, questo ulteriore ostacolo può risultare veramente dannoso. Non siete d’accordo?
    Riccardo Nicora


  3. pietro cuntreri says:

    Un esempio di regolamentazione per commerciare preziosi usati: iscrizione per gli operatori all’ex Ufficio cambi, oggi assorbito direttamente dalla Banca d’Italia e poi vigilare su chi compie operazioni fuori dalla legalità. Vigilare è molto facile: basta che squadre di agenti di PS in borghese entrino in un esercizio e chiedano di cambiare o vendere preziosi usati ed il gioco è fatto. Per l’iscrizione all’UCI basta avere una SPA con un capitale sociale di 120.000,oo euro versato oppure una SRL con lo stesso capitale versato e si diventa Operatori professionali in oro. Le problematiche vanno affrontate seriamente, specialmente dalla rappresentanza della categoria, lasciando da parte i mugugni di chi vuole comodamente operare nell’ombra senza essere disturbato.


  4. Wilma Viganò says:

    Encomiabile lo sforzo di Licia Mattioli e cui credo debba andare la riconoscenza di tutti. Però…
    1. l’elenco delle “parti” coinvolte mi fa venire in mente l’armata Brancaleaone e 2. l’elenco delle peraltro corrette richieste mi fa venire in mente il celeberrimo proverbio “Chi troppo vuole….”. Forse 3/5 punti prioritari ma su cui intervenire subito sarebbero stati più efficaci e quantificabili in termini di risorse operative (finanziarie e no). Comunque auguri.


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