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Occhiali, il made in Italy esporta sempre di più: attesa forte crescita in America Latina

Il comparto, oggetto di un focus della ricerca “Esportare la dolce vita” di Confindustria e Prometeia, conta quasi 900 aziende

Esporta oltre il 90 per cento di quanto produce: è il settore italiano dell’occhialeria che conta tra le proprie aziende grandi gruppi come Luxottica e Safilo. Nel 2012 la produzione è stata di 2,799 miliardi di euro, in crescita del 5,3 per cento rispetto al 2011. Confermata la vocazione all’export, che nel 2012 è cresciuto del 7 per cento (2,631 miliardi).

Il settore, insieme a quello dell’oreficeria-gioielleria, è stato inserito quest’anno per la prima volta nella ricerca di Prometeia e Confindustria “Esportare la dolce vita”, nell’ambito degli studi sui prodotti belli e ben fatti (BBF), per i quali è prevista una crescita fino a 169 miliardi entro il 2018 (54 in più rispetto al 2012).

Il rapporto elabora le stime delle importazioni di beni del bello e ben fatto nei 30 principali mercati emergenti per il periodo 2013-18. Le vendite italiane all’estero di BBF sono state di 61 miliardi di euro nel 2012, il 15,5% del totale delle esportazioni manifatturiere italiane. Tra i settori considerati (alimentare, abbigliamento e tessile casa, beni d’arredo,  calzature), l’8% viene dall’oreficeria-gioielleria e il 4% dall’occhialeria.

Proprio quest’ultimo è quello in cui l’Italia presenta la quota più elevata sulle importazioni di beni BBF dei trenta nuovi mercati analizzati: 26,4% nel 2011. Gli acquisti dal mondo di occhialeria BBF in questi paesi arriveranno a 2,7 miliardi nel 2018, oltre un miliardo in più rispetto al 2012 (+67% in sei anni). Ad assorbirne la maggior quota l’Asia, che avrà anche la domanda più dinamica (+80%). I primi tre importatori (Cina, India e Brasile) accresceranno ognuno l’import di oltre 100 milioni di euro e lo innalzeranno a circa 300 milioni.

Tra le destinazioni principali Cina e Russia: nel 2018 circa un quarto delle importazioni complessive dei nuovi mercati sarà alimentato da questi due paesi, per un valore superiore a 330 milioni di euro ciascuno. Forte il fenomeno della contraffazione (che penalizza soprattutto i marchi italiani), il mercato russo ha un potenziale ancora ampiamente non sfruttato, soprattutto alla luce dello sviluppo delle aree urbane diverse da Mosca e San Pietroburgo.

A differenza degli altri comparti del BBF, il baricentro della crescita del commercio mondiale di occhialeria non è peraltro sbilanciato a Est: anche Brasile e Messico sono mete importanti per i produttori di occhialeria BBF. Buone condizioni meteo (premessa importante per beni di questo tipo), popolazione molto giovane con reddito in aumento, crescente sensibilità verso la qualità del prodotto sono i fattori che ne stanno determinando l’ascesa. Tra i nuovi mercati analizzati dal report di Confindustria e Prometeia, quello indiano è stimato come il più dinamico: +121% in sei anni, 96 milioni di euro in più rispetto al 2012.

Alla luce degli ultimi dati di quote sull’import di occhialeria BBF, il potenziale di vendita dell’Italia nei nuovi mercati supererà i 700 milioni di euro, in aumento di 275 milioni rispetto al 2012, una crescita cumulata del 64% in sei anni. I 275 milioni aggiuntivi di import di occhialeria BBF nel 2018 rappresentano, tuttavia, più un valore di riferimento che una previsione puntuale perché derivano dal meccanico portare avanti nel tempo l’attuale posizionamento italiano (26,4% la quota di mercato italiana media sull’import di occhialeria BBF dei trenta nuovi mercati analizzati).

E’ l’America Latina il paese che ha acquisito negli anni più recenti un’importanza strategica per i produttori italiani di occhialeria, in particolare il Brasile, che conosce già da tempo il prodotto Italiano, la sua qualità e il suo design: concentrati prevalentemente nelle città di San Paolo e Rio de Janeiro, i marchi del Belpaese sono percepiti come prestigiosi, vantano la leadership nel mercato e riguardano prevalentemente il target femminile. Il problema più rilevante, tuttavia, è rappresentato dagli elevati dazi sulle importazioni ai quali si aggiunge una burocrazia lenta e complessa, cui si aggiunge l’elevata frammentazione della catena distributiva che comporta la lievitazione del prezzo finale del prodotto.

Nell’area del Nord Africa e Medio Oriente, gli Emirati Arabi sono stimati diventare il più grande tra i nuovi mercati, con un valore delle import dall’Italia pari a quasi 100 milioni di euro nel 2018. Sebbene su livelli ancora contenuti, gli occhiali italiani hanno conquistato un ruolo di assoluta leadership nella fascia del lusso. Altra destinazione strategica per le imprese italiane di occhialeria BBF è la Russia, il mercato geograficamente più vicino tra i primi dieci nuovi mercati di destinazione. Con quasi 70 milioni di importazioni dall’Italia, il mercato russo è stimato collocarsi al terzo posto tra le principali mete di destinazione degli occhiali italiani BBF nel 2018.

Alla fine dell’orizzonte di previsione, la Cina dovrebbe posizionarsi al sesto posto tra i nuovi mercati per l’Italia: i flussi assorbiti dal paese sono stimati in forte accelerazione (+59% nei sei anni di previsione), raggiungendo valori superiori ai 60 milioni di euro. Alcune difficoltà concrete riguardano l’esigenza di adattare i modelli alle caratteristiche somatiche asiatiche, ma anche la necessità di forti investimenti per potenziare il marchio e per il controllo diretto della distribuzione.

L’internazionalizzazione, se da un lato è un investimento operabile per i grandi gruppi, più complesso diventa nel caso delle piccole e medie imprese. Il settore in Italia conta 880 aziende per un totale di circa 16.200 dipendenti. Un peso significativo lo ricopre Luxottica (7 miliardi di fatturato nel 2012 e sempre in crescita) seguita da Safilo che nel 2012 ha superato il miliardo di euro di fatturato. Buoni i risultati anche di Derigo e Marcolin: la prima, terza azienda del settore, ha chiuso il 2012 a 215 milioni di euro e la  seconda ha un fatturato leggermente inferiore ai 200 milioni.


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