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Nulli gli accertamenti a domicilio compiuti senza autorizzazione

Non è possibile entrare nell’abitazione di un contribuente per effettuare accertamenti tributari senza una autorizzazione giudiziaria. Laddove i controlli siano stati fatti in mancanza di tale fondamentale presupposto, gli atti susseguenti sono nulli. A stabilirlo è stata una sentenza relativamente recente della Corte di Cassazione, la n. 26454 del 4 novembre 2008.

La Suprema Corte è intervenuta a fare definitiva chiarezza su un episodio verificatosi nel trevigiano. Qui la titolare di un’impresa familiare si era a suo tempo opposta, con un ricorso alla Commissione tributaria provinciale, contro un avviso di accertamento notificatole dall’Ufficio delle imposte per l’anno 1991. La ricorrente aveva opportunamente evidenziato che la pretesa di rettificare la sua dichiarazione dei redditi, recuperando a tassazione spese non di competenza e acquisti senza fatturazione, si basava su una ispezione irregolare. Gli agenti della Guardia di finanza, senza autorizzazione giudiziaria, erano entrati nel laboratorio dell’impresa e nell’adiacente abitazione, verificando documentazioni inerenti l’imprenditrice e il coniuge, collaboratore familiare. La Commissione aveva annullato l’avviso di accertamento, respingendo le eccezioni di infondatezza del ricorso proposte dall’Ufficio delle imposte, per il quale il processo verbale di constatazione avrebbe potuto essere utilizzato malgrado l’assenza del provvedimento giudiziario.

Successivamente, la Commissione tributaria regionale ha respinto l’appello dell’Agenzia delle entrate, che aveva puntato sul fatto che l’ispezione era avvenuta nel laboratorio piuttosto che nella casa dell’imprenditrice. Per la Commissione regionale, poiché uno dei locali in cui si svolgeva l’attività d’impresa faceva parte altresì dell’abitazione, costituendone pertinenza, il distinguo era impossibile. Di qui la nullità dell’atto di verifica effettuato.

La Corte di Cassazione ha confermato le buone ragioni dell’imprenditrice, respingendo a sua volta il ricorso proposto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dall’Agenzia delle entrate. Il ricorrente aveva in questo caso sostenuto che la mancata autorizzazione avrebbe potuto determinare responsabilità penali o disciplinari a carico degli eventuali autori dell’ispezione irregolare, ma non pregiudicare la sostanza oggettiva dell’accertamento effettuato. Per la Corte di Cassazione, al contrario, la violazione di un diritto fondamentale come quello al domicilio, concretatasi con la verifica fatta in assenza del provvedimento giudiziale, invalida qualsiasi effetto. Oltretutto, inquadrandosi l’autorizzazione giudiziaria nell’ambito di una attività amministrativa, è in quella sede che se ne può far valere l’assenza, e dunque dinanzi alla Commissione tributaria.


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