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Evasione fiscale: il ricarico è giusto!

Non è valida la percentuale di ricarico calcolata in base agli studi di settore in mancanza di circostanze gravi, precise e concordanti che giustifichino la presunzione di un ricarico maggiore rispetto a quello evidenziato nelle scritture contabili.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 19136 del 7 settembre 2010.

Secondo la Suprema Corte, per attribuire ad una impresa ricavi non dichiarati non è sufficiente rilevare lo scostamento tra la percentuale di ricarico media del settore e quella risultante dai dati contabili aziendali : servono concreti elementi ulteriori per giustificare l’applicazione dei ricavi medi calcolati dagli studi di settore, rispetto a quelli dichiarati.

I fatti: ad un contribuente venivano contestati ricavi non dichiarati per circa 40 milioni di vecchie lire, sulla base dello scostamento dei ricavi dichiarati rispetto alle percentuali di ricarico risultanti dagli studi di settore, nonostante che le scritture contabili aziendali fossero formalmente ineccepibili.
Secondo la giurisprudenza prevalente, gli accertamenti induttivi sono ammessi in presenza di una contabilità formalmente regolare solo quando vi siano palesi incongruenze nei valori esposti in contabilità e nella documentazione di supporto.
Evidentemente non era questo il caso dell’azienda in questione, la quale, per autonoma scelta imprenditoriale, aveva deciso di applicare ricarichi inferiori alla media del suo settore.

La Cassazione, applicando il principio ormai acclarato che gli studi di settore hanno valore di presunzioni semplici, i quali devono essere integrati dai dati concreti relativi all’attività aziendale, scrive che “in presenza di scritture contabili formalmente corrette, non è sufficiente, ai fini dell’accertamento di un maggior reddito d’impresa, il solo rilievo dell’applicazione da parte del contribuente di una percentuale di ricarico diversa da quella mediamente riscontrata nel settore di appartenenza, posto che le medie di settore non costituiscono un ‘fatto noto’ …, ma soltanto il risultato di una estrapolazione statistica di una pluralità di dati disomogenei, risultando quindi inidonee, di per sé stesse, ad integrare gli estremi di una prova per presunzioni”.
Serve invece “qualche elemento ulteriore – tra cui anche l’abnormità e l’irragionevolezza della difformità tra la percentuale di ricarico applicata dal contribuente e la media di settore – incidente sull’attendibilità complessiva della dichiarazione, ovverosia la concreta ricorrenza di circostanze gravi, precise e concordanti”.

Più chiari di così non si poteva essere : una media statistica, quali sono le percentuali di ricarico calcolate dagli studi di settore, non può rappresentare una prova a carico del contribuente; occorre dimostrare invece che vi siano circostanze abnormi e non giustificabili in base alla concreta attività aziendale, che rendano prive di credibilità i documenti fiscali dell’azienda.


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