di


Oltre il Tarì

Partì prima Piazza Mercato ricostituendo il traffico dei tessili a Nola, poi Piazza degli Orefici con una cittadella a Marcianise. Tra l’80 e il ’90 la Campania si fece modello di delocalizzazione delle attività produttive. Fuori dagli spazi urbani il potenziale produttivo e distributivo ha trovato logistica moderna, sistemi di sicurezza avanzati, migliore ricettività e valide infrastrutture di trasporto. Trapiantarsi a proprie spese rese illuminati pionieri i sottoscrittori di quel passo. Difficilmente il rilancio del commercio di tessili e preziosi sarebbe arrivato dal pubblico. Ma il parallelo tra CIS e centri orafi di Marcianise nel tempo mostra sorti diverse. CIS, Interporto e Vulcano Buono hanno fatto di Nola un’area economica articolata tra grande distribuzione, dettaglio, logistica e trasporti. il Tarì invece non è diventato il catalizzatore di un ulteriore rafforzamento e di un radicamento del comparto orafo sul territorio. Poco distante, il Polo della Qualità è una cattedrale in decadenza. Pur nell’ambiguità di mille destinazioni d’uso ipotizzate, avrebbe potuto configurarsi come l’outlet del gioiello al dettaglio, sbocco verso il grande consumo del bacino attivatosi nel centro capofila del Tarì. Oromare ha fallito nel compito di insediare nel comprensorio l’economia del corallo, altra costola del gioiello campano. Torre del Greco non ha smesso, come la zona orafa di Napoli purtroppo ha fatto, di essere il fulcro manifatturiero e distributivo del corallo.
Perché le attività orafe non hanno saputo irradiare uno sviluppo di lungo termine sul nuovo territorio? Crisi generale e del settore, problemi congiunturali nelle operazioni successive al Tarì, stretta creditizia, interessi speculativi che hanno fagocitato i progetti. Sono motivazioni condivise. Ma forse il motivo di fondo è quello che segna la debolezza del sistema produttivo italiano. Gli orafi campani gestiscono piccole imprese, una volta forza del nostro apparato produttivo, oggi un ostacolo. Nello scacchiere globale la pianificazione territoriale può rilanciare un settore solo in una visione condivisa tra pubblico e privato. Gli imprenditori devono associarsi in insiemi più strutturati e finanziariamente solidi e i centri devono elaborare sinergie sostenute dai governi locali.


1 commento

  1. Un quadro decisamente puntuale e tristemente stigmatizzante di una realtà dalla quale pare non esserci via d’uscita. Avendo seguito il progettò Tarì fin da quando era solo un’idea che veniva discussa negli uffici delle aziende in Borgo Orefici, devo dare atto che si è trattato di un progetto entusiasmante e coinvolgente, sulla cui effettiva realizzazione non molti avrebbero scommesso e che , comunque , gli orafi lombardi hanno invano tentato di imitare.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *