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Nuove proposte di legge per gli orafi

Come valuta le proposte di legge relativamente in materia gemmologica sottoposte all’attenzione della Commissione che Lei presiede?
Le valuto positivamente nel senso che sono proposte che regolano in maniera puntuale il settore commerciale dei materiali gemmologici che fino ad oggi non ha avuto una legislazione dedicata a differenza delle aziende della filiera orafa.  Abbiamo provveduto innanzitutto a sentire in audizione gli esperti in materia, poi c’è stata la discussione nella quale ogni deputato e ogni gruppo politico ha potuto esprimere la propria opinione. Su queste proposte c’è stato un consenso pressoché generalizzato e questo dovrebbe portare velocemente alla predisposizione di un testo unificato che conterrà certamente le istanze che ci sono pervenute dalle categorie produttive del settore.

Quali sono i punti di forza di queste proposte?
Le proposte hanno l’obiettivo di introdurre nel nostro ordinamento norme in grado di stabilire una sorta di tracciabilità della filiera delle gemme a garanzia sia degli operatori che dei consumatori. In sintesi, quindi, il merito delle proposte sta nei lodevoli obiettivi che esse intendono raggiungere. Innanzitutto la tutela del consumatore al quale deve essere fornita una informazione corretta e trasparente del prodotto gemmologico che egli intende acquistare. Un altro obiettivo è quello di rendere più responsabili gli operatori della denominazione e della qualità delle merci che mettono in commercio. Questi elementi contribuiscono a far chiarezza, scoraggiando fenomeni di concorrenza sleale da parte di chi, subdolamente, immette nel mercato prodotti con indicazioni ingannevoli a danno ovviamente dei consumatori e degli operatori onesti.

Come vede la posizione per la prima volta unitaria dell’intero comparto?
Dal settore orafo ci sono arrivate proposte congiunte e anche nelle audizioni che abbiamo fatto in Commissione è stato confermato questo orientamento di armonia e di unità di intenti. Ciò fa ben sperare anche per quanto concerne il rapido proseguimento dell’esame e la definitiva approvazione delle proposte di legge. Certamente, quando ci si mostra uniti anche nelle pressioni rivolte nei confronti del Governo e delle Istituzioni rappresentative, si può arrivare ad ottenere i risultati sperati.

Quali sono i maggiori ostacoli secondo Lei?
I maggiori ostacoli sono senz’altro il tempo e le procedure legislative legate all’approvazione di questo come di qualsiasi altro provvedimento. Al momento, infatti, non è possibile ipotizzare quando si arriverà ad approvare la legge in via definitiva. Come si sa, l’iter parlamentare prevede che la proposta di legge venga prima approvata in Commissione, successivamente dovrà essere approvata dall’Aula della Camera per poi passare al Senato della Repubblica. Anche lì ci dovrà prima essere la discussione e approvazione in Commissione e poi in Aula. E se il testo dovesse subire modifiche, si ritornerebbe di nuovo alla Camera, visto che una proposta per diventare legge deve essere approvata in un testo identico in entrambi i rami del Parlamento.  A questo si aggiunge che ci troviamo a ridosso della presentazione della manovra di bilancio estiva che, necessariamente, assorbirà gran parte del lavoro parlamentare.

Come vede il nuovo corso di Fiera di Vicenza?

È mia abitudine non giudicare mai il lavoro di chi subentra in una carica che ho avuto l’onore di presiedere in passato, come la Fiera di Vicenza. In generale posso dire che le Fiere sono importanti, ma se vogliono rappresentare uno strumento efficiente ed efficace devono poter essere collegate fra loro. Ci sono tante Fiere che magari si occupano dello stesso settore ma che risultano poi slegate le une dalle altre. Quindi mi sento di dire che non conta il numero di quante Fiere ci siano, ma piuttosto la loro capacità di interagire, di integrarsi, di fare sistema e offrire proposte innovative, mirando, innanzitutto, all’internazionalizzazione perché è lì che si giocano le sorti, è lì che si decide il successo o meno del settore orafo e non solo di quello.

Di là dalla Sua carica istituzionale, come vede il mondo della gioielleria italiana in questo momento?
Nel mercato internazionale dell’oreficeria il nostro Paese occupa un ruolo di primo piano grazie soprattutto alle straordinarie capacità dei nostri artigiani di lavorare i materiali preziosi, qualità riconosciute sia a livello nazionale e ancora di più a livello internazionale. Non a caso, infatti, le esportazioni di questi oggetti preziosi rappresentano i due terzi della produzione nazionale. Evidentemente, quindi, la crisi finanziaria globale degli ultimi anni ha inciso pesantemente sul comparto tanto che ancora oggi lo stesso sta faticando a risalire la china. Rimango però convinta, che per riagganciare la ripresa occorre lavorare sul brand, sull’alta qualità dei nostri prodotti perché è proprio l’alta qualità che li fa emergere nel panorama mondiale. Infine, ritengo che per superare la crisi in atto occorra che in questo, come in altri settori, ci debbano essere passaggi più diretti accorciando la filiera fra il produttore e il consumatore finale.


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